Il primo innamoramento è difficile da replicare, anche in una serie televisiva. Dopo aver conquistato il pubblico con l’irresistibile chimica tra Kristen Bell e Adam Brody, Nobody Wants This arriva alla terza stagione con una sfida diversa: raccontare cosa succede quando una coppia smette di chiedersi se potrà stare insieme e comincia a costruire concretamente un futuro.
La commedia romantica creata da Erin Foster sceglie finalmente di lasciarsi alle spalle i continui tira e molla tra Joanne e Noah, sostituendo gli ostacoli apparentemente insormontabili con le piccole complicazioni della convivenza. Una decisione che rende la serie più matura e piacevole, ma che inevitabilmente attenua parte della tensione romantica delle prime stagioni. A compensare questa perdita arrivano i personaggi secondari, soprattutto Morgan e Sasha, sempre più centrali in un racconto che dimostra come l’amore possa assumere forme molto diverse.
Per Joanne e Noah comincia la vita insieme

Dopo aver superato le difficoltà legate alle differenze religiose e alle aspettative delle rispettive famiglie, Joanne (Kristen Bell) e Noah (Adam Brody) affrontano una nuova fase della loro relazione: la convivenza. Per i due, condividere una casa significa scoprire abitudini, manie e piccoli difetti che fino a quel momento erano rimasti sullo sfondo. Noah deve fare i conti con il disordine della compagna, mentre Joanne fatica ad adattarsi alle sue routine e alla sua idea di una quotidianità perfettamente organizzata.
Sono problemi decisamente meno drammatici rispetto a quelli che avevano rischiato di separarli in passato, ma rappresentano un passaggio importante. Per la prima volta, la loro relazione non sembra continuamente minacciata da un’incompatibilità di fondo.
Parallelamente, Joanne comincia a frequentare un corso di avvicinamento all’ebraismo, esplorando una dimensione religiosa e culturale che nelle stagioni precedenti aveva rappresentato uno dei principali ostacoli al suo futuro con Noah. Intanto, le dinamiche familiari si complicano ulteriormente, soprattutto per Sasha (Timothy Simons), il fratello di Noah, e Morgan (Justine Lupe), la sorella di Joanne, il cui legame diventa sempre più difficile da definire.
Kristen Bell e Adam Brody funzionano anche senza il continuo tira e molla

Uno dei meriti principali della terza stagione è quello di comprendere che Joanne e Noah non possono continuare a separarsi e riconciliarsi all’infinito. Dopo due stagioni costruite intorno alla possibilità che le loro differenze fossero troppo profonde per essere superate, riproporre lo stesso conflitto avrebbe rischiato di rendere la storia artificiosa. La serie sceglie quindi di concentrarsi su una dimensione più quotidiana dell’amore, nella quale i grandi gesti romantici lasciano spazio alla complicità, ai compromessi e alle piccole attenzioni.
Kristen Bell e Adam Brody continuano a essere il cuore di Nobody Wants This. La loro intesa rimane naturale, sostenuta da dialoghi brillanti e da un’ottima capacità di trasformare situazioni ordinarie in momenti divertenti. Brody conserva il fascino rassicurante di Noah, un uomo paziente e affettuoso senza risultare completamente privo di difetti, mentre Bell riesce a rendere Joanne meno diffidente e più consapevole delle proprie contraddizioni.
La protagonista mantiene la sua ironia tagliente e la tendenza a complicarsi la vita, ma appare finalmente più sicura del rapporto con Noah. È un’evoluzione necessaria, perché permette alla coppia di crescere senza rinunciare alle caratteristiche che l’hanno resa così amata.
Naturalmente, questa maggiore stabilità comporta anche una perdita. La tensione romantica che aveva reso irresistibile la prima stagione non può essere ricreata attraverso discussioni sulla lavastoviglie o sulle abitudini mattutine. Alcuni episodi sembrano infatti accontentarsi di accompagnare i protagonisti nella loro nuova quotidianità, senza sviluppare conflitti particolarmente significativi. Eppure, la scelta di mostrare una relazione felice senza doverla continuamente sabotare rimane uno degli aspetti più apprezzabili della stagione.
Morgan e Sasha diventano la vera sorpresa della terza stagione

Se Joanne e Noah rappresentano ormai una coppia consolidata, sono Morgan e Sasha a recuperare quella tensione sentimentale che aveva caratterizzato gli inizi della serie.
Interpretati da Justine Lupe e Timothy Simons, i due personaggi hanno sempre funzionato come contrappunti comici ai protagonisti. Morgan è impulsiva, sarcastica e apparentemente incapace di prendere sul serio le relazioni, mentre Sasha affronta la vita con un’immaturità disarmante, nascondendo dietro la propria goffaggine una sensibilità spesso sottovalutata.
La loro intesa nasce proprio da queste differenze. Sasha non giudica Morgan e non pretende di cambiarla, mentre lei trova in lui una spontaneità che raramente incontra negli uomini che frequenta. La crisi matrimoniale tra Sasha ed Esther (Jackie Tohn) porta inevitabilmente questo rapporto al centro della narrazione, trasformando una complicità fino a quel momento ambigua in una questione sentimentale sempre più concreta.
È una svolta che restituisce alla serie il piacere dell’attesa e dell’incertezza, ma che presenta anche qualche problema. La separazione tra Sasha ed Esther viene affrontata con una leggerezza che rischia di ridurre la complessità emotiva di un matrimonio in crisi, soprattutto considerando quanto Esther sia stata importante nelle stagioni precedenti.
Jackie Tohn continua a offrire un’interpretazione efficace, capace di rendere il personaggio più vulnerabile di quanto suggeriscano il suo carattere brusco e le sue reazioni spesso eccessive. Proprio per questo, il racconto avrebbe beneficiato di una maggiore attenzione al suo punto di vista.
Nonostante queste riserve, Morgan e Sasha sono tra gli elementi più riusciti della stagione. Lupe e Simons possiedono un’intesa comica eccellente e riescono a rendere coinvolgente un rapporto costruito tanto sulle battute quanto sui momenti di inaspettata tenerezza.
Una commedia romantica più matura, ma non sempre più profonda

Il passaggio dalla fase dell’innamoramento a quella della convivenza offre a Nobody Wants This l’occasione di affrontare questioni più adulte. La serie, tuttavia, non sfrutta sempre fino in fondo questa possibilità.
Il percorso di Joanne verso l’ebraismo, per esempio, avrebbe potuto diventare uno degli elementi più interessanti della stagione. Dopo aver rappresentato a lungo il principale ostacolo alla relazione con Noah, la religione assume ora un significato diverso: non più soltanto qualcosa da accettare per amore del compagno, ma una tradizione con la quale Joanne deve costruire un rapporto personale.
La sceneggiatura introduce questa riflessione, ma spesso preferisce utilizzare le lezioni di conversione come occasione per nuove situazioni comiche. Anche la comunità religiosa di Noah, così importante nelle stagioni precedenti, finisce per occupare uno spazio meno significativo. È un’occasione parzialmente mancata, perché proprio l’incontro tra due visioni del mondo aveva permesso alla serie di distinguersi dalle commedie romantiche più convenzionali.
Un altro limite riguarda la gestione dei conflitti familiari. Il rapporto tra Joanne e Morgan continua a essere caratterizzato da una rivalità che dovrebbe apparire affettuosa, ma che in alcuni momenti diventa inutilmente aggressiva. La serie tende a risolvere queste tensioni attraverso l’ironia, senza sempre riconoscerne le conseguenze emotive.
Anche la carriera di Joanne rimane poco approfondita, con il podcast che sembra esistere soprattutto quando la sceneggiatura ha bisogno di creare una situazione divertente. Sono difetti già presenti nelle stagioni precedenti, che diventano più evidenti ora che la relazione principale non occupa più tutto lo spazio narrativo.
Nobody Wants This 3 conferma il fascino della serie Netflix

Nonostante qualche debolezza, la terza stagione conserva ciò che ha reso Nobody Wants This una delle commedie romantiche televisive più piacevoli degli ultimi anni: personaggi immediatamente riconoscibili, dialoghi vivaci e una capacità non comune di rendere divertenti anche le situazioni più ordinarie.
Gli episodi di circa mezz’ora mantengono un ritmo leggero, mentre il cast dimostra ancora una volta di essere il vero punto di forza della produzione. Kristen Bell e Adam Brody restano una coppia irresistibile, ma Justine Lupe e Timothy Simons riescono spesso a rubare loro la scena, dando nuova energia a una storia che rischiava di diventare troppo prevedibile.
La stagione non possiede la freschezza della prima e non sempre approfondisce le questioni che introduce. Tuttavia, ha il merito di non considerare la felicità sentimentale come la fine di una storia interessante. Al contrario, prova a raccontare come una relazione possa continuare a evolversi anche dopo aver superato gli ostacoli più importanti.
Nobody Wants This 3 è una stagione più rassicurante che sorprendente, ma anche più consapevole della forza dei propri personaggi. Se la storia di Joanne e Noah ha perso parte dell’elettricità iniziale, quella di Morgan e Sasha dimostra che la serie ha ancora molte possibilità da esplorare. E soprattutto conserva una qualità preziosa: riesce a far desiderare di trascorrere ancora del tempo in compagnia dei suoi protagonisti.
La recensione in breve
La terza stagione di Nobody Wants This abbandona finalmente i continui tira e molla tra Joanne e Noah per raccontare una relazione più stabile e matura. Kristen Bell e Adam Brody conservano la loro irresistibile intesa, ma sono Justine Lupe e Timothy Simons, nei ruoli di Morgan e Sasha, a portare nuova tensione romantica. La serie rimane brillante, divertente e piacevole da seguire, anche se alcuni conflitti vengono semplificati e il percorso religioso di Joanne avrebbe meritato maggiore approfondimento.
PRO
- Kristen Bell e Adam Brody mantengono intatta la loro intesa
- Morgan e Sasha portano nuova energia romantica alla serie
- Dialoghi brillanti e un cast secondario particolarmente efficace
- - La scelta di raccontare una coppia felice senza ricorrere ai soliti tira e molla.
CONTRO
- La relazione principale ha perso parte della tensione delle prime stagioni.
- Il percorso religioso di Joanne rimane poco approfondito.
- Alcune dinamiche familiari e sentimentali vengono risolte con troppa leggerezza.
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Voto Cinemaserietv.it
