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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Sugar 2, la recensione: Colin Farrell torna in un noir malinconico che trova finalmente la sua vera identità

Sugar 2, la recensione: Colin Farrell torna in un noir malinconico che trova finalmente la sua vera identità

Sugar 2 approfondisce la solitudine del detective alieno di Colin Farrell in un noir elegante tra thriller, fantascienza ed empatia.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana22 Giugno 2026
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Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
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La prima stagione di Sugar aveva lasciato gli spettatori davanti a un colpo di scena tanto audace quanto divisivo: John Sugar, l’investigatore privato interpretato da Colin Farrell, non era un uomo ma un alieno arrivato sulla Terra per osservare l’umanità. Una rivelazione che, nel bene e nel male, aveva cambiato completamente il significato di una serie presentata fino a quel momento come un elegante noir ambientato a Los Angeles.

La seconda stagione riparte proprio da qui, ma con una scelta precisa: non cerca di rilanciare continuamente la sorpresa, né trasforma Sugar in una fantascienza convenzionale. Al contrario, usa la natura extraterrestre del protagonista per raccontare la sua condizione emotiva. John è più solo di prima, lontano dai suoi simili e sempre più coinvolto nella vita di persone che, per definizione, non potrà mai comprendere fino in fondo. È in questa malinconia, più che nel mistero o nell’azione, che la serie trova il suo lato più riuscito.

Un nuovo caso che porta Sugar nei luoghi dimenticati di Los Angeles

Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)

Il nuovo incarico nasce dalla scomparsa di Ji Moon, un uomo che ha assistito a un omicidio dopo essersi rifugiato in ospedale in seguito a un furto di droga. A chiedere aiuto a Sugar è suo fratello Danny, giovane pugile disposto a tutto pur di ritrovarlo prima che le persone coinvolte nella vicenda lo facciano sparire definitivamente.

L’indagine porta Sugar lontano dalla Los Angeles glamourizzata del cinema e dentro quartieri segnati dalla povertà, dalla violenza, dalla dipendenza e dall’indifferenza delle istituzioni. La serie lavora bene quando mette il detective a contatto con persone che nessuno sembra disposto a proteggere: senza tetto, piccoli criminali, immigrati e uomini rimasti ai margini di una città che continua a vendersi come terra di possibilità.

Il caso non è sempre imprevedibile e alcuni passaggi della trama seguono dinamiche già viste nel crime contemporaneo. Tuttavia, la stagione riesce a mantenere una tensione costante perché l’indagine non viene trattata come un semplice enigma da risolvere. Per Sugar, trovare Ji significa soprattutto scegliere se restare un osservatore o diventare parte del dolore delle persone che incontra.

La seconda stagione sfrutta meglio il segreto di John Sugar

Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)

Dopo il finale della prima stagione, il rischio maggiore era che la rivelazione sulla vera identità di Sugar restasse un elemento puramente decorativo. Invece, i nuovi episodi provano a trasformarla nel centro emotivo della storia.
John non è un detective alieno nel senso più spettacolare del termine. Non passa il tempo a usare poteri o a combattere minacce provenienti dallo spazio. La sua diversità serve soprattutto a mettere in evidenza il suo modo di guardare gli esseri umani: con stupore, con dolore e con un’empatia che spesso gli altri personaggi non riescono a concedersi.

Il protagonista continua a essere affascinato dalla capacità degli uomini di amarsi, proteggersi e sacrificarsi per qualcuno. Allo stesso tempo, non riesce ad accettare la crudeltà con cui la società abbandona chi non ha denaro, potere o una famiglia pronta a difenderlo. La serie insiste su questa contraddizione e, pur rischiando talvolta di essere troppo esplicita, riesce a rendere Sugar un personaggio più complesso rispetto alla prima stagione.

Colin Farrell regge una serie costruita sulla sua presenza

Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)

La forza di Sugar resta Colin Farrell. L’attore non interpreta John come un detective duro e impenetrabile, ma come un uomo che porta addosso una tristezza costante e che non riesce a proteggersi dal dolore degli altri.

Farrell rende credibile un personaggio che, sulla carta, potrebbe facilmente apparire artificioso. John Sugar è un alieno che guida una Corvette d’epoca, veste completi impeccabili, guarda vecchi film noir e si muove per Los Angeles come un investigatore uscito da un film degli anni Cinquanta. Eppure l’attore riesce a farlo sembrare vulnerabile, sincero e soprattutto umano.

La seconda stagione gli permette di approfondire maggiormente la solitudine del protagonista. John non ha più una vera comunità attorno a sé e il suo desiderio di creare legami diventa sempre più evidente. Il rapporto con Danny e quello con Val, una giovane donna che entra progressivamente nella sua indagine, danno alla serie un nucleo emotivo più solido e impediscono che Sugar resti soltanto una figura elegante e malinconica che attraversa la città da solo.

Un noir raffinato che a volte si innamora troppo della propria estetica

Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)

L’altra grande qualità della serie è la sua atmosfera. Sugar continua a usare Los Angeles come un luogo sospeso tra passato e presente, fatto di motel, palestre di boxe, strade deserte al tramonto, insegne luminose e locali che sembrano rimasti fermi a un’altra epoca.

I riferimenti al cinema classico sono ancora molto presenti. John guarda film noir, associa le proprie emozioni a scene del passato e la serie inserisce immagini e musiche che richiamano esplicitamente l’immaginario hollywoodiano. È un linguaggio che contribuisce a rendere Sugar riconoscibile, ma che in alcuni momenti appare insistito. Ci sono scene in cui il rimando al cinema arricchisce davvero ciò che sta accadendo e altre in cui sembra quasi una scorciatoia per rendere più poetica una situazione che avrebbe potuto funzionare anche senza.

Anche il ritmo è discontinuo. Gli episodi, brevi e molto curati dal punto di vista visivo, scorrono spesso come una lunga immersione nella malinconia del protagonista. Questa scelta funziona per chi apprezza le serie più atmosferiche, ma può rendere alcuni passaggi troppo lenti, soprattutto quando l’indagine perde slancio e resta sospesa tra suggestioni visive e riflessioni esistenziali.

Una stagione più sicura, ma ancora imperfetta

Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)
Una scena di Sugar (fonte: Apple Tv+)

Con il nuovo showrunner Sam Catlin, Sugar sembra avere una direzione più definita. La serie non vuole più stupire soltanto con la sua contaminazione tra noir e fantascienza, ma cerca di costruire una storia più intima, incentrata sul bisogno di connessione e sulla difficoltà di restare empatici in un mondo che tende a premiare l’indifferenza.

Non tutte le idee vengono sviluppate con la stessa efficacia. Alcuni personaggi secondari avrebbero meritato più spazio e la trama criminale, pur coinvolgente, non raggiunge sempre la profondità che la serie vorrebbe attribuirle. Ma Sugar 2 è comunque più consapevole della prima stagione e sfrutta meglio ciò che rende unico il suo protagonista.

È un noir fantascientifico insolito, elegante e malinconico, che non cerca di spiegare ogni cosa fino in fondo ma trova nella presenza di Colin Farrell un centro emotivo molto forte. Non è una serie perfetta e non sempre riesce a bilanciare thriller, fantascienza e dramma personale, ma quando si concentra sulla solitudine di John Sugar e sul suo ostinato bisogno di aiutare gli altri, riesce a essere davvero coinvolgente.

La recensione in breve

7.5 Malinconica

Nella seconda stagione di Sugar, John Sugar torna a Los Angeles per indagare sulla scomparsa di Ji Moon, un uomo coinvolto in una pericolosa rete criminale. Mentre cerca di ritrovarlo insieme al fratello Danny, il detective alieno deve fare i conti con la propria solitudine e con un mondo umano che continua ad affascinarlo e ferirlo allo stesso tempo.

PRO
  1. Colin Farrell costruisce un protagonista malinconico, vulnerabile e magnetico
  2. La seconda stagione sfrutta meglio la natura aliena di John Sugar
  3. Los Angeles viene raccontata con un’estetica noir molto suggestiva
  4. I temi della solitudine, dell’emarginazione e dell’empatia sono ben inseriti nella storia
  5. Il rapporto tra Sugar e i nuovi personaggi dà più spessore emotivo alla stagione
CONTRO
  1. Il ritmo rallenta troppo in alcuni episodi
  2. La trama investigativa è meno originale rispetto alla premessa della serie
  3. I riferimenti al cinema classico talvolta risultano ripetitivi
  4. Alcuni personaggi secondari restano poco approfonditi
  5. La serie continua a oscillare tra generi diversi senza sempre trovare un equilibrio perfetto
  • Voto CinemaSerieTv 7.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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