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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Zero day, la recensione: Robert De Niro e il lato oscuro del potere

Zero day, la recensione: Robert De Niro e il lato oscuro del potere

La recensione di Zero Day su Netflix, un thriller politico intrigante ma sbilanciato nel ritmo che cattura per il suo cast stellare.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana20 Febbraio 2025
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Zero day, una scena (fonte: Netflix)
Zero day, una scena (fonte: Netflix)
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La serie: Zero Day, 2024. Creata da: Eric Newman, Noah Oppenheim, Michael S. Schmidt.
Cast: Robert De Niro, Lizzy Caplan, Jesse Plemons, Joan Allen, Connie Britton, Angela Bassett. Genere: Thriller, drammatico, politico. Durata: Circa 45-60 minuti/6 episodi.
Dove l’abbiamo visto: su Netflix in lingua originale.

Trama: Zero Day è un thriller politico avvincente che ruota attorno a un attacco cyber su scala globale e alle indagini che ne seguono. Robert De Niro interpreta un ex presidente degli Stati Uniti che si trova coinvolto in una cospirazione che minaccia la sicurezza nazionale. Mentre il panico si diffonde e i confini tra verità e manipolazione si fanno sempre più labili, la serie esplora i pericoli della disinformazione e le fragilità dei governi moderni in un’epoca dominata dalla guerra informatica.

A chi è consigliato? A chi ama i thriller politici densi di tensione, le storie di cospirazione governativa e le serie come The Night Agent, The Bodyguard o Homeland. Imperdibile per chi apprezza una narrazione intelligente con un cast di alto livello.


Netflix si tuffa ancora una volta nel genere del thriller politico con Zero Day, una miniserie in sei episodi che vanta un cast stellare guidato da Robert De Niro nel suo primo vero ruolo da protagonista in una serie TV. Con un’ambientazione che punta ad affrontare temi di attualità come il cyberterrorismo e le fragilità del sistema politico americano, la serie si presenta come un progetto ambizioso che, tuttavia, fatica a trovare un equilibrio tra il suo intento serio e la sua esecuzione altalenante.

Robert De Niro: una performance sprecata?

Zero day, una scena (fonte: Netflix)
Zero day, una scena (fonte: Netflix)

Il due volte premio Oscar interpreta George Mullen, un ex presidente degli Stati Uniti noto per la sua capacità di dialogare con entrambe le parti politiche. Dopo aver scelto di non ricandidarsi per motivi misteriosi, Mullen si ritrova improvvisamente sotto i riflettori quando un devastante cyberattacco, denominato Zero Day, causa il caos nel paese e porta alla creazione di una commissione d’inchiesta. Mullen viene incaricato di guidarla, nonostante dia l’impressione di non avere alcuna competenza in materia tecnologica.

De Niro ha alcuni momenti di grande intensità, soprattutto nelle scene in cui la sua salute mentale sembra vacillare, ma il problema principale è che non sembra mai interagire in maniera realmente significativa con il resto del cast. Questo porta a una mancanza di chimica tra i personaggi, un difetto grave in una serie basata su una complessa rete di relazioni e intrighi.

Un cast di talento, ma poco sfruttato

Una scena di Zero Day (fonte: Netflix)
Una scena di Zero Day (fonte: Netflix)

Oltre a De Niro, Zero Day può contare su attori del calibro di Angela Bassett, Connie Britton, Jesse Plemons e Lizzy Caplan, ognuno con un ruolo potenzialmente interessante ma mai davvero approfondito. Bassett, nel ruolo della presidente Evelyn Mitchell, conferisce autorità al personaggio ma non ha molto spazio per brillare.

Britton interpreta la ex capo dello staff di Mullen, la cui storia passata sembra più intrigante di ciò che effettivamente vediamo in scena. Plemons, nei panni di un ambiguo collaboratore di Mullen, è probabilmente uno degli attori più sottovalutati della serie, capace di regalare momenti di grande tensione nonostante la scrittura non gli dia il giusto respiro. Dan Stevens, nei panni di un commentatore televisivo in stile Tucker Carlson, è forse l’unico a sembrare davvero a suo agio, offrendo una performance caricaturale ma efficace.

Una trama che oscilla tra realismo e ingenuità

Zero day, una scena (fonte: Netflix)
Zero day, una scena (fonte: Netflix)

Uno degli elementi più frustranti di Zero Day è la sua indecisione nel trattare la propria materia con il giusto equilibrio tra realismo e intrattenimento. La serie prende spunto da eventi e figure reali, ma evita deliberatamente di affrontare le questioni politiche con una prospettiva approfondita, preferendo rimanere su un vago centrismo che rischia di risultare superficiale. Le citazioni a fenomeni contemporanei come le minacce informatiche e la disinformazione sono presenti, ma non vengono mai esplorate con la profondità necessaria per renderle realmente incisive.

Ritmo e struttura: una narrazione sbilanciata

Zero day, una scena (fonte: Netflix)
Zero day, una scena (fonte: Netflix)

Con soli sei episodi, Zero Day avrebbe potuto puntare su una narrazione serrata e adrenalinica, ma invece si perde in una gestione del ritmo incostante. Mentre alcune sequenze di tensione funzionano bene, altre risultano lente e prive di mordente, con personaggi che si muovono tra luoghi e situazioni in maniera poco credibile. Le sequenze che dovrebbero essere cariche di suspense spesso si diluiscono in dialoghi poco incisivi, e la risoluzione del mistero principale appare affrettata e poco soddisfacente.

Nonostante venga presentata come una miniserie, Zero Day si conclude con un finale che lascia spazio a una possibile continuazione. Questo potrebbe essere un vantaggio se la serie riuscisse a correggere i suoi difetti in un’eventuale seconda stagione, ma al momento la sensazione è quella di un’occasione mancata.

La voglia di trattare temi importanti c’è, così come la presenza di un cast eccezionale, ma senza una scrittura più focalizzata e un’identità narrativa più definita, Zero Day rimane un thriller politico poco incisivo.

La recensione in breve

6.5 Sbilanciata

Zero Day è una miniserie thriller politica di Netflix che, nonostante un cast stellare guidato da Robert De Niro, fatica a trovare un equilibrio tra intrattenimento e realismo. La trama, che ruota attorno a un devastante cyberattacco e alla conseguente indagine dell'ex presidente George Mullen, ha spunti interessanti ma viene penalizzata da una sceneggiatura poco approfondita e da un ritmo incostante. Mentre alcune performance brillano, la serie non riesce a sviluppare appieno i suoi personaggi e si conclude con un finale aperto che lascia più dubbi che certezze.

Pro
  1. Cast di alto livello con Robert De Niro, Angela Bassett e Jesse Plemons.
  2. Alcune sequenze di tensione ben costruite.
  3. Temi attuali e potenzialmente interessanti (cyberterrorismo, politica contemporanea).
Contro
  1. Ritmo narrativo incostante con momenti troppo lenti.
  2. Personaggi poco sviluppati e chimica tra attori poco convincente.
  3. Superficialità nell’approfondire i temi trattati.
  4. Finale aperto che lascia la sensazione di un’occasione mancata.
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
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