The Four Seasons 2 è il nuovo capitolo della serie targata Netflix ideata da Tina Fey, Lang Fisher e Tracey Wigfield, disponibile dal 28 maggio sulla piattaforma.
Il racconto riparte esattamente da dove l’avevamo lasciato: un gruppo di amici si ritrova per le proprie vacanze, stagione dopo stagione (e questa volta una delle tappe è proprio in Italia). Se c’è una cosa che la serie fa bene, però, è seguire il filo della stagione precedente senza scadere in tematiche ridondanti.
Dove eravamo rimasti

La prima stagione di The Four Seasons ci ha raccontato le vicende delle tre coppie protagoniste: Kate (Tina Fey) e Jack (Will Forte), Nick (Steve Carell) e Anne (Kerri Kenney-Silver), Danny (Colman Domingo) e Claude (Marco Calvani), legate da un’amicizia di lunga data e riunite dalle vacanze di gruppo che condividono ogni stagione.
Quando Nick decide di lasciare Anne per ritrovare la propria felicità e, successivamente, inizia una relazione con la giovane Ginny (Erika Henningsen), l’armonia del gruppo si incrina, facendo emergere progressivamente anche le fragilità e i problemi delle altre relazioni.
The Four Seasons è prima di tutto un racconto dell’amore adulto, di come questo possa cambiare forma nel corso del tempo, talvolta svanire o essere appesantito dai problemi. È la storia di come una coppia possa vivere in modo diverso emozioni e sensazioni. Ma è anche il racconto di come l’amicizia possa aiutare a comprendere meglio la propria relazione e sé stessi, e di quanto possa essere difficile essere sinceri, soprattutto con chi ci conosce da sempre.
Una seconda stagione che raccoglie l’eredità del finale

La seconda stagione riprende il filone della prima, ma lo arricchisce seguendo il colpo di scena del finale, che funge da motore narrativo per tutti gli otto episodi di questo seguito.
Avevamo lasciato il gruppo devastato dalla morte di Nick e sorpreso dalla notizia della gravidanza di Ginny. Il dolore del lutto, il senso della mancanza e le difficoltà legate alla genitorialità diventano così il fulcro di questa nuova stagione. È un gruppo che deve ritrovare la propria armonia, tra nuovi arrivi e il peso del passato.
La mancanza e l’elaborazione del lutto

Guardando il finale della prima stagione, in molti si sono chiesti: come farà The Four Seasons a fare a meno di Steve Carell? La risposta arriva proprio in questa stagione. Nick, il personaggio interpretato dall’amato attore, è una presenza costante: è l’amico che bisogna imparare a lasciare andare, nei suoi pregi ma anche nei suoi difetti e nei suoi errori.
Non c’è praticamente un momento in cui, pur tra l’ironia e la leggerezza che hanno sempre caratterizzato la serie, la sua assenza non venga percepita. È proprio questa combinazione di malinconia e spensieratezza ad aver reso The Four Seasons così apprezzata dal pubblico.
Proprio come accade nella vita reale quando si perde un amico stretto, la serie sceglie di mostrare il gruppo alle prese con l’elaborazione del lutto: le diverse modalità con cui ciascuno affronta il dolore, le difficoltà che ne derivano e i cambiamenti che un evento di tale portata provoca nelle relazioni, nel modo di pensare e nella percezione di sé.
Il pregio più grande di The Four Seasons è quello di non provare a fare a meno di Nick, o di Steve Carell, ma di seguire l’onda emotiva lasciata dal finale della prima stagione, separando nettamente questo secondo capitolo da quanto visto in precedenza, pur mantenendone continuità e identità.
Sfaccettature nelle emozioni, meno nei personaggi

The Four Seasons ha il pregio di saper portare sullo schermo conversazioni scomode e difficoltà relazionali nelle quali, prima o poi, chiunque può riconoscersi.
Lo fa, però, attraverso personaggi che a tratti risultano troppo stereotipati o estremizzati. La serie si conferma infatti più efficace nell’esplorare le dinamiche di coppia e di gruppo che nel restituire tutte le sfaccettature dei suoi protagonisti, che nella maggior parte dei casi vengono soltanto accennate.
Nonostante questo limite, The Four Seasons centra comunque il suo obiettivo: intrattenere e, allo stesso tempo, spingere lo spettatore a riflettere su sé stesso e sulle scelte che ognuno è chiamato a compiere nelle relazioni e nella vita.
La recensione in breve
La seconda stagione di The Four Seasons raccoglie l'eredità emotiva del finale precedente e costruisce una storia incentrata sull'elaborazione del lutto, sull'amicizia e sui cambiamenti che segnano la vita adulta. Pur soffrendo di personaggi talvolta troppo schematici, la serie riesce a emozionare grazie alla sensibilità con cui affronta relazioni, perdita e crescita personale. Un seguito che mantiene l'identità della serie e trova una nuova direzione senza rinnegare il passato.
Pro
- Affronta il tema del lutto con sensibilità e realismo.
- Mantiene l'equilibrio tra commedia, emozione e riflessione.
- Riesce a dare continuità alla storia dopo l'uscita di scena di Nick.
- Ottime dinamiche di gruppo e dialoghi credibili.
- Racconta in modo efficace le complessità dell'amore adulto e dell'amicizia.
Contro
- Alcuni personaggi risultano troppo stereotipati.
- Diverse sfaccettature dei protagonisti vengono solo accennate.
- Alcuni archi narrativi avrebbero meritato maggiore approfondimento.
- Meno incisiva sul piano della caratterizzazione individuale rispetto ai temi che affronta.
- Voto CinemaSerieTV
