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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Star Trek: Strange New Worlds 4X10 “L’Enterprise del futuro”, la recensione: un ritorno alla fantascienza più classica

Star Trek: Strange New Worlds 4X10 “L’Enterprise del futuro”, la recensione: un ritorno alla fantascienza più classica

La recensione di “L'Enterprise del futuro”, il ritorno di Strange New Worlds al mondo Trek per il suo finale di stagione.
Giuseppe BonsignoreBy Giuseppe Bonsignore28 Settembre 2026
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Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
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Dopo una stagione che ha alternato fantascienza classica, noir, commedia, fantasy e soap opera, L’Enterprise del futuro riporta finalmente Strange New Worlds nel territorio più autenticamente trekiano. Non ci sono contaminazioni di genere né esercizi stilistici particolarmente vistosi: al centro della narrazione tornano il tempo, i paradossi, le anomalie cosmiche e la necessità di comprendere l’incomprensibile.

È un episodio che richiama direttamente una delle grandi tradizioni della saga, quella delle storie in cui passato, presente e futuro cessano di essere punti distinti e si mescolano in una struttura narrativa volutamente complessa.

La vicenda prende avvio quando l’Enterprise del capitano Christopher Pike (Anson Mount) studia un misterioso buco bianco e viene investita da un fenomeno che lascia dietro di sé strani segnali percepiti da Nyota Uhura (Celia Rose Gooding). Da quel momento la storia si trasforma in un gioco di specchi temporali nel quale la stessa Uhura si trova gradualmente al centro della narrazione.

È una scelta particolarmente felice perché consente alla serie di valorizzare uno dei personaggi che più è cresciuto nel corso delle quattro stagioni. Se all’inizio dello show Uhura era ancora una giovane allieva alla ricerca del proprio posto nella Flotta, qui diventa il punto di raccordo tra epoche, eventi e realtà differenti.

I richiami ai grandi episodi temporali di Star Trek

Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale

Nelle esplicite parole di Uhura, l’episodio richiama Ieri, oggi, domani (All Good Things…), il celebre finale di Star Trek: The Next Generation. In quel caso Jean-Luc Picard viveva simultaneamente tre epoche diverse della propria esistenza, cercando di comprendere un’anomalia temporale che esisteva contemporaneamente nel passato, nel presente e nel futuro.

Anche qui il racconto gioca sul rapporto tra cause ed effetti distribuiti lungo la linea del tempo e sul tentativo di dare un senso a eventi che sembrano contraddirsi da soli, mentre Uhura viaggia tra passato e presente.

Non è difficile nemmeno pensare a L’Enterprise del passato (Yesterday’s Enterprise), uno degli episodi più amati di The Next Generation. In quella storia una nave stellare proveniente dal passato modificava la linea temporale, trasformando completamente la realtà conosciuta dall’equipaggio dell’Enterprise-D. Qui il meccanismo è diverso, ma resta forte la stessa fascinazione per gli effetti di una storia che cambia e per il modo in cui alcuni individui riescono a percepire che qualcosa non quadra nella realtà che li circonda.

A livello di confusione temporale generata emerge anche un richiamo a Nelle pieghe del tempo (Shattered, Voyager). In quell’episodio Chakotay attraversava diverse epoche della storia della Voyager, trovando sezioni della nave appartenenti a momenti temporalmente differenti. Come accade ne L’Enterprise del futuro, il fascino del racconto nasce dalla difficoltà di distinguere chiaramente causa, effetto e conseguenza, con il tempo che smette di essere lineare per diventare una struttura quasi tridimensionale.

Un disorientamento controllato che rischia la confusione

Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale

Il vero punto di forza dell’episodio è proprio questa sensazione di disorientamento controllato. Gli sceneggiatori Henry Alonso Myers e Robbie Thompson costruiscono una storia che richiede attenzione e che non offre sempre risposte immediate.

Non tutta la complessità, però, produce chiarezza narrativa. In diversi momenti si ha la sensazione che gli eventi si accumulino più rapidamente delle spiegazioni e che alcuni passaggi siano volutamente criptici. È probabilmente il principale limite dell’episodio: mentre il ritmo resta sostenuto e l’interesse non cala quasi mai, la relazione tra eventi, cause e conseguenze rischia talvolta di diventare più confusa che misteriosa.

Il ponte verso l’Enterprise di Kirk

Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale

Molto interessante è la presenza, ancora una volta, del futuro comandante James T. Kirk (Paul Wesley). L’episodio continua infatti a costruire il lungo ponte narrativo che collega la serie a quella classica.

La stessa idea di mostrare un’Enterprise sempre più vicina alla configurazione conosciuta negli anni Sessanta con la serie originale rappresenta uno dei fili conduttori di questa quarta stagione. Tra le curiosità più riuscite vi sono anche le apparizioni di specie che per decenni erano rimaste confinate alla sola serie animata a causa dei limiti di budget dell’epoca: un piccolo dettaglio che dimostra quanto la produzione stia cercando di integrare nella continuità moderna aspetti spesso trascurati del franchise.

Una regia classica al servizio del mistero temporale

Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale

La regia di Chris Fisher privilegia un approccio classico, lasciando che siano i personaggi e il mistero temporale a guidare la narrazione. In questo senso l’episodio ricorda molta fantascienza contemporanea basata sui paradossi temporali, da Arrival fino a Dark, pur mantenendo sempre un’identità fortemente trekiana.

Dove quelle opere spesso abbracciano una visione cupa e pessimista del tempo, Strange New Worlds conserva una prospettiva più ottimista, concentrata sulla comunicazione, sulla comprensione reciproca e sulla curiosità scientifica.

Un finale dignitoso che guarda all’ultima stagione

Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale
Una scena di Star Trek: Strange New Worlds, Season Finale

Come finale di stagione, L’Enterprise del futuro funziona abbastanza bene. Non raggiunge forse l’impatto emotivo dei migliori finali del franchise, ma riesce a riportare la serie sui binari della fantascienza pura dopo una serie di episodi che avevano spesso privilegiato la sperimentazione.

È un episodio che lascia aperte diverse domande, che suggerisce sviluppi futuri e che guarda chiaramente verso la quinta e ultima stagione, destinata a raccontare gli ultimi passaggi che porteranno dall’Enterprise di Pike a quella di Kirk.

L’episodio non è un capolavoro e qualche confusione narrativa rimane, ma è un finale dignitoso, interessante e soprattutto profondamente legato alla tradizione di Star Trek, quella tradizione che da sessant’anni trova nel tempo, nei suoi paradossi e nelle sue infinite possibilità uno dei propri strumenti narrativi più affascinanti.

La recensione in breve

7.0 Intricato

“L'Enterprise del futuro” riporta Strange New Worlds verso la fantascienza più classica dopo una stagione ricca di contaminazioni e sperimentazioni. Il finale valorizza Uhura, recupera la grande tradizione delle storie temporali di Star Trek e continua a costruire il ponte verso la Serie Classica. La complessità del racconto genera a tratti più confusione che mistero, ma il risultato rimane un finale dignitoso e interessante, capace di preparare il terreno per la quinta e ultima stagione.

PRO
  1. Il ritorno alla fantascienza classica di Star Trek.
  2. La centralità di Uhura e la valorizzazione della sua crescita.
  3. I numerosi richiami alle grandi storie temporali della saga.
  4. Il progressivo avvicinamento alla Serie Classica.
  5. Il ritmo rimane sostenuto nonostante la complessità della storia.
CONTRO
  1. Alcuni passaggi risultano eccessivamente criptici.
  2. La complessità temporale genera a tratti più confusione che mistero.
  3. Come finale di stagione manca dell'impatto emotivo dei migliori episodi conclusivi della saga.
  • Voto Cinemaserietv.it 7.=
  • User Ratings (0 Votes) 0
Giuseppe Bonsignore

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