Una serata al cardiopalma, tesa e imprevedibile, quella andata in onda a MasterChef Italia, che ha continuato a spingere la Masterclass dentro prove sempre più tecniche e cariche di pressione. Il cooking show va in onda ogni giovedì alle 21.15 su Sky Uno e in streaming su NOW, e questa sesta puntata ha messo in scena un percorso senza appigli: una Red Mystery Box dedicata all’agrodolce, l’immediato Pressure Test sul pomodoro e uno Skill Test che ha portato i concorrenti nella storia gastronomica della Sicilia grazie alla presenza di Ciccio Sultano. A togliere il grembiule bianco sono state Vittoria, 36 anni, di Reggio Emilia, e Giorgina, 26 anni, hostess per eventi della provincia di Treviso. Le abbiamo incontrate dopo l’eliminazione per capire cosa resta davvero di MasterChef, al di là della gara.
Dopo l’eliminazione: Vittoria riparte dai sogni, Giorgina vuole trasformare la passione in percorso

Per Vittoria, MasterChef è arrivato come un momento di verifica personale. Racconta di essere entrata nella cucina più famosa della tv per capire che ruolo dare davvero alla cucina nella sua vita. “Cucino da sempre, ho una famiglia, una quotidianità, ma volevo capire se continuare a viverla solo come un hobby o valutare qualcosa di più”. L’esperienza le ha chiarito una cosa fondamentale: la cucina resterà centrale. Non c’è ancora un progetto definito, anche perché “nel frattempo sono cambiate alcune priorità”, ma l’idea di fare esperienze in cucine professionali e di continuare a formarsi è concreta. “Questa passione voglio portarla avanti”, ribadisce, anche se senza forzare i tempi.
Giorgina, invece, guarda all’esperienza come a una conferma. Entrare a MasterChef è stato un modo per mettersi davvero alla prova e capire se quella passione potesse diventare qualcosa di più strutturato. “Credo che questo percorso mi abbia confermato che la cucina è una passione che voglio portare avanti”. Nei suoi progetti c’è la volontà di fare esperienza diretta in cucine professionali, ma anche di continuare a condividere quello che sa e quello che ama. “Voglio continuare a condividere conoscenze, amore e imparare”, racconta, lasciando aperta anche la possibilità di collaborazioni future con altri concorrenti.
Scoprirsi più fragili del previsto: quando le emozioni sorprendono

Guardandosi indietro, entrambe parlano di una scoperta emotiva che non si aspettavano. Vittoria, abituata nella vita reale a gestire ruoli di responsabilità e a prendere decisioni, racconta di essersi sorpresa della propria sensibilità. “Mi sono trovata fragile, molto emozionata. Pensavo di essere più forte in certe situazioni”. La pressione della gara, il trovarsi in una cucina iconica con chef di quel livello, l’hanno portata a fare i conti con un lato di sé che sapeva di avere, ma che non pensava sarebbe emerso con quella forza.
Per Giorgina, invece, la sorpresa è stata quasi opposta. Rivedersi a distanza di tempo le ha restituito un’immagine di sé più solida di quanto credesse. “La Giorgina di due o tre anni fa non si sarebbe mai iscritta a un programma del genere”, ammette, parlando della paura di esporsi e di essere giudicata. Eppure oggi si dice fiera di quello che ha visto: una persona più forte, anche se profondamente sensibile. “Ho riscoperto un lato che forse avevo messo un po’ da parte”.
Il momento in cui tutto è cambiato: la crosta d’argilla e la marinatura

Entrambe individuano un momento preciso in cui qualcosa è scattato. Per Vittoria è stata la prova della cottura in crosta d’argilla. Finire tra i migliori, osare di più e sentirsi finalmente notata le ha dato una spinta decisiva. “Lì ho capito che dovevo crederci davvero, che le carte per andare avanti le avevo”.
Per Giorgina, invece, il punto di svolta coincide con la prova della marinatura. Una sfida che sentiva completamente sua, sia dal punto di vista tecnico che identitario. “Vedere Cannavacciuolo che si leccava le dita è stata una soddisfazione enorme”, racconta. Un momento in cui ha sentito che la sua cucina stava arrivando esattamente dove doveva arrivare.
L’emozione più grande: l’addio di Giorgina e il live cooking di Vittoria

Quando si parla di emozioni estreme, i percorsi si incrociano ma non coincidono. Giorgina individua il momento più intenso proprio nell’ultima puntata, quella dell’eliminazione. Un momento in cui il “guscio” che spesso la protegge si è rotto davanti alle telecamere. “Avevo paura che non arrivasse il mio lato più vero, invece è venuto fuori tutto”. In questo racconto entra anche la figura del nonno, presenza fondamentale nel suo percorso. “Mi ha sempre detto che la cucina è difficile, fatta di sacrifici. Quando gli ho chiesto se ne fosse valsa la pena, mi ha risposto di sì. E allora mi ha lasciata fare”.
Per Vittoria, invece, l’apice emotivo resta il live cooking. Affrontarlo da sola, senza il supporto degli altri concorrenti, è stato travolgente. “Mi sono ritrovata dalla mia vita normalissima a uno studio pieno di telecamere, microfoni e chef. È stata l’emozione più forte”. Un’esperienza che sente rappresentativa del suo carattere: caos, ansia, e poi la ricerca dell’ordine.
Rimpianti e prove mancate: quello che avrebbero voluto affrontare

Non mancano i rimpianti, anche se nessuna delle due li vive con amarezza. Vittoria avrebbe voluto mettersi alla prova con la pasticceria, affrontare una prova in esterna da capitano e cucinare piatti che non ha avuto occasione di portare, come risotti e crostacei. “Non per rabbia, ma per curiosità”.
Giorgina condivide molti di questi desideri e aggiunge un nome simbolico: Iginio Massari. “Mi sarebbe piaciuto tantissimo affrontare una prova con lui”. Allo stesso tempo, però, riconosce che anche solo essere nominate o apprezzate per qualcosa in quella cucina è già una grande soddisfazione.
Le critiche più dure, oggi le più utili

Le osservazioni dei giudici che hanno fatto più male sono diventate anche le più formative. Vittoria ricorda con dispiacere la prova del Timballo del Gattopardo. “Non essere riuscita a colpirli con il sapore mi ha delusa, anche perché erano ingredienti e preparazioni che sentivo mie”. Un momento che le ha insegnato a non dare nulla per scontato, nemmeno ciò che sembra familiare.
Per Giorgina, la critica più incisiva riguarda l’impiattamento. Un aspetto che inizialmente aveva sottovalutato, abituata a una cucina di casa dove conta soprattutto il gusto. “All’inizio mi ha ferita, poi ho capito che era una critica giusta”. Oggi è uno dei punti su cui sente di dover lavorare maggiormente.
Il rapporto con i giudici e gli chef ospiti

Il confronto con Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli è stato per entrambe un privilegio. Vittoria ammette di essere entrata inizialmente intimorita soprattutto da Barbieri, salvo poi ricredersi. “L’ho sentito molto vicino”. Locatelli è stato per lei una presenza costante e rassicurante, mentre con Cannavacciuolo avrebbe voluto avere più occasioni di confronto diretto.
Giorgina sottolinea la genuinità di tutti e tre, capaci di dare critiche severe senza mai risultare distruttivi. Quanto agli ospiti, entrambe concordano: ogni chef incontrato è stato un arricchimento, e qualsiasi altro incontro sarebbe stato comunque un onore.
I legami in Masterclass: una classe unita

Uno degli aspetti più forti di questa edizione è il clima umano. Giorgina racconta MasterChef come la sua prima vera esperienza lontano da casa e dalla famiglia. “Sono stata accolta e sostenuta”, racconta, citando in particolare Irene e Carlotta, ma sottolineando come il legame si sia esteso quasi a tutti.
Vittoria conferma la sensazione di gruppo compatto. Si è sentita più vicina ai coetanei, come Alessandro e Giuliana, ma parla di un ambiente privo di vere divisioni. “Non c’erano gruppetti chiusi. Eravamo una classe unita”.
Verso la finale: chi vedono sul podio

Alla domanda su chi potrebbe arrivare fino in fondo, Vittoria individua alcuni nomi che, secondo lei, hanno già dimostrato qualcosa in più. Il primo è Alessandro, per la solidità del percorso mostrato finora, ma accanto a lui cita anche Matteo Lee, non solo per le capacità tecniche ma per il lato umano che ha saputo portare nella Masterclass. Per il terzo posto resta indecisa tra Matteo Rinaldi e Dunia, segno di una competizione che percepisce come molto aperta e influenzata anche dall’andamento delle singole giornate. A MasterChef, sottolinea, basta una prova storta per cambiare completamente le carte in tavola.
Giorgina condivide l’idea che non ci siano certezze assolute, ma amplia ulteriormente lo sguardo. Anche per lei Matteo Lee è una presenza centrale, soprattutto per la sensibilità e il cuore che riesce a trasmettere nei piatti. Accanto a lui cita Niccolò e Carlotta, due concorrenti che, secondo Giorgina, potrebbero emergere con forza nelle prossime settimane. Una visione che riflette bene lo spirito di questa edizione: una Masterclass compatta, in cui talento e umanità viaggiano sullo stesso piano.
