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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » The Gentlemen 2, la recensione: Eddie Horniman ha finalmente imparato ad amare il potere

The Gentlemen 2, la recensione: Eddie Horniman ha finalmente imparato ad amare il potere

La recensione di The Gentlemen 2, la serie Netflix con Theo James e Kaya Scodelario che porta in Italia la nuova scalata al potere di Eddie Horniman.
Carlotta DeianaBy Carlotta Deiana4 Settembre 2026
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Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
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La prima stagione di The Gentlemen raccontava l’ingresso di Eddie Horniman in un mondo al quale, almeno apparentemente, non apparteneva. La seconda elimina quasi completamente quella distanza. Eddie non vuole più liberarsi dell’impero criminale che ha trovato nascosto sotto la propria tenuta: vuole farlo crescere. E soprattutto vuole capire fino a dove può arrivare ora che ha scoperto di essere molto più bravo a giocare con il potere di quanto avrebbe mai immaginato.

Disponibile su Netflix dal 3 settembre, The Gentlemen 2 riprende circa un anno dopo gli eventi della prima stagione e ritrova Theo James e Kaya Scodelario nei ruoli di Eddie e Susie Glass. Accanto a loro tornano Ray Winstone, Daniel Ings e Vinnie Jones, mentre il nuovo capitolo allarga il proprio universo all’Italia introducendo, tra gli altri, Sergio Castellitto, Benedetta Porcaroli e Michele Morrone. Guy Ritchie continua così a espandere il mondo nato dal suo omonimo film del 2019, conservandone tutti gli elementi più riconoscibili ma costruendo una stagione più cupa, più ambiziosa e soprattutto più interessata alle conseguenze del potere sui suoi protagonisti.

Eddie Horniman non vuole più scappare

Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)

La differenza fondamentale rispetto alla prima stagione è tutta nel suo protagonista. Eddie aveva iniziato il proprio percorso cercando di liberare la famiglia dal business della cannabis dei Glass, salvo scoprire progressivamente quanto quel mondo fosse compatibile con capacità che probabilmente aveva sempre posseduto. Adesso non c’è più alcuna riluttanza. Vuole espandersi oltre il Regno Unito, recuperare i terreni perduti dalla sua famiglia e conquistare un’autonomia sempre maggiore rispetto a Bobby Glass.

La trasformazione funziona perché The Gentlemen 2 non cerca più di utilizzare Eddie come elemento relativamente razionale in mezzo a un universo di criminali eccentrici. Il personaggio interpretato da Theo James diventa parte integrante di quel sistema e la domanda non è più se finirà per sporcarsi le mani, ma quanto sarà disposto a sacrificare pur di ottenere ciò che vuole.

La sua evoluzione ha qualcosa di inevitabilmente corleoniano. Eddie parte ancora convinto di poter controllare il potere senza lasciarsi trasformare da esso, ma episodio dopo episodio l’ambizione comincia a confondersi con l’ego. La gentilezza e l’educazione che avevano caratterizzato il personaggio diventano qualità che lui stesso inizia a percepire come debolezze, mentre emerge una durezza che Theo James riesce a rendere senza stravolgere completamente il personaggio. Il cambiamento è progressivo, ma abbastanza netto da farci comprendere che l’Eddie della prima stagione difficilmente potrebbe tornare indietro.

L’Italia allarga il gioco e cambia le regole

Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)

La scelta più interessante della seconda stagione è quella di portare una parte importante della storia in Italia. Eddie e Susie entrano in contatto con Marco Moretti, interpretato da Sergio Castellitto, aprendo il loro business a un sistema di potere diverso da quello britannico al quale erano abituati.

Le location tra Stresa, Verbania e le Isole Borromee permettono alla serie di sostituire per qualche episodio l’aristocrazia rurale inglese con ville, arte, vino e patrimoni familiari del Lago Maggiore. Ma il cambiamento non è soltanto estetico. Se il mondo di Eddie si fondava su titoli nobiliari e terre tramandate per generazioni, quello di Moretti propone un’altra declinazione dello stesso concetto: il potere come qualcosa che non dipende semplicemente dal denaro, ma dalla capacità di conoscere e padroneggiare determinati codici.

Ritchie si diverte particolarmente con questo incontro tra due aristocrazie, una legale e l’altra criminale, che finiscono per assomigliarsi molto più di quanto vorrebbero riconoscere. Dipinti, bottiglie di vino, proprietà e abiti non sono soltanto ostentazioni di ricchezza, ma strumenti attraverso cui i personaggi stabiliscono continuamente gerarchie e appartenenze.

Sergio Castellitto comprende perfettamente il tono della serie e costruisce un Marco Moretti elegante, teatrale e minaccioso senza bisogno di trasformarlo nell’ennesimo boss italiano sopra le righe. Intorno a lui, Benedetta Porcaroli e Michele Morrone contribuiscono ad ampliare un universo che riesce, almeno nei suoi momenti migliori, a utilizzare l’Italia come qualcosa di più di una semplice cartolina.

Eddie e Susie restano il cuore di The Gentlemen

Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)

Nonostante l’allargamento geografico e l’ingresso di numerosi nuovi personaggi, la serie continua a funzionare soprattutto quando torna a Eddie e Susie. La chimica tra Theo James e Kaya Scodelario rimane uno dei suoi punti di forza e la seconda stagione rende il loro rapporto ancora più interessante proprio perché modifica gli equilibri sui quali si era costruito.

I due sono ormai soci, alleati e complici, ma cominciano a desiderare cose che non necessariamente possono convivere. Eddie vuole crescere e liberarsi progressivamente dal controllo di Bobby; Susie condivide parte della sua ambizione, ma deve fare i conti con una fedeltà familiare che per lei non è semplicemente una questione professionale.

Bobby Glass diventa così il terzo elemento di questo conflitto. Ray Winstone continua a interpretarlo con quel misto di affetto, brutalità e imprevedibilità che lo aveva reso uno dei personaggi più divertenti della prima stagione, ma stavolta il suo rapporto con Susie assume un peso maggiore. Per lei conquistare l’indipendenza significa anche mettere in discussione l’eredità del padre, mentre per Eddie significa smettere definitivamente di essere un socio subordinato.

È questa tensione tra ereditare il potere e conquistarselo a tenere insieme gran parte della stagione.

Più cupa, ma sempre profondamente Guy Ritchie

Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)

The Gentlemen 2 non rinuncia naturalmente a nulla di ciò che aveva definito la prima stagione. Criminali eccentrici, piani inutilmente complicati, sparatorie, inseguimenti, dialoghi pieni di volgarità, violenza improvvisa e personaggi che sembrano usciti direttamente dal catalogo umano di Guy Ritchie continuano a occupare ogni episodio.

La regia rimane estremamente curata e l’eleganza visiva continua a essere parte integrante dell’identità della serie. Ritchie costruisce un mondo in cui criminalità e privilegio sono sempre bellissimi da guardare: completi perfetti, tenute sterminate, automobili, opere d’arte, ville italiane e interni sontuosi trasformano il potere in un oggetto di desiderio prima ancora che la storia inizi a mostrarne il prezzo.

Questa seconda stagione, però, possiede un tono leggermente più oscuro. La violenza ha conseguenze maggiori e la trasformazione di Eddie introduce una componente tragica che convive con l’assurdità tipica della serie. The Gentlemen continua a essere estremamente divertente e volutamente eccessiva, ma sotto il divertimento comincia a emergere l’idea che la scalata dei suoi protagonisti non possa continuare indefinitamente senza distruggere qualcosa.

Il problema è che la serie continua anche a trascinarsi più del necessario. Otto episodi permettono di moltiplicare personaggi, sottotrame e deviazioni, ma non tutte hanno lo stesso peso e in alcuni momenti il racconto perde quella velocità che dovrebbe essere uno dei tratti distintivi del cinema di Ritchie. L’abbondanza è parte del suo fascino, ma anche il limite più evidente di una stagione che avrebbe guadagnato da una maggiore compattezza.

Diventare un gentleman significa imparare a esercitare il potere

Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)
Una scena di The Gentleman 2 (fonte: Netflix)

Dietro la cannabis, i gangster e l’eleganza old money, la seconda stagione trova quindi un tema sorprendentemente coerente: l’eredità. Eddie possiede un titolo e una proprietà ricevuti dal padre, Susie è cresciuta dentro l’impero criminale di Bobby, mentre l’arrivo in Italia introduce famiglie nelle quali ricchezza, prestigio e influenza sembrano esistere da generazioni.

Tutti, in modi diversi, devono decidere se limitarsi a custodire ciò che hanno ricevuto oppure trasformarlo in qualcosa di proprio. Ed è proprio Eddie a compiere il passo più pericoloso. Per gran parte della prima stagione poteva ancora convincersi di essere semplicemente finito dentro il mondo criminale per necessità. Adesso quella giustificazione non esiste più: rimane perché gli piace, perché è bravo e perché il potere che ha assaggiato non gli basta più.

È questo a rendere The Gentlemen 2 più interessante del semplice ritorno a una formula di successo. Guy Ritchie continua certamente a divertirsi con il proprio immaginario di aristocratici, gangster, violenza ed eccentricità britannica, ma permette finalmente al protagonista di esserne contaminato fino in fondo.

La serie rimane eccessiva, a tratti dispersiva e innamorata del proprio stile, ma proprio questa sicurezza le permette di alzare la posta. E mentre Eddie Horniman diventa sempre più simile agli uomini dai quali inizialmente voleva prendere le distanze, The Gentlemen trova nella sua trasformazione la direzione più promettente per il proprio futuro.

La recensione in breve

7.0 Ambiziosa

The Gentlemen 2 amplia il mondo criminale di Guy Ritchie portando Eddie e Susie in Italia e trasformando la scalata al potere nel vero centro della stagione. Theo James convince nell'evoluzione sempre più oscura di Eddie, mentre Kaya Scodelario e Sergio Castellitto arricchiscono un racconto elegante, violento e divertente, anche se non sempre sostenuto da un ritmo impeccabile.

PRO
  1. L'evoluzione più oscura di Eddie Horniman
  2. La chimica tra Theo James e Kaya Scodelario
  3. L'espansione italiana e Sergio Castellitto
  4. Un comparto visivo ancora estremamente curato
  5. Il tema dell'eredità e della conquista del potere
CONTRO
  1. Alcune sottotrame appesantiscono il ritmo
  2. Otto episodi non sempre altrettanto incisivi
  3. L'estetica di Ritchie rischia talvolta di diventare maniera
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • User Ratings (0 Votes) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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