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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Murderbot, la recensione: l’androide che odiava gli umani… e amava le soap

Murderbot, la recensione: l’androide che odiava gli umani… e amava le soap

La recensione di Murderbot: un cyborg libero preferisce guardare soap invece di ribellarsi. Ironico, strano, ma poco incisivo.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana16 Maggio 2025
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Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)
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La serie: Murderbot, 2025. Murderbot, 2025. Diretto da: Chris e Paul Weitz.Genere: Fantascienza, Commedia, Dramma.Cast: Alexander Skarsgård, Noma Dumezweni, David Dastmalchian, Tamara Podemski, Tattiawna Jones, Sabrina Wu, Akshay Khanna. Durata: 10 episodi da circa 25 minuti. Dove l’abbiamo visto: In anteprima su Apple TV+, versione originale con sottotitoli.

Trama: In un futuro dominato da megacorporazioni, un’unità di sicurezza cibernetica riesce a liberarsi del controllo umano e a ottenere il libero arbitrio. Ma invece di ribellarsi, decide di fingere obbedienza e passare il tempo a guardare serie TV. Inviato in missione con un gruppo di scienziati idealisti, dovrà confrontarsi con la noia, l’irritazione… e forse anche con una forma di empatia.

A chi è consigliato? A chi cerca una satira sci-fi inedita, riflessiva e inaspettatamente tenera. Ideale per fan di Resident Alien o Upload. Meno indicato per chi vuole azione o comicità esplosiva: Murderbot è più un sussurro sarcastico che un’esplosione narrativa.


In un panorama fantascientifico sempre più affollato di robot ribelli, Murderbot trova il suo tratto distintivo in un’idea semplice ma folgorante: e se un cyborg addetto alla sicurezza, una volta ottenuta la libertà, invece di scatenarsi contro gli umani preferisse… starsene in pace a guardare serie TV? Così nasce la storia del SecUnit 238776431, un androide sintetico che, dopo aver disattivato il proprio “modulo di governo”, sceglie il binge watching e la passività al posto del caos e della violenza. Una scelta che lo rende paradossalmente più umano degli stessi umani che è costretto a proteggere.

Un cast bizzarro su un pianeta ostile

Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)
Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)

Il protagonista, interpretato con impassibilità esilarante da Alexander Skarsgård, viene assegnato a un gruppo di scienziati della Preservation Alliance, una specie di comune progressista interplanetaria che mal sopporta l’idea di “assumere uno schiavo robotico”, ma che è obbligata a farlo per ragioni assicurative. Il gruppo è un miscuglio di personalità bizzarre e relazioni complicate, tra cui spiccano Mensah (una convincente Noma Dumezweni), l’augmented human Gurathin (David Dastmalchian), e un goffo tentativo di throuple amoroso che genera più imbarazzo che comicità.

La forza del protagonista

Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)
Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)

Skarsgård domina la scena grazie a un tono da narratore interno sarcastico, perennemente infastidito dalla stupidità umana. La sua voce fuori campo è il cuore comico della serie, e brilla soprattutto nell’episodio 4, dove Murderbot crede di essere il protagonista di una sitcom spaziale. Tuttavia, il formato da 25 minuti per episodio – distribuito con cadenza settimanale – penalizza il ritmo. I primi episodi faticano a ingranare e la trama impiega troppo tempo a trovare una direzione chiara, dando l’impressione di un prodotto indeciso tra commedia, satira e avventura sci-fi.

Una storia di Intelligenza Artificiale

Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)
Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)

Pur tra ironia e battute ciniche, Murderbot solleva domande classiche ma sempre attuali: cosa significa essere umani? È più etico un robot capace di scegliere di non uccidere o un essere umano che non riesce a concepire la libertà altrui? Il protagonista si interroga – o meglio, osserva con disprezzo silenzioso – un’umanità contraddittoria, incapace di coerenza, eppure capace di empatia. La serie riesce a far emergere questi temi in modo sottile, anche se raramente li approfondisce davvero.

Quando manca il focus..

Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)
Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)

Murderbot sembra soffrire dello stesso dilemma del suo protagonista: ha voglia di essere qualcosa, ma non sa bene cosa. Non è una sitcom, non è un dramma sci-fi e non è del tutto una parodia. La comicità, basata quasi esclusivamente sul contrasto tra il cinismo del protagonista e l’ingenuità del gruppo, si esaurisce presto. Inoltre, molti comprimari sono poco sviluppati e usati come spalle comiche per gag che non sempre funzionano. Quando finalmente la storia prende corpo con la scoperta di una base scientifica massacrata, è ormai tardi per investire emotivamente.

Il cuore di Murderbot

Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)
Una scena di Murderbot (fonte: Apple tv+)

Il vero colpo di genio della serie è l’inserimento della space soap fittizia The Rise and Fall of Sanctuary Moon, amata visceralmente da Murderbot e usata come manuale di comportamento umano. Una serie dentro la serie, con guest star come John Cho e Clark Gregg, che regala alcuni dei momenti più divertenti e stranianti. È nella relazione tra Murderbot e la sua fiction preferita che il personaggio acquista spessore e tenerezza, rivelandosi come un adolescente emotivamente bloccato che impara la vita dalla TV.

Murderbot è una serie affascinante e frustrante al tempo stesso. Parte da un’idea brillante e da un protagonista irresistibile, ma fatica a costruirci intorno una narrazione all’altezza. Le sue riflessioni sul libero arbitrio, sulla solitudine e sull’incomprensibilità dell’essere umano sono spesso solo abbozzate. Non è un capolavoro, ma è una visione piacevole e promettente, soprattutto se avrà modo di espandersi in una seconda stagione meno timida e più centrata.

La recensione in breve

6.5 Disillusa

Murderbot, serie di Apple TV+ tratta dai romanzi di Martha Wells, racconta la storia di un androide che, dopo aver ottenuto il libero arbitrio, decide di non ribellarsi ma di isolarsi dal genere umano... e guardare soap opera. Grazie all’interpretazione di Alexander Skarsgård e al tono ironico, la serie diverte, ma fatica a trovare una vera identità. Il formato breve e la struttura episodica limitano lo sviluppo dei personaggi e della trama, lasciando l’impressione di un’occasione parzialmente sprecata. Eppure il potenziale c’è – soprattutto se si punta di più sulla satira e meno sulla goffaggine relazionale.

Pro
  1. Alexander Skarsgård perfetto nel ruolo di Murderbot
  2. Premessa originale e intelligente
  3. L’ossessione per Sanctuary Moon è il cuore comico e narrativo più riuscito
  4. Riflessioni sottili su umanità e libero arbitrio
Contro
  1. Ritmo lento nei primi episodi
  2. Commedia debole al di fuori del protagonista
  3. Personaggi secondari poco sviluppati
  4. Trama leggera e dispersiva
  5. Il formato breve penalizza il coinvolgimento
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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