Close Menu
  • Home
  • Cinema
    • News
    • Recensioni
    • Ultime uscite al cinema
    • Prossimamente al cinema
  • Serie
    • News
    • Recensioni
    • Serie TV in uscita
  • TV
    • News
    • Recensioni
  • Streaming
    • Apple TV+
      • Ultime uscite su Apple TV+
      • Prossime uscite su Apple TV+
    • Disney+
      • Ultime uscite su Disney+
      • Prossime uscite su Disney+
    • Netflix
      • Ultime uscite su Netflix
      • Prossime uscite su Netflix
    • NOW
      • Ultime uscite su NOW
      • Prossime uscite su NOW
    • Prime Video
      • Ultime uscite su Prime Video
      • Prossime uscite su Prime Video
  • Personaggi
CinemaSerieTV.it
Facebook Instagram YouTube TikTok X (Twitter) Twitch
  • Home
  • Cinema
    • News
    • Recensioni
    • Ultime uscite al cinema
    • Prossimamente al cinema
  • Serie
    • News
    • Recensioni
    • Serie TV in uscita
  • TV
    • News
    • Recensioni
  • Streaming
    • Apple TV+
      • Ultime uscite su Apple TV+
      • Prossime uscite su Apple TV+
    • Disney+
      • Ultime uscite su Disney+
      • Prossime uscite su Disney+
    • Netflix
      • Ultime uscite su Netflix
      • Prossime uscite su Netflix
    • NOW
      • Ultime uscite su NOW
      • Prossime uscite su NOW
    • Prime Video
      • Ultime uscite su Prime Video
      • Prossime uscite su Prime Video
  • Personaggi
CinemaSerieTV.it
Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Lazarus di Harlan Coben, la recensione: il thriller che muore e risorge… male

Lazarus di Harlan Coben, la recensione: il thriller che muore e risorge… male

La recensione di Lazarus di Harlan Coben: un thriller sovrannaturale ambizioso ma caotico, visivamente curato ma narrativamente vuoto.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana22 Ottobre 2025Aggiornato:22 Ottobre 2025
Facebook Twitter WhatsApp Telegram
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Condividi
Facebook Twitter WhatsApp Email LinkedIn Telegram Pinterest

La serie: Lazarus (2025)
Titolo originale: Lazarus
Ideatori: Harlan Coben, Danny Brocklehurst
Regia: Andy de Emmony, Joss Agnew, Rebecca Gatward
Sceneggiatura: Danny Brocklehurst, Charlotte Coben
Genere: Thriller, Psicologico, Soprannaturale
Cast: Sam Claflin, Bill Nighy, Alexandra Roach, David Fynn, John Bradley
Stagioni: 1 Episodi: 6 Durata: circa 50 minuti a episodio
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Prime Video

Trama: Dopo il presunto suicidio del padre, lo psichiatra Joel “Laz” Lazarus torna nella casa di famiglia e si ritrova perseguitato dai fantasmi dei pazienti del genitore, tutti morti anni prima. Nel tentativo di scoprire la verità sulla sua morte – e su quella della sorella gemella, assassinata venticinque anni prima – Laz precipita in un vortice di visioni, segreti e colpe ereditate.

A chi è consigliato? Lazarus è consigliato a chi ama i thriller psicologici con venature paranormali, dove il mistero si intreccia con il dolore e la follia. Perfetto per chi ha apprezzato serie come The Stranger o Safe e non teme di perdersi tra realtà e allucinazione.


Con Lazarus, Harlan Coben tenta di rianimare il proprio universo narrativo uscendo per la prima volta dal recinto degli adattamenti letterari.
Non si tratta infatti di una trasposizione da uno dei suoi romanzi, ma di un progetto originale ideato per Prime Video, scritto da Danny Brocklehurst (collaboratore storico di Coben) e supervisionato dallo stesso autore come co-creatore e produttore esecutivo.
L’intento è chiaro: spingere il marchio “Coben” oltre i limiti del giallo tradizionale, introducendo una componente soprannaturale in un racconto che intreccia traumi familiari, sensi di colpa e indagini irrisolte.
Sulla carta, un esperimento ambizioso. Sullo schermo, una serie che fatica a trovare equilibrio, divisa tra atmosfere da ghost story e meccaniche da thriller psicologico.

Un padre, un figlio e il peso dei morti

Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)

La vicenda ruota attorno a Joel “Laz” Lazarus (Sam Claflin), psichiatra di successo, figlio di un celebre terapeuta, Jonathan Lazarus (Bill Nighy).
Quando il padre si toglie la vita lasciando dietro di sé un misterioso biglietto con la frase “non è finita” e un disegno indecifrabile, Laz torna nella casa di famiglia per affrontare il lutto. Ma l’evento riapre una ferita ancora più profonda: venticinque anni prima, la sorella gemella Sutton era stata uccisa in circostanze mai chiarite.
Mentre l’uomo cerca di dare un senso a quel passato, comincia a vedere e sentire i pazienti del padre, tutti morti da tempo, che lo chiamano con il nome del genitore e sembrano volergli comunicare qualcosa.
Queste apparizioni – che potrebbero essere fantasmi o proiezioni del subconscio – diventano la chiave per collegare una serie di omicidi irrisolti, costringendo Laz a mettere in discussione la sua stessa sanità mentale.

Tra realtà e allucinazione: un labirinto della mente

Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)

Le prime puntate di Lazarus colpiscono per l’atmosfera visiva: un filtro lattiginoso, un montaggio frammentato e un uso costante di flashback creano un effetto quasi onirico, come se i ricordi di Laz stessero letteralmente dissolvendosi sullo schermo.
La regia amplifica il senso di spaesamento, mescolando presente e passato senza preavviso, mentre la colonna sonora alterna suoni distorti e silenzi improvvisi.
Tuttavia, questo approccio stilistico non è sostenuto da una sceneggiatura all’altezza.
Le visioni – inizialmente intriganti – si moltiplicano fino a diventare prevedibili; le rivelazioni vengono spiegate due o tre volte, e il soprannaturale, anziché generare inquietudine, diventa una scorciatoia per risolvere i nodi narrativi.
Coben e Brocklehurst sembrano voler suggerire che il dolore può generare i propri fantasmi, ma la serie non riesce mai a decidere se trattarli come metafore psicologiche o come presenze reali.

Sam Claflin e Bill Nighy: due interpreti intrappolati nei limiti della scrittura

Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)

Il cast di Lazarus è uno dei suoi punti di forza, ma anche la principale vittima del materiale.
Sam Claflin, nel ruolo di Laz, offre una performance fisica, nervosa, capace di trasmettere smarrimento e ossessione. Ogni suo gesto racconta un uomo consumato dal trauma e dal desiderio di redenzione, ma costretto a ripetere all’infinito le stesse scene di dolore e scoperta.
Bill Nighy, nel ruolo del padre, compare in flashback e in forma spettrale: elegante, enigmatico, ma relegato a un ruolo decorativo.
L’alchimia tra i due attori, potenzialmente esplosiva, resta quasi inespressa. A circondarli, una schiera di personaggi secondari – tra cui l’amica poliziotta, la sorella e l’assistente – costruiti più come funzioni narrative che come figure dotate di spessore.

Un thriller che perde se stesso

Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)


Come spesso accade nei prodotti firmati Coben, la struttura è quella del thriller a puzzle, in cui ogni episodio aggiunge un tassello di verità.
Ma qui il meccanismo si inceppa: la serie appare ripetitiva e sovraccarica, con dialoghi che spiegano ciò che lo spettatore ha già visto e flashback che si inseguono senza aggiungere nuove informazioni.
Le coincidenze si moltiplicano, la logica cede il passo al melodramma, e la componente soprannaturale finisce per indebolire la tensione anziché accrescerla.
C’è un momento, verso metà stagione, in cui Lazarus sembra persino dimenticare la trama principale per concentrarsi su monologhi interiori che non portano a nulla: è in questi passaggi che la serie rivela la sua natura più debole, quella di un esperimento privo di un centro emotivo solido.

Quando il ridicolo diventa irresistibile

Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)

Eppure, nonostante le sue incoerenze, Lazarus riesce a esercitare un certo fascino perverso.
La messa in scena, spesso sopra le righe, e l’eccesso di colpi di scena lo rendono uno di quei prodotti che si guardano con un misto di incredulità e curiosità.
Proprio come i migliori (e peggiori) lavori di Coben, la serie finisce per diventare “imbarazzantemente avvincente”: più la trama perde senso, più cresce la voglia di capire dove stia andando.
È un tipo di intrattenimento che non punta alla credibilità, ma al puro istinto seriale: Lazarus sa di essere esagerata, e forse è anche per questo che, in fondo, si lascia guardare.

Il simbolismo del titolo: rinascita o condanna

Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)
Una scena di Lazarus di Harlan Coben (fonte: Prime Video)

Il titolo richiama la figura biblica di Lazzaro, l’uomo riportato in vita da Gesù.
In questa serie, però, la resurrezione assume un significato diverso: non è un miracolo, ma una maledizione.
Laz risveglia i fantasmi del passato, ma invece di liberarsene, ne viene inghiottito. È come se ogni tentativo di “resuscitare” i ricordi familiari portasse solo altra morte.
In questo senso, Lazarus è un racconto sulla colpa ereditaria e sull’impossibilità di ricominciare davvero, un tema classico dell’autore, qui trasformato in un incubo lucido ma irrisolto.

Alla fine, Lazarus sembra quasi una metafora involontaria della carriera di Harlan Coben: prolifica, riconoscibile, ma ormai intrappolata nei propri meccanismi.
Il tentativo di innovare con il soprannaturale si rivela fallimentare, e ciò che resta è una serie visivamente elegante ma narrativamente vuota, dove anche gli attori migliori sembrano muoversi come ombre in uno spazio troppo grande e troppo freddo.
La resurrezione, questa volta, non avviene: Lazarus resta un esperimento affascinante sulla carta e stanco sullo schermo.

La recensione in breve

5.0 Confusa

Lazarus è una miniserie Prime Video co-creata da Harlan Coben e Danny Brocklehurst, con Sam Claflin e Bill Nighy.
Mescola thriller e soprannaturale in un racconto di colpa e allucinazione, ma la trama confusa, i dialoghi artificiosi e il ritmo disomogeneo affossano l’idea di partenza. Suggestiva e recitata con impegno, ma più caotica che coinvolgente.

Pro
  1. Sam Claflin intenso e credibile nel ruolo del protagonista
  2. otografia evocativa e atmosfera visiva affascinante
  3. Premessa originale all’interno del “cobenverse”
  4. Buone intuizioni sul tema della colpa e del lutto
Contro
  1. Trama incoerente e ripetitiva
  2. Dialoghi forzati e poco naturali
  3. Ritmo eccessivamente lento e dispersivo
  4. Ottimi attori sottoutilizzati
  5. Finale confuso e privo di reale impatto
  • Voto CinemaSerieTV.it 5.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Facebook Instagram YouTube TikTok X (Twitter) Twitch
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contattaci
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2025 CinemaSerieTV.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.