La serie: Vladimir (2026)
Creata da: Julia May Jonas
Cast: Rachel Weisz, Leo Woodall, John Slattery, Jessica Henwick, Ellen Robertson, Matt Walsh, Kayli Carter
Genere: Drammatico
Durata: 8 episodi (circa 30 minuti)
Dove l’abbiamo vista: Netflix
Trama: Una docente universitaria si trova a gestire lo scandalo che coinvolge il marito, accusato di relazioni con studentesse. Mentre il caso scuote il campus, la donna sviluppa un’ossessione per un giovane collega appena arrivato all’università.
A chi è consigliata? Vladimir è consigliata a chi cerca serie adulte e provocatorie, più interessate alla complessità psicologica dei personaggi che a una narrazione convenzionale.
In un panorama televisivo sempre più dominato da narrazioni semplificate e morali nette, Vladimir è una rarità: una serie che rifiuta di offrire risposte facili. L’adattamento del romanzo di Julia May Jonas diventa, nella sua versione televisiva, un racconto caustico e profondamente ambiguo sul desiderio, sul potere e sull’ipocrisia delle relazioni contemporanee.
Al centro della storia c’è una protagonista senza nome, interpretata da Rachel Weisz, docente universitaria di letteratura inglese che si trova improvvisamente al centro di uno scandalo accademico. Il marito John (John Slattery), anche lui professore nello stesso campus, è accusato di aver avuto relazioni sessuali con alcune studentesse. Lui insiste che fossero consensuali e avvenute “in un’altra epoca”, prima che le regole cambiassero. Ma nel clima culturale attuale questa difesa appare sempre più fragile.
La serie si inserisce così nel filone delle storie ambientate nel mondo universitario – tra dinamiche di potere, cancel culture e conflitti generazionali – ma evita accuratamente qualsiasi approccio didascalico.
Il ritratto di un’anti-eroina

Il vero cuore della serie è la protagonista. Apparentemente elegante, colta e razionale, questa docente progressivamente rivela un lato molto più contraddittorio e meno nobile. Mentre cerca di difendere il marito e salvare la propria reputazione, sviluppa infatti un’ossessione per Vladimir (Leo Woodall), giovane e affascinante collega appena arrivato nel dipartimento.
Ciò che inizialmente appare come un innocuo flirt si trasforma rapidamente in qualcosa di più inquieto e compulsivo. La protagonista osserva ogni gesto di Vladimir, analizza ogni parola, costruisce interi scenari mentali attorno alla possibilità di una relazione che forse non esiste nemmeno davvero.
La serie segue questo processo dall’interno della sua mente, trasformando il desiderio in un territorio instabile dove fantasia, autoinganno e realtà si confondono continuamente.
Rachel Weisz straordinaria

Gran parte della forza della serie risiede nella performance di Rachel Weisz. L’attrice costruisce una figura allo stesso tempo brillante e profondamente disturbante: una donna acuta, ironica e colta, ma anche egocentrica, manipolatrice e incapace di vedere davvero gli altri.
Il personaggio non viene mai reso “piacevole” o giustificato. Al contrario, Vladimir insiste nel mostrarne le contraddizioni e le ipocrisie, lasciando allo spettatore il compito di confrontarsi con una protagonista che può risultare tanto affascinante quanto respingente.
Leo Woodall, nel ruolo dell’oggetto del desiderio, lavora invece su una presenza volutamente sfuggente. Vladimir rimane in gran parte indecifrabile perché lo vediamo quasi esclusivamente attraverso lo sguardo della protagonista.
Desiderio, potere e autoinganno

Ciò che rende Vladimir così interessante è il modo in cui utilizza questa ossessione per interrogare questioni più ampie: il rapporto tra desiderio e potere, la percezione generazionale delle relazioni, e la difficoltà di confrontarsi onestamente con se stessi.
La serie suggerisce che il desiderio non sia necessariamente una connessione tra due persone, ma piuttosto uno specchio in cui osserviamo le nostre paure, le nostre frustrazioni e il nostro bisogno di sentirci ancora vivi. Non è un racconto romantico, né una semplice satira accademica. È piuttosto uno studio psicologico sul modo in cui le persone raccontano storie a se stesse per giustificare ciò che desiderano.
Una serie volutamente scomoda

Il punto di vista così radicalmente soggettivo rende la visione a tratti impegnativa. Il tono rimane costantemente ironico, sarcastico, quasi distaccato, e questo può impedire alla serie di raggiungere momenti emotivi più profondi.
Eppure proprio questa scelta stilistica rende Vladimir qualcosa di raro: una serie adulta, intelligente e disposta a esplorare zone morali grigie senza offrire soluzioni rassicuranti.
La recensione in breve
Una serie intelligente e provocatoria che usa l’ossessione romantica per esplorare desiderio, potere e autoinganno con grande ambiguità morale.
PRO
- Performance magnetica di Rachel Weisz
- Scrittura brillante e ironica
- Ritratto psicologico complesso e provocatorio
- Approccio adulto ai temi di desiderio e potere
CONTRO
- Punto di vista molto chiuso che può risultare alienante
- Tono emotivamente freddo
- Alcuni personaggi restano volutamente poco sviluppati
- Voto CinemaSerieTV
