Tra gli elementi più apprezzati di Spider-Man – Un nuovo universo, il lungometraggio animato che introduceva il personaggio di Miles Morales e il concetto dello Spider-Verse (il Multiverso ma interamente incentrato sulle varianti di Peter Parker e del suo alter ego), c’era Spider-Man Noir, una figura basata sugli investigatori privati dei film degli anni Trenta e Quaranta, con tanto di omaggio vocale a James Cagney, Humphrey Bogart e Edward G. Robinson nella performance di Nicolas Cage, che gli prestava la voce in inglese (mentre in italiano era Pasquale Anselmo, doppiatore principale di Cage da The Rock in poi).
Non sorprende, quindi, che una volta conclusi, per ora, i piani per un universo cinematografico basato su personaggi secondari e/o antagonisti del franchise di Spider-Man, la Sony abbia pensato di sfruttare il potenziale di certe premesse in formato seriale, in collaborazione con Phil Lord e Christopher Miller che già avevano scritto e prodotto il film d’animazione di cui sopra. Nasce così la serie di cui parliamo nella nostra recensione di Spider-Noir, disponibile in due versioni: in bianco e nero, e a colori. Chi scrive l’ha vista quasi interamente in versione monocromatica.
Accadde a New York

Siamo nella Grande Mela, negli anni Trenta. Ben Reilly, investigatore privato squattrinato, è stato per anni un supereroe con poteri ragneschi, ma si è ritirato dall’attività da vigilante dopo la morte della compagna, uccisa da un criminale in cerca di vendetta. Da allora sono passati cinque anni, e Ben non sente la mancanza di quell’epoca. Almeno fino al momento in cui un nuovo caso lo porta a scontrarsi brevemente con un uomo dotato di abilità pirocinetiche, primo tassello di un puzzle molto più grande che lo metterà in contatto con tre persone in particolare: Cat Hardy, una cantante da night club con diversi scheletri nell’armadio; Flint Marko, capace di trasformare il proprio corpo in sabbia; e Silvermane, un gangster di origine irlandese.
Il talento di Mr. Cage

Per la prima volta protagonista di una serie TV, Nicolas Cage torna a prestare la voce a Spider-Man Noir, anche se si tratta di una versione diversa da quella vista nel film animato. Da sempre interessato al cinema classico e alla possibilità di fare qualcosa di diverso sul piano recitativo (lui definisce il proprio stile “sciamanico”, e la sua voce caratteristica è un elemento che ha volutamente sviluppato per distinguersi dai colleghi), qui ha l’opportunità di immergersi completamente nell’atmosfera di quasi un secolo fa, ed è consigliata la visione in lingua originale per apprezzare pienamente il suo lavoro, dato che torna a utilizzare il cosiddetto accento transatlantico (una dizione teatrale e cinematografica dell’epoca classica di Hollywood, che mescolava fonemi inglesi e americani) ma aggiungendo una punta di follia in più (l’attore ha definito la caratterizzazione di Ben Reilly “70% Bogart, 30% Bugs Bunny”).
Ed è uno dei motivi per cui il Noir del titolo è veritiero, e in più punti la vera anima di un progetto che ha a che fare con i supereroi ma per certi versi li usa solo come espediente per divertirsi con le atmosfere di tutt’altro genere. Altrettanto calati nel mood di anni remoti sono gli altri attori, con Li Jun Li perfetta femme fatale nei panni di Hardy e Jack Huston – già veterano di storie gangster grazie a Boardwalk Empire – e Brendan Gleeson molto vintage nei rispettivi ruoli di Flint Marko (molto diverso dalla versione vista nei film di Spider-Man, dove lo interpreta Thomas Haden Church) e Silvermane.
Questione di colori

Come abbiamo accennato in apertura, gli otto episodi – forse un po’ troppi, perché risentono del difetto tipico di molte serie fatte per lo streaming e il bingewatching, dove si allunga il brodo perché tanto chi guarda tutto in un giorno o quasi non fa caso ai singoli capitoli – sono disponibili in due versioni: in bianco e nero (“autentico”, recita la dicitura), e a colori. Una scelta fatta non solo per venire incontro a chi forse non sarebbe attirato dall’estetica monocromatica, ma anche per motivi filologici: la versione a colori, infatti, non rispecchia il look odierno delle produzioni audiovisive, ma ha un sapore attempato, di Technicolor sparato a mille, molto saturato, come a voler riprodurre l’apparato visivo di film in bianco e nero che anni dopo venivano riproposti “colorizzati” (una vera pratica dei tempi che furono).
È la versione più “fumettosa”, se vogliamo, come se Spider-Man irrompesse improvvisamente tra le pagine di Dick Tracy (o nel film del 1990 con protagonista Warren Beatty), mentre il bianco e nero richiama maggiormente il cinema di John Huston o, restando in ambito cartaceo, l’universo cupo e ruvido di Rip Kirby. Un Multiverso che scaturisce da un unico progetto, con al suo centro le moltitudini di un attore eclettico che non smette mai di sorprendere.
La recensione in breve
Spider-Man Noir debutta come protagonista assoluto in una serie che riesce a mescolare abilmente la componente supereroistica con quella noir, senza che quest'ultima risulti solo una carineria stilistica.
Pro
- Nicolas Cage guida un cast in sintonia con l'atmosfera del progetto
- La possibilità di vedere gli episodi in due versioni contribuisce al fascino estetico dell'operazione
- Il connubio tra storia di supereroi e racconto noir è molto efficace
Contro
- Gli episodi centrali girano un po' a vuoto
- Chi si aspetta elementi del Multiverso potrebbe rimanere deluso
- Voto CinemaSerieTV
