Considerati i segnali arrivati nelle scorse serate, la vittoria di Angelina Mango della 74.ma edizione del Festival di Sanremo non era così scontata. Ma a suo modo ha rappresentato un forte elemento d’innovazione per una manifestazione che nei cinque anni di gestione Amadeus è tornata a livelli altissimi. Sia come proposte musicali, che in termini di “vendite”, per non tacere degli ascolti costantemente alle stelle. L’ultima serata è stata lunghissima come vuole la tradizione. Luca Argentero e Claudio Gioè sono stati i rappresentanti di due prossime fiction Rai, Doc e Màkari. Gigliola Cinquetti ha festeggiato i 60 anni di Non ho l’età, con un’esibizione in cui ha vinto l’emozione. E l’incantevole Roberto Bolle nel Bolero di Ravel su coreografia di Bejart. Un regalo per tutte e tutti.
Cosa dobbiamo attenderci ora che Ama ha definitivamente annunciato il suo addio alla guida dello spettacolo più amato, odiato e commentato d’Italia? Proviamo a capirlo qui a partire però dalle nostre (sindacabili) pagelle della quinta serata e della 74.ma edizione del Festival di Sanremo.
Amadeus, voto: 7
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Amadeus ha questa particolarità: riesce sempre a rendere importanti tutte le persone al suo fianco, quasi finendo in secondo piano. Non è umiltà, ma forse una capacità, fuori dall’ordinario, di guidare i suoi show prendendosi il giusto spazio né di più né di meno. Come il mediano di Ligabue, regge tutto sulle sue spalle, rifuggendo i riflettori.
Con gli ascolti, e più in generale i numeri globali di investimenti pubblicitari e ascolti delle canzoni, potrebbe vivere di rendita per i prossimi 50 anni. E invece non lo ha fatto. Ci sta che voglia lasciare il Festival, magari mettendosi alla prova in altra maniera.
Perché allora questo voto non proprio alto? Per dirne una, perché non apprezziamo sempre il fatto di affidarsi a Fiorello, artefice di quel grosso pastrocchio su John Travolta (ieri ha anche mescolato Modugno a Michael Jackson). Forse, e diciamo forse, potrebbe anche separarsi da questa figura à la Lucignolo che fa tutte le marachelle che lui non se la sente di fare.
Promossi
Tra i promossi dell’edizione numero 74 mettiamo tutte le “spalle” di Amadeus, con una nota di merito per Giorgia che oltre alle straordinarie doti di cantante ha mostrato una grande scioltezza anche come presentatrice.

Mettiamo, naturalmente anche la vincitrice Angelina Mango (voto 8) che, partita coi favori del pronostico, ha fatto vedere poco alla volta di che pasta è fatta. Mango ci ha regalato uno dei momenti più emozionanti della storia del Festival. La cover di La rondine è da brividi. La sua canzone, La noia, farà parecchia strada. La prossima volta niente scarpe con la zeppa, però.

Promosso anche Geolier (voto 8) che non è un Carneade qualsiasi ma un artista che, al netto dei gusti personali, rappresenta una scena musicale ricca e vitale come quella napoletana. Attenzione, quindi, a bollare il suo exploit sanremese come frutto del caso.

Il nostro preferito in assoluto però è stato Ghali (voto 8) che ha portato a Sanremo una canzone importante, Casa mia, mostrando un’identità artistica (e umana) fortissima. Bravissimo. Che Mahmood (voto 8) potesse vincere il suo terzo Sanremo lo avevamo sperato, ma anche se l’impresa non è riuscita, resta uno dei talenti più puri della musica. Ha classe, presenza scenica, voce, bellezza.
Come Diodato (voto 7), del resto, che pur non producendo hit, firma canzoni sempre eleganti. Bravo. E promuoviamo anche Dargen D’Amico (voto 7,5) che con Onda alta ha portato un messaggio umano importantissimo, in un’accattivante confezione.
Old but gold

In questo paragrafo troviamo quelle e quei big, over anta, che danno una pista a colleghe e colleghi con un’energia che vorremmo avere. Lei, Loredana Bertè (vincitrice del premio della critica Mia Martini, voto 8). Quando canta non ci interessa delle possibili imperfezioni, ci lasciamo travolgere dalla sua grinta e tanto basta. Pazza non è forse il pezzo più bello che lei abbia mai portato a Sanremo, ma ha tanto cuore.
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E che dire dei Ricchi e Poveri (voto 7)? All’inizio abbiamo arricciato il naso, ma la loro canzone è un inno al carpe diem. Si sono divertiti, sono stati gioiosi, evviva sempre! In questo gruppo non possiamo non inserire Fiorella Mannoia (voto 7 alla sua eleganza) che, nonostante una canzone bruttina (per noi almeno), ha dimostrato classe ed eleganza. Avercene!
Le sorprese
Una delle sorprese più belle di questo festival è stata Marianna Mammone, alias BigMama (voto 7). Bella, elegante (ha azzeccato tutti i look), grintosa e senza peli sulla lingua, questa giovane donna che ha lottato contro tutto e tutti ha una personalità artistica che ci piace un sacco. La terremo d’occhio. Tra le sorprese mettiamo anche Alfa (voto 6,5) che da Sanremo Giovani è arrivato tra i big con tanta freschezza, concedendosi il lusso di un duetto con Roberto Vecchioni da Brividi.
Rimandati
I bravi che non si applicano sono una categoria musicale affollatissima, specialmente durante il Festival di Sanremo. Sono quelle e quei cantanti che sì, non sono male, ma lasciano sempre un grande senso d’incompiutezza. Annalisa, terza classificata con Sinceramente (voto 6) è una di queste. La canzone è un pezzo che ascolteremo a iosa e balleremo anche contro voglia, il che è sano. Ma possibile che un’artista con questa voce non possa andare un po’ oltre queste sonorità?

Con lei mettiamo anche Emma e Alessandra Amoroso (voto 6), costantemente bloccate nel limbo del vorrei ma non posso. E i Negramaro (voto 6). Giuliano Sangiorgi e soci cantano solo per il loro pubblico, senza mai provare a fare qualcosa di diverso. Rimandiamo anche Rose Villain e Clara (6 alla buona volontà). Sappiamo che possono fare di più, come i Santi Francesi (voto 6). E Gazzelle (voto 6), salvato dalla bocciatura perché amiamo i panda e perché Tutto qui ha una sua dolcezza.
Bocciati

Partendo dal presupposto che promozioni e bocciature attengono anche al gusto personale di chi scrive, sentiamo di poter bocciare Il Volo (voto 5) e in generale tutti quelli che, come Il Volo, si ostinano a inseguire una vecchia idea di musica. Potrà anche piacere all’estero questa ‘melomania’, ma non ha grande senso. La musica è già avanti luce.
Più che bocciato Mr. Rain (voto 4) che continua a proporre canzoni vagamente manipolatorie, con fare ieratico. Abbia pietà di noi. Bocciamo Renga e Nek (voto 4) perché non hanno osato, accontentandosi di poco. Se non osi, che ci vai a fare a Sanremo?
Il grande boh

Ecco la categoria che raccoglie cantanti e gruppi che non sai nemmeno perché siano in gara, ma visto che ci sono li ascolti. So che qualcuna e qualcuno di voi potrà inorridire, ma nonostante la tenerezza, Sangiovanni (voto 6) non ci ha lasciato granché. Non è da bocciatura, ma… ecco un grande boh.
Come La Sad e Bnkr44 (voto 6) che dalla loro hanno quell’entusiasmo punk (che poi di punk non ha granché). E c’è anche Irama, comunque finito nella top 5 finale. Sarà anche un interprete capace di grandi cose, però… I The Kolors non li bocciamo, perché la loro canzone la canticchiamo a tradimento, né li rimandiamo perché non sentiamo l’esigenza di dar loro una seconda possibilità. Idem per Fred De Palma, Il Tre (che comunque ci piace) e Maninni. Boh.
E ora?

Non vorremmo essere nei panni della persona che dovrà prendere in mano le sorti del festival. Non si tratta di trovare sole la giusta presentatrice o il presentatore più appropriato, ma di tirare su una squadra che sappia come gestire un mostro del genere. Uno spettacolo-carrozzone a volte ai limiti del trash e una vetrina musicale d’eccellenza.
Si parla di Alessandro Cattelan e in effetti il nome non ci dispiacerebbe. E di Laura Pausini. In questo caso percepiamo un po’ di paura. I più temerari azzardano addirittura il nome di Giorgia. Non sarebbe una cattiva idea, le sue doti artistiche sono indiscutibili. E se il nome saltasse fuori sempre dalla fucina di Radio Deejay, che so, Gerry Scotti. In ogni caso, auguri.


