La serie: The Witcher – Stagione 4 (2025)
Titolo originale: The Witcher – Season 4
Ideazione: Lauren Schmidt Hissrich (basata sulla saga di Andrzej Sapkowski)
Sceneggiatura: Lauren Schmidt Hissrich, Mike Ostrowski, Tania Lotia, Matthew D’Ambrosio
Genere: Fantasy, Azione, Avventura, Dramma
Cast: Liam Hemsworth, Anya Chalotra, Freya Allan, Joey Batey, Laurence Fishburne, Mecia Simson, Cassie Clare, Meng’er Zhang, Hugh Skinner, Robbie Amell
Durata: 8 episodi da circa 60 minuti ciascuno
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Netflix
Trama: Dopo gli eventi di Aretuza, Geralt è ferito e in fuga attraverso un Continente sconvolto dalla guerra. Yennefer tenta di ricostruire l’ordine delle maghe e di mantenere un fragile equilibrio politico, mentre Ciri – nascosta sotto il nome di Falka – si unisce ai Rats, un gruppo di banditi che la trascina verso il lato più oscuro del suo potere. Tra battaglie, nuove alleanze e destini incrociati, la stagione prepara la resa dei conti che deciderà il futuro del Continente.
A chi è consigliata? The Witcher – Stagione 4 è consigliata a chi ama il fantasy adulto, le saghe corali e i racconti di trasformazione. Perfetta per chi ha seguito le prime stagioni e vuole scoprire come la serie affronta il cambio di protagonista, ma anche per chi cerca un equilibrio tra azione spettacolare e introspezione emotiva.
La quarta stagione di The Witcher è il capitolo della metamorfosi. Dopo tre anni legati indissolubilmente all’immagine di Henry Cavill, la serie Netflix affida la spada d’argento a Liam Hemsworth. Un passaggio che nessun fan avrebbe potuto accogliere senza diffidenza. Eppure, una volta superato l’impatto iniziale, la serie riesce a trasformare l’assenza in occasione.
Il nuovo Geralt è meno statuario e più terreno, più vulnerabile che eroico. Dove Cavill incarnava il simbolo, Hemsworth rappresenta la fatica. La sceneggiatura sfrutta questo cambiamento rendendolo parte del personaggio: un guerriero ferito, costretto a ricominciare, che guarda il mondo con malinconia invece che con rabbia. È un Geralt diverso, ma coerente con la sua evoluzione.
Tre strade, un unico destino

La stagione si divide in tre percorsi narrativi ben distinti, legati solo dal desiderio di ricongiungimento.
Geralt, con il ginocchio distrutto dopo lo scontro con Vilgefortz, attraversa un Continente in rovina accompagnato da Milva, Jaskier e da un gruppo di alleati inediti. Il viaggio è fisico e interiore insieme, un lungo cammino di guarigione che lo mette a confronto con nuovi mostri e nuove paure.
Yennefer, invece, si assume il peso della leadership: dopo la distruzione di Aretuza, riunisce le maghe superstiti e si prepara a una guerra magica senza precedenti. È lei a portare in scena le sequenze più spettacolari, tra portali, battaglie e alleanze precarie.
Ciri, infine, cerca di scappare dal proprio nome. Si nasconde dietro l’identità di Falka e si unisce ai Rats, un gruppo di ladri e assassini che la costringe a misurarsi con la parte più oscura di sé. È il suo arco più intimo, in bilico tra rabbia, desiderio e autodistruzione.
Una narrazione più chiara

La quarta stagione corregge molti difetti del passato. Il racconto abbandona la confusione cronologica e ritrova una linearità che mancava da tempo. Gli episodi scorrono con naturalezza e la divisione in tre linee parallele rende la storia più leggibile, senza rinunciare alla complessità geopolitica che definisce il mondo di The Witcher.
Le otto puntate sono costruite come capitoli autonomi di un grande viaggio, con un ritmo più serrato e un equilibrio più riuscito tra azione e dialoghi. Alcuni episodi centrali – come la battaglia delle maghe o la lunga marcia di Geralt – restituiscono finalmente la sensazione di assistere a una saga epica, ma anche emotiva.
Hemsworth convince a metà

Liam Hemsworth non sostituisce Cavill, lo reinterpreta. La sua fisicità è meno carismatica, la voce meno incisiva, ma la recitazione cresce episodio dopo episodio. Dove all’inizio prevale l’impaccio, nella seconda parte della stagione emerge una vulnerabilità che rende il personaggio più umano.
Non ha l’intensità glaciale del suo predecessore, ma riesce a restituire l’idea di un Geralt stanco, ferito e finalmente capace di lasciarsi guidare dai sentimenti. L’alchimia con il nuovo gruppo funziona, soprattutto nei momenti più quieti, in cui il silenzio diventa linguaggio. È una versione meno iconica, ma più empatica.
Le vere protagoniste: Yennefer e Ciri

Se la trasformazione di Geralt divide, la crescita di Yennefer e Ciri conquista.
Yennefer diventa il perno morale della stagione: prende decisioni difficili, guida un esercito di maghe e dimostra un’autorità che la scrittura finalmente riconosce. La sua trama fonde potere e vulnerabilità, regalando ad Anya Chalotra il ruolo più maturo della serie.
Ciri, invece, attraversa un percorso più tormentato. Lontana da Geralt e Yennefer, sperimenta la libertà come condanna. Il legame con Mistle le offre un’ombra di tenerezza in un mondo brutale, ma anche un riflesso di quanto sia facile perdere sé stessi. È la prima volta che la serie la mostra davvero sola, e Freya Allan regge il peso con sorprendente sicurezza.
Spettacolo e introspezione

Dal punto di vista tecnico, la stagione raggiunge un equilibrio che le precedenti avevano solo sfiorato. Le battaglie magiche, le coreografie di combattimento e la varietà delle creature mantengono alto il livello visivo, ma sono al servizio della storia e non il contrario.
L’episodio ambientato a Montecalvo, con la convergenza delle maghe in un unico fronte, è uno dei momenti più spettacolari di tutto The Witcher. Ma anche le scene più intime – come i dialoghi notturni tra Geralt e Regis – mostrano una regia più attenta ai personaggi che al puro effetto.
Tutto in questa stagione sembra preparare il terreno per il gran finale. Le linee narrative non si chiudono, ma si dispongono in attesa di una resa dei conti.
C’è il sapore di una calma prima della tempesta, di un mondo che sta per esplodere. Eppure, invece di frustrare, questa incompiutezza funziona: The Witcher 4 non è la stagione delle risposte, ma quella della maturità.
Non punta a sorprendere, ma a costruire – e in questo senso è la più consapevole della serie. Forse meno brillante, ma più solida.
La recensione in breve
The Witcher 4 è la stagione della trasformazione: un cambio di volto, una scrittura più matura e un mondo che ritrova ordine. Hemsworth non eguaglia Cavill, ma regge il passo. Yennefer e Ciri brillano, e la serie trova una nuova direzione prima del gran finale.
Pro
- Struttura più chiara e lineare rispetto alle stagioni precedenti
- Yennefer e Ciri finalmente centrali e ben sviluppate
- Regia e azione di alto livello
- Introduzione riuscita di Regis e nuovi comprimari
- Toni più maturi e introspezione più efficace
Contro
- Hemsworth impiega tempo per trovare la propria voce
- Alcuni episodi intermedi risultano di transizione
- L’arco dei Rats è debole e frammentato
- Finale più preparatorio che conclusivo
- Voto CinemaSerieTV.it
