Orgoglio e pregiudizio ha consegnato alla letteratura Elizabeth e Darcy, ha trovato un lieto fine per Jane e Bingley e ha reso indimenticabili persino le disavventure di Lydia. Mary, invece, è rimasta ai margini: seria, impacciata, troppo incline a citare libri e dispensare osservazioni che nessuno vuole ascoltare. The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto parte proprio da lei e da una domanda semplice ma tutt’altro che banale: cosa accade quando la ragazza che ha trascorso tutta la vita come personaggio secondario ha finalmente la possibilità di diventare protagonista?
Tratta dal romanzo di Janice Hadlow e adattata per la televisione da Sarah Quintrell, la serie in dieci episodi ripercorre inizialmente alcuni degli avvenimenti più celebri di Orgoglio e pregiudizio, osservandoli però dalla prospettiva di Mary (Ella Bruccoleri). Mentre Jane (Maddie Close) è ammirata per la sua bellezza ed Elizabeth (Poppy Gilbert) conquista tutti con la propria intelligenza, Mary fatica persino a trovare qualcuno disposto ad ascoltarla. La madre (Ruth Jones) considera praticamente inesistenti le sue possibilità di matrimonio, mentre il padre (Richard E. Grant) osserva la famiglia con il consueto distacco. Ma quando la vita delle sorelle comincia a portarle lontano da Longbourn, anche per Mary si apre una possibilità inattesa: lasciare la casa in cui è sempre stata definita attraverso il confronto con le altre e scoprire chi può essere senza di loro.
Ed è proprio quando si allontana dalla storia che già conosciamo che The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto trova davvero la propria identità. Più che un semplice spin-off di Orgoglio e pregiudizio, la serie diventa così il racconto di una giovane donna che deve imparare qualcosa che nessuno le ha mai insegnato: considerarsi degna di essere vista, ascoltata e amata.
La sorella Bennet che nessuno vede

La scelta più interessante della serie è non trasformare Mary in una Elizabeth Bennet nascosta sotto un paio di occhiali. La protagonista rimane impacciata, libresca, spesso incapace di leggere correttamente le situazioni sociali e decisamente meno brillante della sorella più famosa. La sua evoluzione non consiste quindi nello scoprire di essere sempre stata segretamente la più bella, intelligente o desiderabile delle Bennet.
Mary deve piuttosto smettere di misurare il proprio valore attraverso lo sguardo di una famiglia che le ha fatto capire per anni di considerarla inferiore alle sorelle. È una dinamica che la serie rende immediatamente evidente, forse persino troppo. Nei primi episodi l’emarginazione della ragazza viene infatti ribadita con tale insistenza da rischiare la caricatura: viene ignorata nelle conversazioni, esclusa dai complimenti rivolti alle sorelle e considerata quasi priva di qualsiasi prospettiva matrimoniale. Persino l’arrivo degli occhiali sembra diventare agli occhi della famiglia l’ennesima prova della sua irrimediabile inadeguatezza.
Il concetto è chiaro molto prima che la serie smetta di sottolinearlo e questa insistenza rende la parte iniziale più debole di ciò che verrà dopo. Anche Mrs Bennet paga questa scelta: Ruth Jones interpreta una versione volutamente sopra le righe del personaggio, ma la continua durezza nei confronti di Mary finisce talvolta per privarla di quelle contraddizioni che potrebbero renderla più interessante.
Lontano da Longbourn, Mary può finalmente cambiare

La serie compie il salto di qualità quando Mary lascia Longbourn e raggiunge gli zii Gardiner a Londra, dove viene accolta in una casa molto diversa da quella in cui è cresciuta. Mrs Gardiner, interpretata con grande calore da Indira Varma, diventa una figura fondamentale perché è tra le prime persone a guardare Mary senza partire dall’idea che in lei ci sia qualcosa da correggere.
È qui che The Other Bennet Sister smette di vivere soprattutto all’ombra di Orgoglio e pregiudizio. La Londra della Reggenza offre a Mary nuove amicizie, nuove esperienze e inevitabilmente nuovi possibili amori, ma soprattutto uno spazio in cui costruire un’identità che non dipenda continuamente da Jane, Elizabeth, Kitty o Lydia.
Il percorso è graduale e proprio per questo convincente. Mary non arriva a Londra trasformandosi improvvisamente in una donna sicura di sé. Continua a commettere errori, a sentirsi fuori posto e a cercare approvazione. Anche i cambiamenti nell’abbigliamento, sempre più audaci man mano che acquista sicurezza, raccontano bene una ragazza che sta sperimentando una libertà nuova senza sapere ancora esattamente come usarla. La serie riesce così a dare alla sua emancipazione una dimensione concreta: Mary non deve diventare qualcun’altra, ma capire che molte delle caratteristiche che ha imparato a considerare difetti possono semplicemente essere parti di sé che meritano di essere accettate.
L’amore conta, ma non è l’unico lieto fine possibile

Naturalmente siamo ancora nell’universo di Jane Austen e il matrimonio continua a essere una questione centrale. The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto non rinuncia quindi alla componente sentimentale, costruendo intorno a Mary diverse possibilità romantiche, dal primo incontro con il gentile Mr Sparrow fino ai rapporti che nasceranno successivamente con William Ryder (Laurie Davidson) e Mr Hayward (Dónal Finn). La differenza è che l’amore non viene presentato come la ricompensa destinata a dimostrare che Mary aveva un valore che gli altri non riuscivano a vedere. Il vero cambiamento deve avvenire prima dentro di lei.
La serie utilizza così il romance per mettere Mary davanti a versioni differenti della vita che potrebbe scegliere. Attrazione, sicurezza, indipendenza e desiderio non coincidono necessariamente e capire ciò che vuole diventa importante quanto trovare qualcuno che la voglia. In una società in cui per una donna matrimonio e stabilità economica sono strettamente collegati, immaginare di poter costruire un’esistenza soddisfacente senza affidare interamente il proprio futuro a un marito diventa già una forma di ribellione.
È anche ciò che permette alla serie di parlare al presente senza trasformare Mary in una donna del XXI secolo accidentalmente finita nella Reggenza. Le possibilità che ha davanti rimangono quelle del suo tempo, ma il bisogno di separare le aspettative degli altri dai propri desideri rende il suo percorso immediatamente riconoscibile.
Ella Bruccoleri è il cuore della serie

Gran parte del risultato poggia inevitabilmente su Ella Bruccoleri, che trova il difficile equilibrio necessario per rendere Mary vulnerabile senza farne una vittima e buffa senza trasformarla in una macchietta.
La sua è soprattutto un’interpretazione fatta di piccoli gesti. Mary abbassa lo sguardo, sistema gli occhiali, trattiene una reazione o cerca disperatamente di capire cosa ci si aspetti da lei. Bruccoleri riesce a mostrare il cambiamento della protagonista senza bisogno di trasformazioni improvvise: la Mary degli ultimi episodi è ancora perfettamente riconoscibile come la ragazza incontrata a Longbourn, ma occupa lo spazio intorno a sé in maniera completamente diversa.
Ed è importante che sia così. Sarebbe stato molto più facile costruire la classica storia della ragazza trascurata che, una volta lontana da casa, si rivela improvvisamente straordinaria. The Other Bennet Sister sceglie invece una strada più delicata. Mary non ha bisogno di diventare Elizabeth e nemmeno di dimostrare alla famiglia che si sbagliava su tutto. Ha bisogno di smettere di ascoltare quella voce che le ripete di non essere abbastanza, anche quando sua madre non è più nella stanza.
Una rilettura di Austen che trova una voce propria

Non tutto funziona con la stessa precisione. La prima parte indugia eccessivamente sull’infelicità di Mary e alcune scene insistono più del necessario sugli stessi concetti. La caratterizzazione di Mrs Bennet è spesso troppo esasperata e qualche momento di puro omaggio al period drama romantico rischia di apparire costruito appositamente per soddisfare il pubblico.
Sono però limiti che diventano meno evidenti quando Mary lascia Longbourn e il racconto può finalmente muoversi in territori meno vincolati alla storia originale. Da quel momento la serie acquista maggiore sicurezza, proprio come la sua protagonista.
Il risultato è un period drama romantico, ironico e soprattutto molto affettuoso nei confronti di una ragazza che per oltre due secoli è rimasta “l’altra sorella Bennet”. La scelta più riuscita di The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto è concederle finalmente una storia senza fingere che Jane Austen avesse semplicemente dimenticato di dirci quanto fosse eccezionale. Mary è interessante proprio perché non è Elizabeth Bennet. È insicura, goffa, curiosa, a volte ingenua e spesso troppo seria, ma lentamente impara a non chiedere scusa per esserlo.
Ed è proprio qui che la serie trova il suo lieto fine più convincente: non semplicemente nella possibilità che qualcuno scelga Mary, ma nel momento in cui Mary comincia finalmente a scegliere se stessa.
La recensione in breve
PRO
- Ella Bruccoleri rende Mary Bennet una protagonista tenera, complessa e profondamente credibile
- Il percorso di emancipazione di Mary riesce a dare nuova vita all'universo di Orgoglio e pregiudizio
- La serie trova la sua parte migliore quando lascia Longbourn e permette a Mary di costruire finalmente una vita propria
- Il romance funziona senza mettere in secondo piano la crescita personale della protagonista
- Il tono leggero e ironico si accompagna bene a una riflessione più moderna sull'identità e sulle aspettative imposte alle donne
CONTRO
- I primi episodi insistono eccessivamente sull'emarginazione di Mary, finendo per ribadire più volte lo stesso concetto
- Mrs Bennet è talmente esasperata nella sua crudeltà verso Mary da risultare a tratti caricaturale
- Il ritmo non è sempre uniforme e alcune sequenze avrebbero beneficiato di maggiore sintesi
- Qualche concessione ai cliché del period romance appare più costruita rispetto alla naturalezza del resto della storia
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Voto Cinemaserietv.it
