A distanza di tempo dal successo folgorante della prima stagione, Netflix ci riporta nelle atmosfere gelide e opprimenti di Copenaghen. L’uomo delle castagne: Nascondino non è solo un sequel, ma un tentativo di espandere l’universo creato da Søren Sveistrup, autore del libro a cui si ispira la prima stagione, cercando di mantenere alta la tensione senza scadere nella ripetitività. Se la prima stagione ci aveva lasciato con il fiato sospeso grazie al macabro mistero degli omini di legno, questi nuovi episodi scavano ancora più a fondo nella paranoia moderna.
La trama: Il macabro gioco del “nascondino”

La storia prende il via con il ritrovamento del corpo di Zara Solack, una donna di 41 anni brutalmente assassinata. Le indagini di Naia Thulin e Mark Hess rivelano presto che la vittima non è stata scelta a caso: per mesi il killer ha giocato con lei a un perverso “nascondino” digitale, inviandole foto scattate a sua insaputa e inquietanti messaggi con filastrocche infantili ma violente.
Il caso si intreccia quasi subito con un dolore mai sopito: la morte di Emma, una studentessa di 17 anni avvenuta due anni prima. Tra traumi del passato e una caccia all’uomo serrata, Thulin e Hess devono confrontarsi con un male che sembra osservarli da ogni angolo buio.
I punti di forza: atmosfera e alchimia

Il vero punto forte della serie rimane la sua estetica. La regia indugia su foreste nebbiose, interni asettici e quella luce bluastra tipica del Nordic Noir che trasmette un senso costante di disagio.
Inoltre troviamo l’evoluzione del rapporto tra Thulin e Hess. Non c’è spazio per cliché romantici banali; la loro è un’intesa fatta di silenzi, sguardi stanchi e una fiducia costruita sul trauma condiviso. Anche la narrazione procede con un ritmo serrato che spinge lo spettatore al binge-watching, grazie a colpi di scena piazzati strategicamente alla fine di ogni episodio.
I punti deboli: un realismo che vacilla

In questa seconda stagione si avverte la pressione di dover “alzare la posta in gioco”, e questo ha portato a alcune forzature narrative. Alcuni passaggi risultano poco realistici: la facilità con cui i protagonisti sopravvivono a scontri fisici brutali o la velocità (quasi magica) con cui vengono ottenuti risultati informatici complessi e tracciamenti digitali sfiorano a tratti il genere action americano, perdendo quel rigore procedurale tipico del giallo europeo. Inoltre, la logistica dietro gli spostamenti del killer appare a tratti quasi impossibile per una persona sola, mettendo alla prova la sospensione della incredulità dello spettatore.
Collegamenti con la prima stagione

Nonostante il caso sia nuovo, il legame con la prima serie è viscerale. Il trauma della famiglia Hartung aleggia ancora come uno spettro nelle scelte dei protagonisti, e la serie approfondisce il tema dell’infanzia violata e delle ferite istituzionali. Il ritorno di Hess in Danimarca e il suo tentativo di ricostruire un legame con Thulin e sua figlia Le creano un filo rosso emotivo che dà continuità alla narrazione, suggerendo che le cicatrici lasciate dal “Killer delle castagne” non si siano mai davvero rimarginate.
L’uomo delle castagne: Nascondino è un solido prodotto di genere che conferma la Danimarca come regina del thriller televisivo. Nonostante qualche scivolone verso situazioni poco realistiche, rimane una buona proposta crime degli ultimi anni. Se amate i segreti sepolti e i detective tormentati che lottano contro ombre digitali e reali, questa stagione vi terrà incollati allo schermo.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Un thriller ansiogeno che evolve dal folklore al cyber-stalking, sorretto da un’atmosfera raggelante e da un cast eccellente. Nonostante alcune forzature poco realistiche, il ritorno di Thulin e Hess conferma la serie come un punto di riferimento del noir scandinavo.
Pro
- Recitazione eccellente: l'aggiunta di Sofie Gråbøl al cast principale alza notevolmente il livello drammatico.
- Tensione costante: il tema del cyber-stalking è gestito in modo magistrale, creando una paranoia reale.
- Regia e Fotografia: le ambientazioni sono valorizzate al massimo, mantenendo l'anima cupa della serie originale.
Contro
- Poco realismo in alcune scene: certe fughe e la gestione tecnologica delle indagini risultano eccessivamente spettacolari.
- Coincidenze forzate: alcuni indizi legati al 1992 saltano fuori con un tempismo fin troppo perfetto per essere credibile.
- Ritmo nel finale: l'ultimo episodio tenta di chiudere troppi fili narrativi in poco tempo, risultando a tratti frenetico.
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