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Home » TV » Il nostro generale, la recensione della terza e quarta puntata della fiction di Rai 1 con Sergio Castellitto

Il nostro generale, la recensione della terza e quarta puntata della fiction di Rai 1 con Sergio Castellitto

la recensione della terza e quarta puntata de Il nostro generale: dopo i primi successi, i nuclei di Dalla Chiesa vengono ridimensionati.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Gennaio 2023
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La recensione della terza e quarta puntata de Il nostro generale
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Titoli episodi: Montagne russe, La caduta La serie: Il nostro generale Regia: Lucio Pellegrini, Andrea Jublin. Genere: Drammatico, storico. Cast: Sergio Castellitto, Teresa Saponangelo, Antonio Folletto, Camilla Semino Favro, Flavio Furno, Andrea Di Maria, Romano Reggiani, Viola Sartoretto, Stefano Rossi Giordani, Alessio Praticò. Durata: 50 minuti circa. Dove l’abbiamo visto: su Rai 1 e Rai Play.

Trama: 1974, a Pinerolo si consuma la cattura di Renato Curcio e Alberto Franceschini delle BR. La squadra di Dalla Chiesa fa parlare di sé, ma non è circondata dalla fiducia dei politici né degli altri rappresentanti dell’Arma. Ciò mette a dura prova il nucleo antiterrorismo, alle prese con le prime perdite. Con lo scioglimento del gruppo, Dalla Chiesa fa fronte a una profonda crisi professionale e umana, in seguito alla morte dell’amata moglie Dora.


Prosegue in maniera sempre più avvincente il viaggio alla scoperta della figura di Carlo Alberto Dalla Chiesa, protagonista della serie di Rai 1, Il nostro generale. Altre due puntate, Montagne russe e La caduta, che delineano bene il tortuoso percorso seguito dal Nucleo Anti Terrorismo voluto da Dalla Chiesa. Nonostante gli ottimi risultati sul campo, infatti, la squadra speciale che affronta le Brigate Rosse deve fare i conti con la scaltrezza dei gruppi armati e la miopia di una classe politica che sottovaluta il pericolo BR.

E per questo dichiara finito il lavoro di Dalla Chiesa e dei suoi uomini, dopo le prime azioni. Ma andiamo con ordine. La recensione della terza e quarta puntata de Il nostro generale parte esattamente dall’ultimo capitolo della fiction di Lucio Pellegrini, con la cattura di Renato Curcio e Alberto Franceschini a Pinerolo. Un successo per Dalla Chiesa e soci, che tuttavia non li mette a riparo da critiche e malumori interni all’Arma.

La trama: restare Uniti

Sergio Castellitto è Carlo Alberto Dalla Chiesa in uniforme

L’imperativo principale per il Generale Dalla Chiesa è proteggere la sua squadra, farla rimanere unita davanti ai colpi del destino. Il Nucleo Anti Terrorismo, infatti, inizia a far parlare di sé per i successi ottenuti. In primis, con la cattura di Franceschini e Curcio a Pinerolo. Poi per una serie di azioni a tappeto, soprattutto nell’Italia del Nord, che portano a svariati arresti. Fa la sua comparsa il giudice istruttore Cesare Caselli che fiancheggia Dalla Chiesa nelle sue azioni. Appartenente a Magistratura Democratica, quindi con un’indole vicina alla sinistra, Caselli è tuttavia uomo di Stato, poco propenso a considerare i terroristi come eroi proletari.

Durante i sempre più pericolosi appostamenti della squadra, abbiamo la possibilità di conoscere meglio Nicola, la voce narrante della serie, figlio di madre single, e per questo osteggiato dai vertici dell’Arma. Cominciamo a vedere le prime profonde crisi del team, come quella del Tedesco, distrutto dai ritmi di lavoro e desideroso di lasciarlo per un lavoro più tranquillo (farà parte delle guardie del corpo dell’avvocato Agnelli). Poi c’è Minnie, unica donna del gruppo, che sogna di essere in azione, ma è già felice di essere in squadra. Le loro sono confidenze, chiacchiere a cuore aperto, che si sviluppano a margine di missioni importanti, come la retata di Robbiano che porta all’arresto di Piero Bassi. Durante la missione perde la vita il maresciallo Maritano, uomo chiave per la sua anzianità di servizio e la sua saggezza, ucciso da un ragazzo di 20 anni.

Padri e figli

La famiglia Dalla Chiesa al completo in un'immagine dal set di Il nostro generale

Un ventenne uccide a sangue freddo un padre di famiglia. Succede durante tutte le guerre, ma quella sfida all’interno dello Stato mette a dura prova tutti, a partire dal Generale Dalla Chiesa. Che durante un confronto col figlio Nando chiede con forza: “Perché ci odiate tanto? Perché odiate i vostri padri? Vi abbiamo restituito una nazione libera. Democratica“. La risposta di Dalla Chiesa jr. è limpida. “Non siamo tutti violenti” dice mentre rivendica il diritto a lottare contro le ingiustizie e contro le stragi impunite come Piazza Fontana. Il Generale apre gli occhi su una questione importante e si rende ben presto conto di non essere supportato in alcun modo da politici e colleghi.

Con la fuga di Curcio dal carcere e la morte della sua compagna Mara Cagol, arriva al termine l’esperienza dei nuclei speciali. Una grande sconfitta per il Generale, che sente su di sé il peso di una situazione insostenibile. A Roma la politica segue dei binari tutti suoi. L’errore è quello di considerare i terroristi come semplice espressione della lotta anticapitalista. Mentre le BR sono pronte a lanciare il guanto di sfida contro lo Stato, come avrebbe dimostrato nel 1978 il rapimento del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. Dalla Chiesa è un uomo sconfitto. Viene demansionato e persino circuito dalla P2, che rifiuta dopo un tentennamento.

Tra paura e rinascita

Teresa Saponangelo in una scena di Il nostro generale

Gli anni dal ’75 al ’78 sono densi di avvenimenti chiave per il Generale Dalla Chiesa. Prima la cattura di Curcio, effettuata dai suoi uomini, poi l’inizio del processo torinese alle Brigate Rosse, segnano un nuovo capitolo della sua vita. Con una terribile recrudescenza degli attacchi terroristici. Vengono uccisi il giudice Francesco Coco e l’avvocato Fulvio Croce.

Iniziano le gambizzazioni di giornalisti come Rossi, Montanelli e Ferrero. Infine, viene rapito Aldo Moro. La gente ha paura di uscire, lo Stato sembra battuta. Ma non è così. Dalla Chiesa torna in carica il 30 agosto 1978, qualche mese dopo la morte del leader della DC. Per il Generale una piccola vittoria, dopo la sconfitta più grande: la morte improvvisa della moglie Dora.

Una realtà senza bianco e nero

Sergio Castellitto alter ego di Carlo Dalla Chiesa

Le due puntate de Il nostro generale segnano un passo avanti nel respiro del racconto. Il contrasto, a volte aspro, tra Dalla Chiesa e le istituzioni, ne amplificano la statura morale. E permettono agli autori di drammatizzare un conflitto etico interessante dal punto di vista della storia ed emozionante da quello umano. La scrittura è più sfumata e meno laconica. Le ragioni degli uni e degli altri vengono messe in scena in maniera puntuale e senza estremismi (caratteristica che già era emersa nelle prime due puntate). Questo Dalla Chiesa è un uomo di Stato a cui lo Stato ha voltato le spalle, pronto anche ad approdare alla famigerata P2 sull’onda di una comprensibile rabbia, anche se non varcherà mai quella soglia pericolosa. Cosa capiamo allora? Che un fatto umano come il terrorismo – e citiamo le parole di Giovanni Falcone, riferite alla mafia, tanto per chiudere il cerchio – necessita di grandi uomini per essere sconfitto e per dare al tempo la possibilità di neutralizzarlo.

È questo il cuore emotivo della serie che si manifesta in un paio di sequenze molto riuscite. Quella del già citato dialogo di Dalla Chiesa con suo figlio Nando, ma anche quella della cattura e della morte di Mara Cagol. Girata con la meravigliosa Guerra di Piero di Fabrizio De André a scandire le immagini di uno scontro feroce tra buoni e cattivi. Molto meno netto di quanto possa sembrare. Non è mai messo in dubbio chi rappresenti la legge, la giustizia in questa lotta. Ci sono gli sconfitti della Storia e i vincitori, a cui noi guardiamo con rispetto, ma è sempre benigno lo sguardo su entrambe le controparti. E quando si parla di differenza tra violenza e rabbia, non possiamo fare a meno che annuire: la violenza è sempre sbagliata. La rabbia, intesa come rifiuto delle ingiustizie, invece, può essere uno dei propellenti migliori per l’evoluzione di una società.

La recensione in breve

7.0 efficace

Montagne russe e La caduta hanno un respiro più grande e una maturità stilistica più marcata rispetto alle precedenti puntate. La crisi di Dalla Chiesa è quella di un uomo di Stato messo ai margini dall'entità in cui crede di più assieme alla famiglia. L'eroe è più umano che mai.

  • Voto CinemaSerieTV 7
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