La serie: Mrs Playmen (2025) Regia: Riccardo Donna
Sceneggiatura: Mario Ruggeri, Eleonora Cimpanelli, Chiara Laudani, Sergio Leszczynski, Alessandro Sermoneta
Genere: Dramma, Biografico, Storico
Cast: Carolina Crescentini, Filippo Nigro, Francesco Colella, Giuseppe Maggio, Domenico Diele, Francesca Colucci Durata: 7 episodi da circa 45 minuti ciascuno
Dove l’abbiamo vista: in anteprima stampa Netflix.
Trama: Ambientata nell’Italia degli anni ’70, la serie racconta l’ascesa di Adelina Tattilo, fondatrice e direttrice della rivista erotica Playmen. Dopo la fuga del marito, la donna prende in mano la redazione e trasforma la testata in un simbolo di libertà femminile e rivoluzione culturale, sfidando la censura e il moralismo di un Paese ancora profondamente conservatore.
A chi è consigliata? Mrs Playmen è consigliata a chi ama le storie di emancipazione e potere femminile, i period drama con ambientazioni curate e i ritratti di donne che hanno cambiato la Storia.
In un’Italia divisa tra il moralismo cattolico e i primi venti di rivoluzione sociale, una donna osa sfidare il sistema. Mrs Playmen, serie Netflix diretta da Riccardo Donna, racconta la parabola di Adelina Tattilo, figura reale e controversa dell’editoria erotica italiana, che negli anni ’70 fece di Playmen una voce libera, scomoda e femminile in un panorama dominato da uomini.
Non è una biografia fedele, ma un racconto che alterna finzione e memoria collettiva. E proprio in questo spazio ambiguo – tra realtà e invenzione – la serie trova la sua identità: quella di un dramma glamour che parla al presente attraverso le luci e le contraddizioni del passato.
Un’estetica pop per raccontare la ribellione

Fin dai primi episodi, Mrs Playmen afferma la sua natura ibrida: un racconto storico travestito da prodotto pop. L’Italia degli anni ’70 è filtrata attraverso una lente brillante, quasi da videoclip, dove la colonna sonora alterna successi dell’epoca a hit contemporanee e i costumi restituiscono una sensualità mai volgare, sempre studiata.
È una scelta che funziona nel rendere il periodo più accessibile alle nuove generazioni, ma che rischia talvolta di smussare la complessità della storia. La confezione patinata è accattivante, ma toglie un po’ di spessore al dramma sociale e culturale che la vicenda avrebbe potuto esplorare con maggiore coraggio.
Donna costruisce un mondo visivo coerente e scintillante, ma spesso troppo “perfetto”, come se la sua macchina da presa temesse di sporcarsi con la realtà di un’Italia contraddittoria e sessuofoba. Ne risulta una serie elegante, ma meno provocatoria di quanto la figura di Tattilo avrebbe meritato.
Carolina Crescentini, anima e motore del racconto

La forza di Mrs Playmen sta tutta nella sua protagonista. Carolina Crescentini restituisce un ritratto potente di Adelina Tattilo, una donna che impara a sopravvivere in un sistema che la vorrebbe zitta e decorativa. Il suo sguardo è sempre lucido, mai vittimistico: Crescentini interpreta Adelina come una figura capace di sbagliare, di cadere, di rialzarsi, senza mai perdere il controllo del proprio desiderio di autodeterminazione.
È un’interpretazione magnetica, costruita per sottrazione più che per eccesso, che restituisce umanità a un personaggio che la Storia aveva trasformato in un simbolo. Intorno a lei si muove un cast solido – da Filippo Nigro a Giuseppe Maggio – anche se molti personaggi restano confinati in ruoli funzionali, utili alla trama ma incapaci di lasciare un segno autentico.
Erotismo, censura e libertà: il corpo come campo di battaglia

Il vero cuore tematico della serie è il rapporto tra erotismo e potere. Mrs Playmen non racconta la pornografia, ma la sua percezione sociale: il modo in cui il desiderio femminile è stato per decenni controllato, giudicato, nascosto.
Attraverso la figura di Adelina, la serie interroga l’Italia dei tabù e della censura, mostrando come ogni atto di libertà – anche solo scegliere cosa mostrare di sé – fosse percepito come una minaccia all’ordine costituito.
C’è un’intelligenza di fondo nel mostrare il sesso come linguaggio culturale e non come provocazione gratuita. Tuttavia, in alcuni episodi, la scrittura si fa troppo didascalica, preferendo la spiegazione al sottinteso, il messaggio alla suggestione. È come se Mrs Playmen temesse di essere fraintesa, e così finisse per rinunciare a parte della sua forza sovversiva.
Un’Italia che si specchia nei propri contrasti

La regia di Donna sfrutta spesso il contrasto visivo per raccontare le tensioni dell’epoca. La redazione di Playmen, collocata in un palazzo con vista su San Pietro, diventa metafora di un Paese sospeso tra sacro e profano, fede e desiderio.
Ma dietro le luci al neon e le minigonne, Mrs Playmen parla di qualcosa di più profondo: la paura del cambiamento. L’Italia che descrive è un Paese che si scopre sessualmente represso e moralmente ipocrita, dove la libertà di una donna è un atto politico.
Il merito della serie è quello di legare il racconto di Tattilo a un discorso più ampio sull’identità femminile, restituendo il senso di una rivoluzione che parte da un giornale ma arriva fino alla coscienza collettiva.
Una serie affascinante

Mrs Playmen è una serie che affascina, ma non travolge. È elegante, ben interpretata e visivamente curata, ma resta spesso intrappolata nella sua estetica patinata. Ciò che conquista è la figura di Adelina Tattilo e il modo in cui Crescentini la rende viva, complessa e moderna; ciò che convince meno è la tendenza della sceneggiatura a semplificare le sfumature di un’epoca in cui l’erotismo era un campo minato.
Eppure, anche nei suoi limiti, la serie ha un valore indiscutibile: riporta in primo piano una donna dimenticata dalla Storia e ci costringe a riflettere su quanto poco sia cambiato il modo in cui la società giudica il desiderio femminile.
Non è una rivoluzione, ma un promemoria necessario: la libertà, anche quella di guardare e di mostrarsi, va riconquistata ogni volta.
La recensione in breve
La recensione di Mrs Playmen evidenzia una serie visivamente brillante e ben interpretata, che racconta l’ascesa di Adelina Tattilo tra censura, libertà e contraddizioni sociali. Carolina Crescentini è magnetica, ma la scrittura indulge in semplificazioni e un’eccessiva patina pop. Un racconto elegante e imperfetto su una donna che cambiò il modo di guardare il desiderio.
PRO
- Carolina Crescentini in una delle sue prove migliori
- Estetica curata e coerente con l’ambientazione anni ’70
- Temi attuali (sessualità, emancipazione, censura) trattati con sensibilità
- Regia elegante e uso simbolico degli spazi
CONTRO
- Narrazione a tratti troppo levigata e superficiale
- Personaggi secondari sacrificati
- Sceneggiatura didascalica nei momenti chiave
- Tono patinato che smorza la forza del conflitto
- Voto CinemaSerieTV
