“C’era una volta La’an” è un episodio che tenta nuovamente la strada del fantastico, riprendendo direttamente Un regno da favola della prima stagione, ma lo fa con un approccio che finisce per mettere in evidenza più i limiti dell’esperimento che le sue potenzialità. Diretto da Sydney Freeland e scritto da Onitra Johnson, il capitolo si presenta come un sequel dichiarato, ma non riesce a replicare la forza emotiva, la coerenza narrativa e la profondità del suo predecessore.
La storia si apre con l’Enterprise che incontra un corpo celeste dalla forma impossibile, simile a un pianeta piatto. Christopher Pike (Anson Mount), La’an Noonien-Singh (Christina Chong), Pelia (Carole Kane) e Spock (Ethan Peck) scendono a indagare, ritrovandosi di fronte al doppelgänger del dottor Joseph M’Benga (Babs Olusanmokun), che scambia La’an per la principessa Thalia. È il primo indizio che qualcosa non appartiene alla realtà: M’Benga, rimasto a bordo, riconosce immediatamente il mondo di Elysian, di cui è l’unico a ricordare gli eventi originali.
Il regno di Elysian diventa reale

A differenza dell’episodio della prima stagione, dove l’equipaggio recitava ruoli imposti dalla nube senziente, qui i personaggi del regno elysiano sono reali, fisici, identici ai membri dell’Enterprise ma indipendenti da loro.
Questo ribaltamento crea una serie di equivoci che costituiscono la struttura dell’episodio: La’an è costretta a impersonare la sua sosia, la principessa Thalia, rinchiusa nelle segrete dalla crudele regina Neve, interpretata dalla versione elysiana di Nyota Uhura (Celia Rose Gooding). Accanto a lei compare il principe Dashing, interpretato da Paul Wesley, mentre Erica Ortegas (Melissa Navia) e Una Chin-Riley (Rebecca Romijn) assumono i ruoli di Adya e Z’ymira, aiutanti della principessa.
Un mondo bellissimo che nasconde una trama debole

La costruzione del mondo elysiano è ricca di dettagli visivi: scenografie elaborate, costumi curati, atmosfere fiabesche che rappresentano il vero punto di forza dell’episodio. Anche la presenza della cagnetta Runa, realmente appartenente a Christina Chong, aggiunge un tocco di autenticità affettuosa.
Tuttavia, la bellezza estetica non riesce a compensare la debolezza narrativa. La regina Neve trasforma Pike e Spock in quadri, la veggente Audrey, versione elysiana di Christine Chapel (Jess Bush), rivela che il “drago di ferro” della profezia è l’Enterprise e i doppelgänger Rauth e Pollux (le controparti di Pike e Spock) riescono addirittura a salire sulla nave, creando un intreccio che appare involontariamente comico e senza senso, oltre che più confuso che avvincente.
Il parallelo con Un regno da favola è inevitabile. In quell’episodio, la favola era una manifestazione del dolore di M’Benga per la figlia Rukiya e ogni elemento narrativo aveva un peso emotivo preciso. Uno degli episodi migliori della serie, fresco, ben scritto e a tratti commovente.
Qui, invece, il sequel sembra mancare di una motivazione profonda: non c’è una spiegazione chiara per l’esistenza del pianeta-nave, non c’è una logica interna che giustifichi la ripetizione dell’esperienza, non c’è un vero arco narrativo che coinvolga l’equipaggio. È un esercizio di stile che, pur visivamente riuscito, appare privo di necessità.
La’an di fronte a una versione alternativa di sé

L’unico vero progresso narrativo riguarda La’an. Il confronto con la sua sosia Thalia permette alla tenente di placare l’aggressività che la tormentava dopo le recenti esperienze traumatiche. È un momento che richiama altri episodi della saga in cui un personaggio affronta una versione alternativa di sé per superare un conflitto interiore.
Viene naturale pensare a “Mirror, Mirror” della Serie Classica, ma anche a diversi episodi di Deep Space Nine, The Next Generation, Voyager e Discovery, dove i personaggi incontrano le loro controparti dell’Universo dello Specchio, scoprendo quanto la propria identità sia definita dalle scelte morali; oppure al bellissimo “The Visitor” (Deep Space Nine), dove Jake Sisko affronta una vita alternativa segnata dalla perdita del padre, in un racconto che esplora il peso delle emozioni e delle possibilità mancate.
In entrambi i casi, come qui, l’incontro con un sé alternativo diventa un’occasione di crescita, anche se, nel caso di La’an, il risultato è molto più contenuto e molto meno incisivo.
Un finale che lascia troppe domande aperte

Il finale risulta essere una conclusione che apre una porta narrativa, ma non chiarisce nulla di ciò che è accaduto. L’episodio termina senza una vera spiegazione, senza una soluzione, senza un senso di compiutezza. È questo, probabilmente, il motivo per cui molti fan, sia storici sia nuovi, considerano “C’era una volta La’an” uno dei punti più deboli della stagione, se non dell’intera serie.
In una stagione già ricca di episodi che sperimentano con generi diversi, questo capitolo rischia di essere un vero e proprio passo falso: un mondo fiabesco che non aggiunge nulla alla saga, un intreccio che non trova un centro emotivo, un sequel che non giustifica la propria esistenza. Le scenografie e i costumi sono splendidi, ma non bastano a sostenere un episodio che sembra forzare troppo la mano. Molti spettatori sperano che il decimo episodio, il finale di stagione, possa offrire una spiegazione plausibile per questo e altri esperimenti narrativi.
4,5
La recensione in breve
“C'era una volta La'an” prova a recuperare il riuscito esperimento fantasy di “Un regno da favola”, ma non riesce a ritrovarne la profondità emotiva e la coerenza narrativa. Nonostante scenografie e costumi splendidi e qualche sviluppo interessante per La'an, l'episodio soffre per un intreccio confuso, una debole logica interna e l'assenza di un vero centro emotivo, risultando uno dei capitoli meno riusciti della stagione.
PRO
- Le scenografie e i costumi del mondo elysiano.
- La cura visiva dell'ambientazione fiabesca.
- Il confronto tra La'an e la sua controparte Thalia.
- Il tentativo di proseguire quanto raccontato in “Un regno da favola”.
CONTRO
- L'intreccio risulta confuso e poco convincente.
- Manca il forte centro emotivo che caratterizzava “Un regno da favola”.
- La logica interna del mondo elysiano rimane poco chiara.
- Alcune situazioni risultano involontariamente comiche.
- Il finale lascia troppe questioni senza spiegazione.
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Voto Cinemaserietv.it
