La serie: That ‘90s Show, 2023. Creata da: Bonnie Turner, Terry Turner, Gregg Mettler, Lindsay Turner. Cast: Kurtwood Smith, Debra Jo Rupp, Callie Haverda, Ashley Aufderheide, Mace Coronel, Maxwell Acee Donovan, Reyn Doi, Sam Morelos.
Genere: commedia. Durata: 30 minuti ca./10 episodi Dove l’abbiamo visto: su Netflix in anteprima stampa in lingua originale.
Trama: Leia Forman, figlia di Eric e Donna, decide di passare l’estate del 1995 a casa dei nonni, divertendosi con un nuovo gruppo di amici.
Con il recente trend dei revival nostalgici, era solo una questione di tempo prima che ritornasse sugli schermi l’universo di That ‘70s Show, già di suo un’operazione nostalgia almeno sulla carta. Ora quel ritorno è avvenuto, grazie a Netflix, ed è di quello che parliamo nella nostra recensione di That ‘90s Show, di cui abbiamo visto in anteprima tutti e dieci gli episodi.
La trama: i tempi cambiano, il seminterrato no

Sono passati poco più di quindici anni da quando Eric Forman e Donna Pinciotti diedero una nuova chance alla loro storia d’amore mentre salutavano per sempre gli anni Settanta. Siamo ora nel 1995, e i due, residenti a Chicago, tornano nella natia Point Place, nel Wisconsin, per trovare i genitori di lui, Red e Kitty. Con loro c’è anche la figlia Leia, che decide di passare l’estate a casa dei nonni per crearsi le proprie esperienze anziché rimanere attaccata ai genitori. Rapidamente la ragazza si costruisce un gruppo di amici, tra cui Jay Kelso, figlio di Michael e Jackie, e presto, nonostante i migliori sforzi di Red che non ne vuole sapere, l’allegra banda si ritrova ad occupare lo stesso seminterrato di casa Forman che due decenni addietro fu il centro nevralgico della vita sociale di Eric.
Il cast: vent’anni dopo

Kurtwood Smith e Debra Jo Rupp sono i protagonisti ufficiali nei panni di Red e Kitty, principale anello di congiunzione tra la serie madre e questo sequel/spin-off. Al loro fianco ci sono i più giovani Callie Haverda (Leia), Ashley Aufderheide (la migliore amica Gwen Runck), Mace Coronel (Jay Kelso), Maxwell Acee Donovan (Nate Runck, fratello di Gwen e migliore amico di Jay), Reyn Doi (Ozzie, l’amico apertamente gay) e Sam Morelos (Nikki, la ragazza di Nate). Come ospiti tornano quasi tutti i protagonisti storici di That ‘70s Show: Topher Grace (Eric Forman), Laura Prepon (Donna Pinciotti), Ashton Kutcher (Michael Kelso), Mila Kunis (Jackie Burkhart), Wilmer Valderrama (Fez), Tommy Chong (l’attempato fattone Leo Chingkwake) e Don Stark (Bob Pinciotti, il padre di Donna). Manca all’appello Danny Masterson (Steven Hyde), escluso dal revival a causa di problemi giuridici. Andrea Anders (l’ex-moglie del protagonista in Ted Lasso) ha un ruolo ricorrente interpretando la svampita madre di Nate e Gwen.
Tornare all’ovile

Già da un po’ si parlava di come gli anni Novanta fossero ormai prossimi alla rivisitazione nostalgica su grande scala (e non a caso la serie contiene un omaggio a Clerks di Kevin Smith, il quale ha recentemente fatto qualcosa di simile con il terzo capitolo di quell’improbabile saga), ed era abbastanza logico applicare quel filtro all’universo di That ‘70s Show, andato in onda dal 1998 al 2006 e concepito come ricordo affettuoso e al contempo ironico degli anni Settanta, sorta di successore spirituale di Happy Days che a metà anni Settanta fece la stessa cosa con i Cinquanta. E da quel punto di vista l’operazione, in parte a cura dei creatori originali, è piuttosto riuscita, perché al netto di un paio di dettagli (le parolacce oscurate col bip e il poter dire apertamente che nel seminterrato i giovani si facevano le canne) lo stile e lo spirito dell’originale sono intatti, all’insegna di un ritorno che è senz’altro motivato da ragioni commerciali ma mostra anche una voglia sincera di farci riavvicinare a questi personaggi e ai loro interpreti, i cui tempi comici non sono cambiati di una virgola (ed è giusto che il ruolo principale sia andato a Smith e Rupp, i due veri eroi del prototipo sul piano recitativo, come sottolinea l’applauso caloroso del pubblico in studio all’inizio del primo episodio).
Buono il secondo tentativo

È in realtà la seconda volta che si cerca di sfruttare il successo della serie originale, dal momento che durante la messa in onda del capostipite fu trasmesso anche uno spin-off, in realtà del tutto scollegato a parte qualche sparuto nesso verbale, intitolato That ‘80s Show. Un flop che chiuse i battenti dopo tredici episodi, mentre questo sequel ufficiale ha tutte le carte in regola per diventare un appuntamento ricorrente su Netflix. Che però, come altre operazioni simili, ha ancora un po’ di strada da fare per potersi creare un’identità propria che sia abbastanza forte: senza nulla togliere al cast giovane che è molto carismatico, è palese che si stia cercando di replicare le dinamiche del gruppo originale, con qualche aggiornamento (Ozzie è praticamente la risposta alla domanda che tutti si facevano ai tempi, ossia “E se Fez fosse gay?”). Il che di per sé non sarebbe un problema, se non fosse che far tornare gli originali – alcuni dei quali in episodi multipli – mette ancora più in evidenza la cosa a discapito degli attori nuovi. Un’eventuale seconda stagione potrebbe lavorare di più su questo aspetto, rendendo ancora più unico, per quanto familiare, il ritorno a Point Place.
La recensione in breve
Le somiglianze con il prototipo sono a volte una zavorra per That ‘90s Show, ma complessivamente il ritorno a Point Place è un buon esempio di come le sitcom della vecchia scuola abbiano ancora il loro perché.
- Voto CinemaSerieTV
