La serie: Sandokan (2025)
Titolo originale: Sandokan
Regia: Jan Maria Michelini, Nicola Abbatangelo
Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Scott Rosenbaum, Davide Lantieri (da un’idea di Luca Bernabei, ispirata ai romanzi di Emilio Salgari)
Genere: Avventura, Azione, Drammatico
Cast: Can Yaman, Alessandro Preziosi, Ed Westwick, Alanah Bloor, John Hannah, Owen Teale, Lucy Gaskell, Madeleine Price, Samuele Segreto
Durata: 8 episodi
Dove l’abbiamo visto: Anteprima al Rome Film Fest 2025, in arrivo su Rai 1 e successivamente disponibile in streaming su RaiPlay e Disney+
Distribuzione in Italia: Rai 1 / RaiPlay (poi Disney+)
Trama: Nel Borneo del 1841, Sandokan guida la sua ciurma in una vita di arrembaggi e libertà, fino a imbattersi in un prigioniero Dayak che lo riconosce come il guerriero di un’antica profezia. Il suo destino si intreccia così con la resistenza delle popolazioni locali contro il dominio coloniale inglese. Dopo un naufragio, Sandokan approda a Labuan e incontra Marianna Guillonk, la figlia del console britannico: un incontro che mette alla prova la sua lealtà, la sua identità e la sua lotta. Mentre Lord James Brooke gli dà la caccia, l’eroe dovrà decidere chi essere davvero: un pirata, un simbolo o un uomo disposto a rischiare tutto.
A chi è consigliato? Sandokan è consigliato a chi ama i racconti d’avventura classici rivisitati in chiave moderna, le storie di eroi ribelli che sfidano un potere più grande, e le serie capaci di unire azione, sentimento e scenari esotici. Perfetta per chi ha amato la saga storica, per chi cerca produzioni italiane di respiro internazionale e per chi apprezza personaggi iconici reinterpretati con un approccio contemporaneo.
Il ritorno di Sandokan rappresenta un banco di prova complesso: da un lato l’immaginario storico della serie originale, dall’altro un pubblico ormai abituato a un linguaggio audiovisivo più dinamico e sofisticato. I primi due episodi mostrano una produzione che cammina con consapevolezza su questo doppio binario. Da un lato, i richiami iconici al passato – dalla musica riconoscibile alla costruzione quasi rituale dell’ingresso in scena del protagonista – dall’altro un respiro internazionale, fatto di azione serrata, scenografie sontuose e un tono che predilige l’avventura classica senza rinunciare a un’estetica contemporanea.
La serie non tenta di sostituire la versione televisiva che ha segnato le generazioni precedenti: preferisce dialogarci, riconoscerla come parte della memoria collettiva e usarla come strato sotterraneo su cui costruire una nuova identità. È un approccio intelligente, che permette al racconto di muoversi con una libertà creativa che rende questo Sandokan qualcosa di nuovo, non solo una rievocazione.
Un avvio che presenta già il cuore della storia

Nei primi due episodi, la serie definisce con chiarezza il tono e i temi centrali del racconto. Dopo un rapido sguardo al passato del protagonista, la trama si concentra sulla sua vita attuale: un pirata rispettato, ribelle, che naviga tra arrembaggi e fughe nell’arcipelago del Borneo. L’arrembaggio iniziale, spettacolare ma privo di eccessi, introduce immediatamente la componente d’azione e mette in luce il legame tra il capitano e la sua ciurma.
La liberazione di un prigioniero Dayak durante quello stesso assalto apre la porta alla dimensione politica e mitologica. Da semplice pirata, Sandokan diventa l’uomo che potrebbe incarnare un destino più grande, legato alla resistenza di un popolo minacciato dall’oppressione coloniale. Questo nucleo tematico, ricco di potenziale, è appena accennato nei primi due episodi ma già abbastanza chiaro da dare alla storia una direzione precisa.
Accanto al risveglio del conflitto globale, emerge anche una tensione personale: il naufragio sulle coste di Labuan e l’incontro con Marianna Guillonk gettano il protagonista in un territorio emotivo sconosciuto. La sua attrazione verso una donna che appartiene al mondo contro cui combatte introduce un ulteriore livello di complessità, promesso ma non ancora esplorato del tutto in questa fase iniziale.
Can Yaman: una reinterpretazione che sorprende

L’interpretazione di Can Yaman è il cuore pulsante di questo nuovo inizio. L’attore sceglie una strada chiara: non imitare ciò che è già stato fatto, ma costruire la propria versione del personaggio. La sua presenza scenica è evidente, ma ciò che colpisce è la capacità di alternare momenti di pura imponenza fisica a scelte più intime e umane. Il Sandokan che emerge è un pirata forte, certo, ma anche irrequieto, ironico e vulnerabile.
Nei duelli, nei movimenti e nei silenzi, il personaggio assume una dimensione più tridimensionale rispetto alle interpretazioni più monolitiche dell’avventuriero classico. È un eroe che non ostenta invincibilità, ma che reagisce agli eventi con una spontaneità moderna, capace di avvicinarlo allo spettatore di oggi. L’ingresso in scena graduale, quasi da figura mitologica che emerge dall’oscurità e dal mistero del mare, sottolinea la volontà della serie di restituire al personaggio un’aura epica senza trasformarlo in una statua immobile.
Yanez, Brooke e Marianna: tre forze che definiscono il mondo narrativo

Al fianco del protagonista, il ruolo di Yanez interpretato da Alessandro Preziosi si impone come uno degli elementi più riusciti dei primi episodi. Non è solo una spalla: è un contrappeso emotivo, una presenza che offre ironia, intelligenza e un tono più leggero ma mai superficiale. La sua dinamica con Sandokan è fluida, naturale, e contribuisce a costruire una relazione centrale per l’equilibrio della serie.
Il contraltare arriva dal personaggio di Lord Brooke, affidato a Ed Westwick, che nei primi episodi si distingue per ambiguità e presenza scenica. Non è un villain caricaturale; è un uomo che nasconde discipline, ambizioni e fragilità sotto la sua determinazione. Questa sfumatura lo rende più imprevedibile e potenzialmente interessante nel lungo termine.
Marianna, interpretata da Alanah Bloor, è forse il personaggio che nei primi due episodi appare meno definito. La serie le attribuisce intenzioni moderne – indipendenza, desiderio di libertà, ribellione nei confronti delle convenzioni inglesi – ma la sua forza narrativa sembra ancora in fase di costruzione. È evidente, però, che la sua evoluzione sarà determinante per il percorso emotivo del protagonista.
Un universo visivo solido e ambizioso

Dal punto di vista estetico, Sandokan presenta un mondo credibile e curato, che si muove tra foreste lussureggianti, palazzi decorati e mare aperto. Le scenografie sono ricche e diversificate, mentre la fotografia gioca con contrasti decisi e colori intensi, restituendo un Borneo che oscilla tra fascino naturale e tensioni latenti.
L’uso della CGI è calibrato e non invade mai lo spazio scenico, permettendo alla serie di mantenere un equilibrio tra spettacolo e verosimiglianza. Particolarmente riuscita è la rielaborazione delle musiche storiche, che riecheggiano la serie originale ma vengono reinterpretate con un taglio contemporaneo e più cinematografico.
Il ritmo dei primi episodi è sostenuto, ma non frenetico: alterna con cura scene d’azione, fughe, arrembaggi e momenti di riflessione. Questo permette alla storia di respirare e ai personaggi di mostrarsi oltre la mera funzione narrativa.
Un inizio promettente che mostra la direzione della serie

Nel complesso, i primi due episodi di Sandokan rappresentano un’apertura solida, coerente e visivamente imponente. Pur con alcune scelte ancora acerbe – in particolare la caratterizzazione di Marianna e qualche passaggio troppo esplicativo – la serie dimostra personalità, ambizione e rispetto per l’eredità salgariana.
È un ponte efficace tra passato e presente: spettacolare senza essere vacuo, moderno senza essere irriverente. Se la stagione manterrà questa traiettoria, il ritorno della Tigre della Malesia potrebbe rivelarsi una delle operazioni più riuscite della TV italiana recente.
La recensione in breve
I primi due episodi del nuovo Sandokan presentano un remake visivamente potente e narrativamente solido. Can Yaman offre un’interpretazione carismatica, mentre scenografie, fotografia e ritmo conferiscono al racconto un’identità moderna e coinvolgente. Qualche sbavatura non compromette un esordio promettente e ricco di potenziale.
Pro
- Reinterpretazione carismatica e sfaccettata del protagonista
- Yanez di Alessandro Preziosi aggiunge profondità, ritmo e humour
- Scenografie ricche e fotografia di forte impatto estetico
- Riadattamento musicale che rende omaggio agli elementi storici
- Azione ben equilibrata con momenti più emotivi e contemplativi
Contro
- Il personaggio di Marianna appare inizialmente poco incisivo
- Alcuni dialoghi risultano eccessivamente didascalici
- La dimensione politica potrebbe essere approfondita con più coraggio
- Voto CinemaSerieTV.it
