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Home » Serie TV » The Last of Us 2: spiegazione del finale shock e cosa ci aspetta nella stagione 3

The Last of Us 2: spiegazione del finale shock e cosa ci aspetta nella stagione 3

Il finale shock di The Last of Us 2 apre nuovi scenari: vendetta, redenzione e il lascito morale di Joel al centro della storia.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana27 Maggio 2025
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Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
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Dopo sette episodi intensi, la seconda stagione di The Last of Us si conclude con un colpo di scena che ha lasciato il pubblico senza fiato. Ma al di là dell’effetto immediato, il finale racchiude numerosi indizi su dove andrà la storia, quali sono i conflitti ancora aperti e come la narrazione si evolverà nella stagione 3 (e con tutta probabilità anche in una quarta). Ecco tutto quello che c’è da sapere, analizzato per punti chiave.

Un epilogo nel segno dell’ambiguità

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

L’ultimo episodio si chiude con una delle scene più controverse della serie: Abby (Kaitlyn Dever) punta una pistola contro Ellie (Bella Ramsey) e fa fuoco. Ma il pubblico non vede dove va a finire il colpo: lo schermo diventa nero e poi si torna indietro nel tempo, lasciando la sorte di Ellie in sospeso. Un espediente narrativo che riecheggia le serie più provocatorie, ma anche un potenziale azzardo in termini di fidelizzazione del pubblico. Ellie è viva? È stata ferita? O è Dina (Isabela Merced), mai mostrata in quella scena, a intervenire all’ultimo? Tutte possibilità ancora aperte.

Il prezzo della vendetta

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

Il cuore pulsante della seconda stagione di The Last of Us – e del suo devastante finale – è il viaggio interiore di Ellie, un percorso scandito da dolore, furia e perdita. La morte di Joel ha lasciato in lei un vuoto profondo, un trauma che non riesce a elaborare se non trasformandolo in una missione di vendetta. Ma nel momento in cui uccide Owen e Mel, due persone che non conosce davvero, qualcosa si spezza. Lo spettatore avverte in Ellie non solo il rimorso, ma anche una nuova consapevolezza: quella di essere diventata ciò che odiava.

La scena della morte di Mel è centrale. La scoperta che fosse incinta – e che Ellie, pur non volendolo, ha tolto la vita a due esseri umani – rappresenta uno shock etico e personale. In quell’istante, Ellie smette di essere semplicemente una vittima e si trasforma in una carnefice. Ma è anche un momento di empatia improvvisa: immagina Dina al posto di Mel, immagina sé stessa al posto di Abby. Il confine tra giusto e sbagliato si dissolve. Da quel punto in poi, Ellie inizia a interrogarsi sulle sue scelte, a provare vergogna, senso di colpa, e – forse – una forma primitiva di redenzione.

Eppure, questa presa di coscienza non basta a fermare l’ingranaggio. Per quanto Ellie voglia tornare a casa, per quanto decida di salvare Tommy e rinunciare all’ultima vendetta, il danno è ormai fatto. Jesse muore per proteggerla. Abby, consumata a sua volta dalla sete di giustizia, non è disposta a perdonare. Così, la vendetta che Ellie ha inseguito finisce per diventare la sua condanna: non solo la allontana dalle persone che ama, ma la trascina in un circolo vizioso da cui sembra impossibile uscire. Il prezzo da pagare non è solo la sofferenza, ma l’identità stessa.

Un ciclo infinito di sangue

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

La serie The Last of Us si fonda sull’inesorabilità delle conseguenze. Nessuna azione è isolata, nessuna scelta rimane senza effetto. Il confronto finale tra Ellie e Abby non è altro che l’ultima tessera di un domino cominciato molto prima, nel momento in cui Joel ha ucciso il padre di Abby per salvare Ellie. È da lì che si innesca il ciclo: Abby cresce coltivando l’odio, uccide Joel per vendetta, ed Ellie si trasforma a sua volta in carnefice. Ogni personaggio risponde alla violenza con altra violenza, in una spirale che si avvolge su sé stessa senza mai trovare uno sbocco.

La scena conclusiva della stagione – con Abby che pronuncia “Ti ho lasciata vivere, e tu hai sprecato l’occasione” prima di puntare l’arma contro Ellie – è la sintesi perfetta di questo eterno ritorno dell’odio. È la frase di chi ha già provato a interrompere il ciclo, ma è stata delusa. Nessuno dei due personaggi riesce davvero a liberarsi. Ognuno è intrappolato in una logica tribale, dove il perdono è visto come debolezza, e la vendetta come dovere.

La serie ci invita a riflettere sul concetto stesso di giustizia in un mondo post-apocalittico. Quando la legge non esiste più, cosa distingue l’eroe dal mostro? È una domanda che non ha risposte semplici. Abby e Ellie sono due volti dello stesso trauma, due anime lacerate che si inseguono a vicenda convinte di avere una causa giusta. Ma ciò che resta, alla fine, è solo sangue. Se The Last of Us vuole davvero andare oltre la tragedia, dovrà prima dimostrare che spezzare il ciclo è possibile. E che l’empatia può essere più forte della vendetta.

Jesse e Tommy: due destini opposti

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

Jesse (Young Mazino) muore improvvisamente, ucciso da Abby in una scena tanto rapida quanto scioccante. La sua morte è una diretta conseguenza delle azioni di Ellie, che lui aveva comunque scelto di aiutare. Tommy (Gabriel Luna), invece, sopravvive ma viene ferito. Questi due personaggi, fondamentali nel mostrare ad Ellie un’altra via oltre alla violenza, pagano un prezzo altissimo. E sarà interessante vedere come questo influenzerà le scelte future di Dina, rimasta in secondo piano ma più determinante che mai per la prosecuzione della storia.

Un finale doppio: lo sguardo di Abby

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

La scena finale è un flashback che ci porta a tre giorni prima degli eventi culminanti, ma dal punto di vista di Abby. La troviamo in un’arena riconvertita dalla WLF (Washington Liberation Front), immersa in una quotidianità fatta di coltivazioni e animali. Questo passaggio suggerisce non solo una ripartenza narrativa, ma anche un cambio di prospettiva che sarà centrale nella stagione 3: racconteremo quegli stessi giorni a Seattle, ma attraverso gli occhi di Abby. Proprio come nel videogioco, dove il giocatore vive metà della storia nei panni della ragazza che ha ucciso Joel.

La stagione 3 sarà il punto di vista di Abby?

Una scena di The Last of Us 2 (fonte: HBO)
Una scena di The Last of Us 2 (fonte: HBO)

Craig Mazin e Neil Druckmann hanno confermato che la stagione 2 ha coperto solo una parte degli eventi di The Last of Us Part II e che serviranno almeno due stagioni per completare l’arco narrativo. Il che significa che la terza stagione potrebbe concentrarsi quasi interamente su Abby. Vedremo ciò che è accaduto dal suo punto di vista, le dinamiche con il WLF, il suo rapporto con Isaac (Jeffrey Wright) e, soprattutto, l’introduzione di due personaggi chiave ancora assenti nella serie: Yara e Lev. Se verrà seguito lo stesso schema del videogioco, solo verso la fine della stagione rivedremo Ellie.

A confermare questa direzione è stata anche Catherine O’Hara, interprete della terapeuta Gail, che in un’intervista a Variety ha dichiarato: “Craig [Mazin] ha detto chiaramente che la prossima stagione sarà la storia di Abby.” La showrunner non ha lasciato spazio a dubbi: il terzo capitolo della serie si concentrerà interamente sul personaggio più divisivo del franchise, seguendo fedelmente la struttura narrativa del gioco, che a metà percorso abbandona il punto di vista di Ellie per raccontare la storia attraverso gli occhi di chi ha ucciso Joel.

Si tratta di una scelta narrativa tanto coraggiosa quanto rischiosa, sia perché comporta l’assenza quasi totale di Ellie per un’intera stagione, sia perché chiede al pubblico di empatizzare con un personaggio che molti ancora vedono come “l’antagonista”. Tuttavia, è proprio questo passaggio che ha reso The Last of Us Part II uno dei videogiochi più controversi e discussi degli ultimi anni. La serie sembra intenzionata a replicare anche questa polarizzazione.

Rischio narrativo o svolta necessaria?

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

Una scelta così drastica – mettere Ellie in pausa per un’intera stagione – è rischiosa. Dopo la morte di Joel, il pubblico si è già dovuto adattare a una nuova coppia protagonista, Ellie e Dina. Un ulteriore spostamento del focus su Abby potrebbe creare una frattura definitiva. Nonostante la bravura di Kaitlyn Dever, mantenere alta la tensione e l’interesse richiederà una scrittura impeccabile. E c’è un precedente: The Walking Dead ha subito un forte calo di pubblico proprio per un cliffhanger gestito male. HBO dovrà dosare bene l’equilibrio tra fedeltà al gioco e necessità televisive.

Una guerra ancora da raccontare

Una scena dell'ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)
Una scena dell’ultimo episodio di The Last of Us Parte 2 (fonte: HBO)

Tra i molti fili lasciati in sospeso c’è anche la guerra tra WLF e Serafiti, un conflitto mostrato solo di sfuggita nella stagione 2. La distruzione del villaggio dei Serafiti, le fazioni interne al WLF e le misteriose fasciature insanguinate trovate da Ellie suggeriscono che dietro ci sia una narrazione molto più ampia. La stagione 3 avrà quindi anche il compito di esplorare un mondo più grande, mostrando il declino morale di entrambi gli schieramenti e come Abby e i nuovi personaggi cerchino di sopravvivere tra le macerie.

Il vero lascito di Joel

Una scena di The Last of Us episodio 5 (fonte: HBO)
Una scena di The Last of Us episodio 5 (fonte: HBO)

Alla radice di tutto, come un fungo che ha attecchito nel cuore della narrazione, c’è sempre una scelta: quella di Joel nel finale della prima stagione (e del primo videogioco), quando decide di salvare Ellie, consapevole che così facendo condanna il mondo a rinunciare a una possibile cura per l’infezione da Cordyceps. È una decisione profondamente umana e imperdonabilmente egoistica, che rispecchia l’amore paterno ma anche il desiderio di non perdere di nuovo una figlia. Ed è da quella scelta che si dirama tutto il caos morale che domina la seconda stagione.
L’intera spirale di vendetta e dolore che si consuma tra Abby ed Ellie nasce infatti da quel gesto: Abby vuole vendicare suo padre, il chirurgo sacrificato da Joel; Ellie vuole vendicare Joel, figura paterna e salvatore. Ognuno dei due personaggi è spinto dalla convinzione di avere il diritto di odiare, uccidere, punire. Ma The Last of Us non è una storia su chi ha ragione: è una storia su quanto può diventare tossico, distruttivo e inarrestabile il desiderio di giustizia personale quando si trasforma in ossessione.

Alla fine della seconda stagione, Ellie sembra giungere, se non a una vera redenzione, almeno a un momento di lucidità. Dopo aver ucciso Mel, incinta, e aver visto Jesse morire per proteggerla, Ellie capisce che proseguire su quel sentiero significa perdere se stessa e mettere in pericolo le persone che ama: Tommy, Dina, e la vita che avrebbero potuto costruire insieme a Jackson. Inizia, forse per la prima volta, a comprendere l’enormità di ciò che Joel ha fatto per lei – non solo in termini di azione, ma di peso morale.

Ma mentre Ellie è pronta a rinunciare alla vendetta per salvare ciò che resta della sua umanità, Abby non è ancora arrivata a quel punto. Le parole che pronuncia prima di sparare – “Ti ho lasciata vivere, e tu hai sprecato l’occasione” – come dicevamo dimostrano che anche lei è intrappolata nello stesso meccanismo. E qui si annida il cuore del conflitto futuro: due donne, entrambe vittime e carnefici, incapaci (ancora) di spezzare la catena di dolore. Il vero lascito di Joel, dunque, non è solo Ellie. È l’ombra lunga delle sue azioni. È la domanda che la serie continua a porre ai suoi spettatori: quanto vale una vita? E cosa siamo disposti a fare – o a perdere – per una persona che amiamo? Se la terza stagione saprà rispondere a queste domande senza dare risposte facili, The Last of Us non sarà solo una grande serie: sarà una tragedia contemporanea degna dei classici.

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