Dopo quattro stagioni di Valeria, il film Eravamo canzoni e il successo di Un racconto perfetto, Netflix torna ancora una volta nell’universo di Elísabet Benavent con Tutta la verità delle mie bugie, adattamento dell’omonimo romanzo della scrittrice spagnola. Questa volta bastano cinque episodi, una roulotte, una despedida de soltera e un gruppo di amici che si conosce fin troppo bene per costruire una commedia romantica estiva fatta di sentimenti mai confessati, vecchie relazioni e segreti destinati inevitabilmente a venire fuori.
Diretta da María Togores e Marina Pérez, con quest’ultima anche alla sceneggiatura insieme a Montaña Marchena, la miniserie disponibile su Netflix dal 28 agosto non sorprende particolarmente per ciò che racconta. Eppure riesce a trasformare una materia piuttosto familiare in cinque episodi piacevoli e scorrevoli, soprattutto grazie a un cast che funziona molto bene insieme. Perché, nonostante la storia d’amore occupi inevitabilmente il centro della scena, Tutta la verità delle mie bugie dà il meglio di sé quando racconta qualcosa di altrettanto importante: quanto possa essere complicato continuare a essere amici mentre le vite di tutti iniziano a cambiare.
Un viaggio in cui diventa impossibile continuare a mentire

Coco (Itziar Manero) e Marín (Daniel Ibáñez) sono migliori amici, vivono insieme da anni e condividono praticamente tutto. O quasi. Coco è infatti innamorata di lui, ma confessarglielo significherebbe rischiare di compromettere non soltanto il loro rapporto, ma anche gli equilibri dell’intero gruppo: Marín ha avuto una relazione con Aroa (Lucía de la Fuente), una delle sue migliori amiche.
La situazione diventa ancora più complicata quando Coco, Marín, Aroa, Gus (Ricardo Gómez), Loren (Brays Efe) e Blanca (Clara Sans) partono in roulotte da Madrid verso Mazarrón per festeggiare l’addio al nubilato di quest’ultima. Quello che dovrebbe essere qualche giorno tra amici diventa presto una convivenza esplosiva. Ognuno è partito portandosi dietro qualcosa che non ha detto agli altri e, tra gelosie, sentimenti nascosti e vecchi rancori, mantenere intatta la versione della realtà costruita negli anni diventa sempre più difficile.
È una premessa semplice e dichiaratamente costruita per far saltare progressivamente gli equilibri. La serie non nasconde mai dove vuole arrivare e alcune rivelazioni sono facilmente prevedibili, ma il formato breve le permette di procedere senza troppi tempi morti.
La storia d’amore funziona, ma sono gli amici a fare davvero la serie

Il rapporto tra Coco e Marín costituisce il filo conduttore, ma uno degli aspetti più interessanti di Tutta la verità delle mie bugie è il tentativo di non trattare l’amicizia semplicemente come uno sfondo della storia romantica. Benavent torna invece su una questione presente spesso nelle sue storie: perché crescendo siamo portati a considerare la relazione sentimentale come il legame destinato inevitabilmente ad avere la precedenza su tutti gli altri?
Il viaggio diventa così il momento in cui sei persone vicine alla trentina devono confrontarsi con il fatto che volersi bene non significa necessariamente conoscersi davvero. C’è chi mente per proteggere un amico, chi tace per paura di perdere il proprio posto nel gruppo e chi continua a portare avanti relazioni e dinamiche che forse appartengono ormai a una fase diversa della propria vita.
La serie avrebbe potuto approfondire maggiormente questa dimensione. Quando arriva il momento di scegliere tra le implicazioni più scomode dei conflitti e le esigenze della commedia romantica, tende quasi sempre a preferire queste ultime. Ma nei momenti migliori riesce comunque a raccontare bene quella sensazione particolare di trovarsi alla fine di un’età della vita e capire che anche le amicizie apparentemente più solide devono cambiare per poter sopravvivere.
Un cast che rende credibile il gruppo

È soprattutto il cast a impedire che personaggi piuttosto riconoscibili rimangano semplici archetipi. Itziar Manero rende bene la contraddizione di Coco, apparentemente spontanea e impulsiva ma terrorizzata dalle conseguenze che potrebbe avere dire finalmente ciò che prova. Daniel Ibáñez trova invece in Marín un buon equilibrio tra sicurezza e fragilità, e insieme i due possiedono la naturalezza necessaria per rendere credibile un rapporto costruito su anni di confidenza.
Ma Tutta la verità delle mie bugie funziona ancora meglio quando mette tutti i protagonisti nella stessa stanza. I dialoghi collettivi, le battute, le tensioni che emergono improvvisamente e il modo in cui ciascuno conosce debolezze e segreti degli altri restituiscono una discreta sensazione di familiarità.
A emergere sul versante comico è soprattutto Brays Efe nei panni di Loren, confidente e mediatore del gruppo che spesso conosce più cose di quante dovrebbe. Il rischio di relegarlo nel ruolo dell’amico divertente rimane, ma Efe sfrutta molto bene tempi comici e reazioni, diventando uno dei personaggi più immediatamente memorabili della miniserie.
Una commedia estiva piacevole che rischia poco

Visivamente la serie rimane nel territorio già esplorato dagli adattamenti di Benavent. Le spiagge di Mazarrón, il viaggio e la fotografia luminosa costruiscono quell’atmosfera da fine estate che accompagna perfettamente il racconto, anche se manca la ricercatezza visiva che aveva reso Un racconto perfetto uno degli adattamenti più riusciti dell’autrice.
La regia preferisce concentrarsi sui personaggi e sfrutta bene la convivenza forzata nella roulotte, ma raramente cerca soluzioni particolarmente personali. Lo stesso vale per la scrittura: alcuni dialoghi cadono nel cliché, certi segreti sembrano emergere esattamente nel momento necessario a rimettere in moto la trama e diversi conflitti vengono risolti con maggiore facilità di quanto la loro costruzione lasciasse immaginare.
È qui che emerge il principale limite della serie. Tutta la verità delle mie bugie parla della difficoltà di dire la verità, delle gerarchie che creiamo tra amore e amicizia e della paura di perdere le persone a cui siamo legati, ma raramente porta questi temi fino alle conseguenze più dolorose. Anche il finale risulta meno incisivo dell’esplosione emotiva che lo precede.
Tutta la verità delle mie bugie sa esattamente che serie vuole essere

Non è una serie particolarmente innovativa e non prova neppure a esserlo. Tutta la verità delle mie bugie preferisce offrire cinque episodi leggeri, romantici e facilmente divorabili, affidandosi soprattutto alla chimica del suo gruppo di protagonisti. Ed è proprio quando smette di preoccuparsi dei meccanismi romantici e lascia semplicemente questi sei amici parlare, litigare e ferirsi che trova i suoi momenti migliori.
Rimane la sensazione che da alcune dinamiche si sarebbe potuto ricavare qualcosa di più profondo e che l’adattamento scelga troppo spesso la strada più rassicurante. Ma il ritmo, l’ambientazione estiva e soprattutto un cast molto affiatato compensano almeno in parte la prevedibilità. Non sarà l’adattamento più riuscito di Benavent, ma è una commedia romantica piacevole che comprende come, qualche volta, una storia d’amore funzioni meglio quando intorno c’è anche un’amicizia in cui vale la pena credere.
La recensione in breve
Tutta la verità delle mie bugie trasforma una despedida de soltera in un viaggio tra sentimenti nascosti, gelosie e amicizie messe alla prova. La miniserie Netflix non rischia molto e alcune dinamiche risultano prevedibili, ma il formato breve, l'atmosfera estiva e soprattutto un cast molto affiatato la rendono una commedia romantica piacevole e scorrevole.
PRO
- La naturalezza del cast
- La chimica tra Itziar Manero e Daniel Ibáñez
- Brays Efe e il suo ottimo timing comico
- Il racconto dell'amicizia accanto a quello romantico
CONTRO
- Alcuni personaggi rimangono troppo legati agli archetipi
- Diversi conflitti sono prevedibili
- Manca un po' di coraggio nell'approfondire i temi
- Un finale meno incisivo del previsto
- Voto CinemaSerieTv
