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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Smoke – Tracce di fuoco, la recensione: Fuoco, identità e redenzione in una serie che brucia lentamente

Smoke – Tracce di fuoco, la recensione: Fuoco, identità e redenzione in una serie che brucia lentamente

La recensione di Smoke – Tracce di fuoco: un thriller psicologico che brucia lentamente, tra colpa, identità e desiderio di redenzione.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana27 Giugno 2025
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I protagonisti di Smoke - Tracce di fumo (fonte: Apple Tv+)
I protagonisti di Smoke - Tracce di fumo (fonte: Apple Tv+)
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La serie: Smoke – Tracce di fuoco, Miniserie 2025 Regia: Ed Bianchi, Michelle MacLaren, Steph Green, tra gli altri Sceneggiatura: Dennis Lehane (creatore e sceneggiatore principale)
Genere: Thriller psicologico, Crime, Dramma Cast: Taron Egerton, Jurnee Smollett, Ntare Guma Mbaho Mwine, Greg Kinnear, Rafe Spall, John Leguizamo, Anna Chlumsky, Hannah Emily Anderson
Durata: 9 episodi, circa 50 minuti ciascuno Dove l’abbiamo visto: Su Apple TV+ (versione originale con sottotitoli)

Trama: Dave Gudsen, ex pompiere segnato da un trauma, lavora come investigatore per incendi dolosi. Quando due piromani seriali iniziano a colpire la città, viene affiancato dalla detective Michelle Calderon. Mentre la coppia indaga su una scia di fuoco e distruzione, entrambi sono costretti a confrontarsi con i propri fantasmi interiori. *Smoke* alterna tensione investigativa e introspezione, fino a rivelarsi un racconto metanarrativo sull’identità, la memoria e le bugie che raccontiamo a noi stessi.

A chi è consigliata? Smoke è ideale per chi ama i thriller introspettivi e complessi, con personaggi ambigui e scrittura profonda. Perfetta per chi ha apprezzato serie come Black Bird, Mindhunter o The Wire, e per chi cerca qualcosa che vada oltre il classico crime. Meno adatta a chi desidera un ritmo serrato e immediato.


Smoke – Tracce di fuoco, miniserie crime targata Apple TV+ e creata da Dennis Lehane (Mystic River, The Wire), è una storia che si lascia avvicinare con cautela e si rivela solo a chi ha la pazienza di superare una partenza volutamente spiazzante. Tra investigazioni, piromani seriali e un protagonista che tenta di riscrivere la propria identità, Smoke è un thriller a fuoco lento che esplode quando meno te lo aspetti. Un’opera stratificata, disturbante e sofisticata, che unisce l’introspezione psicologica alla tensione narrativa.

Un incipit ingannevole: dalla routine al metaracconto

Una scena di di Smoke - Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)
Una scena di di Smoke – Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)

I primi episodi di Smoke ingannano lo spettatore: il lessico da procedurale, l’apparente convenzionalità dei ruoli (lui burbero e disilluso, lei determinata e in cerca di riscatto) sembrano annunciare una serie già vista. Ma si tratta di un trucco narrativo: la serie vuole farci credere di essere qualcosa che non è. A partire dal terzo episodio, tutto cambia. I cliché iniziali si rivelano essere parte di una costruzione consapevole, in cui il protagonista Dave (Taron Egerton) sta letteralmente scrivendo un romanzo ispirato alla propria vita. La serie allora diventa metariflessiva: un racconto dentro il racconto, dove la verità si intreccia alla finzione in modo inquietante.

Due anime spezzate in cerca di redenzione

Una scena di di Smoke - Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)
Una scena di di Smoke – Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)

Al centro della storia ci sono Dave Gudsen e Michelle Calderon, interpretati da un sorprendente Taron Egerton e da una magnetica Jurnee Smollett. Dave è un ex pompiere segnato da un trauma non elaborato, che ora lavora come investigatore incendiario. Incapace di confrontarsi con il dolore, cerca conforto nella scrittura, costruendosi un’immagine eroica che però si sgretola episodio dopo episodio. Michelle, invece, è una detective emarginata dalla sua stessa forza: punita per aver rotto una relazione con un superiore, schiacciata dal passato familiare e dalla discriminazione nel corpo di polizia. La loro alleanza è complessa, conflittuale, ma anche straordinariamente vera.

Sul piano investigativo, Smoke racconta la caccia a due piromani seriali: il “Divide & Conquer”, che crea diversivi incendiando piccoli luoghi per poi colpire in altri punti della città, e il “Milk Jug”, che usa bottiglie piene di benzina per colpire quartieri marginalizzati. Dietro questi atti c’è molto più di un semplice disegno criminale: c’è una riflessione sociale su come la violenza si insinui nei margini della società. La narrazione mette in luce la differenza di attenzione mediatica e istituzionale riservata alle vittime, mostrando un sistema sbilanciato che ignora i più deboli.

Freddy Fasano: il volto della solitudine

Una scena di di Smoke - Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)
Una scena di di Smoke – Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)

Accanto alla trama principale si staglia la figura di Freddy Fasano (Ntare Guma Mbaho Mwine), forse il personaggio più tragico della serie. Dipendente da un fast food, solo e con un passato nel sistema di affido, Freddy rappresenta l’anello mancante tra colpevolezza e trauma. La sua è una performance che incolla allo schermo: non sappiamo mai davvero chi sia, ma sentiamo il suo dolore come un fuoco sotto pelle. La serie, purtroppo, lo sacrifica troppo presto a favore della storyline principale, perdendo un’occasione per rendere il racconto ancora più potente.

Lo stile Lehane: narrazione sporca, linguaggio ruvido, personaggi vivi

Una scena di di Smoke - Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)
Una scena di di Smoke – Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)

Dennis Lehane firma una scrittura ricca di ambiguità morali e dialoghi ruvidi, spesso volutamente grotteschi o volgari. Ma nulla è gratuito: tutto serve a delineare un mondo tossico, maschile, in cui il potere e l’identità si affermano anche attraverso il linguaggio. Il fatto che Dave stia scrivendo un romanzo in cui si auto-mitizza offre alla serie la possibilità di ironizzare su se stessa. C’è un continuo gioco di specchi tra ciò che i personaggi dicono, ciò che pensano e ciò che vorrebbero diventare. Lo spettatore è chiamato a decifrare questi livelli, in una narrazione che chiede attenzione, ma offre molto in cambio.

L’ambientazione – la città inventata di “Orrington”, girata a Vancouver – diventa un ulteriore elemento di lettura: un luogo qualunque e ovunque, che richiama il paesaggio americano bruciato dalla disillusione. Il contesto urbano è livido, grigio, inospitale. Eppure, proprio in questa non-luogo prende forma una storia profondamente americana, che parla di eroi fasulli, mascolinità tossica, fallimento delle istituzioni e desiderio di riscrivere la propria storia.

Un cast in stato di grazia

Una scena di di Smoke - Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)
Una scena di di Smoke – Tracce di fuoco (fonte: Apple Tv+)

La performance di Egerton è una delle più sorprendenti della sua carriera: costruisce un personaggio inizialmente carismatico, poi sempre più sgradevole, fino a diventare quasi repellente. È un anti-eroe scritto con coraggio, che mette lo spettatore a disagio. Smollett regala invece un’intensità dolorosa, incarnando una donna che combatte ogni giorno per non cedere alla rabbia o alla rassegnazione. Ottimi anche Greg Kinnear, John Leguizamo, Anna Chlumsky e Rafe Spall, tutti perfettamente dosati tra cinismo e fragilità.

Smoke non è perfetta. Alcuni episodi si dilungano, certe tematiche vengono ripetute anziché approfondite. Il finale, pur forte, avrebbe potuto essere più incisivo. Ma la serie riesce comunque a lasciare il segno, scavando nel profondo e offrendo una riflessione disturbante su chi siamo quando nessuno ci guarda – e su quanto siamo disposti a mentire a noi stessi per avere un ruolo nella storia.

La recensione in breve

7.5 Rivelatoria

Smoke – Tracce di fuoco è un noir contemporaneo d’autore, che traveste la sua ambizione filosofica da procedurale investigativo. Con un cast strepitoso e una scrittura complessa, riflette sul fuoco reale e su quello simbolico che brucia dentro i suoi personaggi. Richiede pazienza, ma ripaga con intelligenza, emozione e una visione critica e dolente dell’identità moderna.

Pro
  1. Interpretazioni potenti (Egerton, Smollett, Mwine)
  2. Struttura narrativa originale e metacinematografica
  3. Temi profondi: identità, trauma, narrazione
  4. Scrittura tagliente e dialoghi memorabili
  5. Finale coerente e disturbante
Contro
  1. Ritmo disomogeneo, specie all’inizio
  2. Alcuni momenti eccessivamente didascalici
  3. Personaggi secondari sacrificati
  4. Lunghezza eccessiva per una storia che poteva stare in 6 episodi
  5. Dialoghi talvolta poco naturali
  • Voto CinemaSerieTV.it 7.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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