La serie: Maschi veri, 2025. Diretta da: Matteo Oleotto, Letizia Lamartire. Genere: Comedy, Dramedy, Sociale. Cast: Pietro Sermonti, Francesco Montanari, Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Thony, Sarah Felberbaum, Laura Adriani, Nicole Grimaudo. Durata: 8 episodi da circa 30 minuti.
Dove l’abbiamo vista: Su Netflix in anteprima stampa.
Trama: Quattro amici quarantenni si ritrovano a fare i conti con un mondo che non parla più la loro lingua. Ex “maschi alfa”, devono reinventarsi tra crisi lavorative, relazioni allo sbando, figli adolescenti e nuove regole del gioco. Ma tra una risata, un padel e una confessione in chat, iniziano a capire che la virilità non è più quella di una volta – e forse non lo è mai stata.
A chi è consigliata? A chi ama le commedie brillanti con sottotesti sociali, e vuole riflettere – sorridendo – sulla decostruzione della mascolinità.
In un’epoca in cui i ruoli di genere stanno cambiando con velocità e intensità, Maschi veri prova a metterci di fronte al paradosso dell’uomo contemporaneo: quello cresciuto con il mito del maschio alfa, che oggi si scopre spaesato, superato, e in cerca di una nuova identità. La serie, disponibile su Netflix dal 21 maggio, parte da una domanda tanto semplice quanto scomoda: che fine ha fatto il maschio che non deve chiedere mai?
Il risultato è una comedy che mescola leggerezza e riflessione, capace di strappare una risata e, subito dopo, farci riflettere su quanto poco (o troppo) siamo cambiati.
Quattro uomini e un’identità da ricostruire

I protagonisti sono Luigi, Massimo, Mattia e Riccardo: quarantenni romani, ex “maschi alfa” per default, che si ritrovano improvvisamente disarmati davanti al cambiamento. C’è chi è stato lasciato dalla moglie, chi viene superato in carriera dalla compagna, chi scopre che la paternità non basta a definirsi uomo, e chi è così abituato a tradire da non sapere più come gestire una relazione vera. Ognuno, a suo modo, rappresenta una sfaccettatura della crisi maschile.
La loro chat di gruppo, ironicamente chiamata “Maschi veri”, è il confessionale dove le insicurezze emergono, anche se mascherate da battute, sfottò e partite a padel.
Una comicità che (quasi) sempre funziona

Questo adattamento italiano sceglie un tono più empatico e meno fisico rispetto all’originale spagnolo, ispirandosi alla commedia all’italiana dei Gassman, Sordi e Mastroianni. La scrittura evita l’ideologia e abbraccia l’ambiguità del reale: i dialoghi non fanno sermoni, ma suggeriscono, giocano, ironizzano. A volte cadono in cliché, altre riescono a smontarli.
Non tutto però fila sempre liscio: alcune battute sembrano vecchie già al primo ascolto, e certe situazioni risultano più caricaturali che credibili. Ma l’alchimia tra gli attori (ottima l’intesa tra Lastrico, Montanari, Martari e Sermonti) salva anche i momenti più deboli, rendendo il gruppo protagonista autentico e divertente.
Donne sullo sfondo? Neanche per sogno

La serie evita l’errore più comune di questo tipo di narrazioni: quello di relegare le figure femminili a ruoli secondari. Al contrario, le donne in Maschi veri sono spesso le vere motrici del cambiamento. Compagne, ex, figlie, colleghe: tutte mettono in discussione lo status quo e costringono i protagonisti a guardarsi allo specchio. La scena in cui i quattro uomini cantano “Quello che le donne non dicono” è emblematica: non c’è solo ironia, ma anche un desiderio (forse inconscio) di comprensione reciproca.
La mascolinità tossica non fa ridere, ma ci si può riflettere su

Forse non è la serie definitiva sulla crisi dell’identità maschile, ma Maschi veri ha il merito di aprire una breccia in un discorso spesso rimosso o strumentalizzato. Si ride, sì, ma di un disagio vero. Di uomini che non sanno più come amare, lavorare, convivere. E che scoprono – con stupore, ma anche con paura – che piangere, chiedere aiuto o sentirsi fragili non è una debolezza, ma una possibilità.
La recensione in breve
Maschi veri è una serie che prova a decostruire con intelligenza (e qualche inciampo) la figura del maschio alfa. Lo fa con ironia, una scrittura brillante a tratti e un cast ben assortito, mettendo in scena uomini in crisi e donne determinanti. Non tutte le gag funzionano, e la riflessione rimane spesso in superficie, ma il tentativo di parlare con leggerezza di qualcosa di profondo è sincero. E, in tempi di mascolinità tossica e cliché indistruttibili, questo non è affatto poco.
Pro
- Ottima alchimia tra gli attori principali
- Trattazione leggera ma non banale di temi complessi
- Le donne sono co-protagoniste vere, non spalle
- Alcune gag e momenti emotivi ben riusciti
- Tono italiano empatico e vicino alla nostra commedia
Contro
- Alcuni stereotipi sono solo abbozzati o rafforzati
- Non sempre riesce a trovare l’equilibrio tra ironia e riflessione
- Battute e dinamiche a tratti prevedibili
- Il finale risolve poco e lascia sospese molte evoluzioni
- Non sempre affonda il colpo sul piano emotivo
- Voto CinemaSerieTV
