Nella puntata di Belve Crime andata in onda ieri sera su Rai2, Massimo Bossetti è tornato a parlare del caso Yara Gambirasio, con particolare attenzione al ruolo cruciale del DNA. L’intervista di Francesca Fagnani ha affrontato aspetti tecnici e umani della vicenda che ha segnato la cronaca italiana, concentrandosi soprattutto sulle tracce genetiche trovate sugli indumenti della ragazza e sulle contestazioni di Bossetti riguardo all’attribuzione di quel DNA. Ricordiamo che attualmente Bossetti è all’ergastolo per l’omicidio di Yara, uccisa nel 2010.
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Francesca Fagnani ha ricostruito così il contesto dell’indagine, ripartendo dall’inizio, ovvero dal famigerato profilo di ‘Ignoto 1’
“Sulla manica della giacca di Yara è stato rinvenuto il DNA della suo insegnante di ginnastica Silvia Brena, una circostanza approfondita e spiegata con la continua frequentazione in palestra della ragazza. Ma sugli slip tagliati di Yara e sui leggins è stato ritrovato il profilo genetico, il DNA di un uomo che da quel momento è diventato Ignoto 1, il primo sospettato.”

Fagnani ha poi illustrato le indagini complesse che hanno portato all’individuazione della famiglia Guerinoni prima e allo stesso Bossetti poi:
“Gli inquirenti all’inizio fanno un clamoroso errore nell’analisi del DNA perché viene comparato il DNA di questo signore col profilo di Yara, si rendono conto di questo grande errore e rifanno tutto. Quando rifanno tutto salta fuori sua madre e sua sorella. E sua madre aveva un allele rarissimo che è stato isolato anche nel profilo genetico di Ignoto 1.”
Bossetti ha poi ricordato come le forze dell’ordine, con la scusa del test del palloncino, abbiano prelevato il suo materiale genetico, da comparare con quello ritrovato sulla scena del crimine:
“Il giorno prima dell’arresto sono stato fermato a un posto di blocco, mi hanno fatto l’alcol test, con due boccagli diversi persino. Non mi è sembrato strano, pensavo fosse una cosa di routine.”
Si arriva poi al punto più delicato della discussione, ovverosia l’identificazione del DNA di Bossetti come quello di Ignoto 1, una determinazione che Bossetti ha sempre contestato con veemenza. Fagnani ha però chiarito in proposito, prima ai telespettatori che all’intervistato:
“Il DNA nucleare, che è l’unico con valore legale, è stato ritrovato in modo copioso su diversi punti, sempre è emerso il suo DNA sugli slip e sui leggins di Yara.”
La replica di Bossetti è decisa:
“Qui è tutto assurdo, anomalo e incomprensibile… Ignoto 1 non può essere Massimo Bossetti semplice. Potrò solo constatarlo quando potrò fare le indagini a dovere”.
Fagnani, allora, contro-replica con le evidenze scientifiche: il ‘duello’ a quel punto si fa acceso
Fagnani: “Il DNA nucleare cosa evidenzia? Evidenzia in modo univoco l’identità di una persona.”
Bossetti: “Ok, il DNA nucleare normalmente si dovrebbe disperdere in poche settimane invece era ancora presente, mentre il DNA mitocondriale, che non si può disperdere, non c’è.”

Ulteriormente incalzato da Fagnani — “Ma il suo DNA come ci è finito sugli slip di Yara?” — Bossetti si abbandona di fatto a una ‘non-risposta‘
“È quello che vorrei capire anch’io, innanzitutto quel DNA lì assolutamente non può rappresentarmi. Io Yara non l’ho mai vista, non l’ho mai incontrata, non c’è mai stato un aggancio. Per questo si è parlato di raptus, ma non è il mio caso.”
A quel punto, Fagnani presenta a Bossetti l’incontrovertibilità della verità giudiziaria maturata lungo anni di processi
“Lei è arrivato al terzo grado di giudizio, purtroppo per lei sempre con lo stesso esito. Lei ha avuto sempre condanne, non ci sono stati esiti oscillanti tra un processo e l’altro. Però non si può pensare a un complotto contro una persona di cui nessuno possedeva il DNA: sono arrivati al suo DNA perché stava lì, e poi hanno cercato chi era lei, non viceversa. Non è che lei era il sospettato e poi hanno verificato se c’era il DNA.”
L’intervista passa poi a indagare un aspetto diverso della parabola di Bossetti che una volta in carcere scopre di non essere figlio di suo padre Giovanni, bensì di Giuseppe Guerinoni, l’uomo con cui la madre avrebbe avuto una relazione all’epoca della sua nascita: l’uomo racconta così il senso di smarrimento provato dinanzi alla scoperta di essere figlio illegittimo
“Mi sono preso molto male, perché in 44 anni mi è stata nascosta una cosa tremenda. Ho sempre chiesto a mia madre la verità: ‘Guardami negli occhi, ho diritto di sapere la verità.’ Non mi interessa nulla delle relazioni passate, ma io, mio fratello e mia sorella abbiamo diritto a sapere la verità.”
In chiusura, il botta e risposta sulla questione delle prove biologiche si fa fulmineo: da un lato Bossetti insiste su uno dei cavalli di battaglia, ovverosia il fatto che gli esami genetici sul materiale ritrovato addosso a Yara non siano stati eseguiti da periti del collegio di difesa: al che, Fagnani ricorda come i test siano stati in realtà replicati da ben sette laboratori genetici (una circostanza che ricordiamo, ha di fatto contribuito all’estinzione del materiale, cosa che ha impedito l’effettuazione di ulteriori analisi.)
Una ricostruzione che Bossetti respinge; vane le ulteriori contro repliche di Fagnani nel merito, che pur concede all’interlocutore la peculiarità della situazione
Bossetti: “L’unico laboratorio che ha effettuato l’analisi è il RIS di Parma. Le stanze segrete poi, sotto forma di cartaceo, inviano a terzi una tabella numerica. Se io faccio le mie analisi, mando sul laboratorio una tabella.”
Fagnani: “Non è che il DNA si improvvisa o si inventa o si può ritrovare. Se c’è, c’è. Non è che guarda caso costruiscono in laboratorio un DNA e guarda caso abita proprio lì.”
Bossetti: “Ma perché fissarsi su un dato così? Vogliamo rifare le analisi, oggettivamente dare l’ufficialità dell’appartenenza di questa tabella?.”
Fagnani: “Purtroppo, quando lei dice l’ufficialità, l’ufficialità c’è.”
Bossetti: “Se lei fosse al mio posto si sarebbe accontentata dell’esito fornito dall’accusa oppure avrebbe chiesto insistentemente di poter acquisire campioni per analizzare, per vedere un esito, e probabilmente sarebbe stato lo stesso.”
Fagnani: “Per tre volte consecutive è stato trovato su tanti punti. Dopodiché ogni volta che viene analizzata la traccia, viene deteriorata e consumata, e per questo il DNA è considerato irripetibile. È stata fatta senza la difesa perché quando è stata fatta era Ignoto 1, non era Massimo Bossetti.
Si sa qual è il sospetto, secondo me bisognava permettere alla difesa di avere l’accesso alle proprie analisi. Dopodiché, probabilmente, la difesa sapendo bene che era consumato, immaginava ci sarebbe stato un esito nullo, Però quello che è stato fatto, le analisi che sono state fatte, hanno trovato un DNA che non si può inventare sugli slip di Yara.”
Bossetti chiude con amarezza: “Io non posso accontentarmi di un giudizio non dato alla difesa per poter accettare quanto dicono loro.”
Fagnani ribadisce dunque il punto chiave della vicenda, il DNA come prova regina per la condanna
“Non è che lo dicono loro, è stato trovato, è stato analizzato. Non può esserci un complotto inverso, hanno trovato un DNA e sono arrivati a lei perché il DNA è la firma univoca. Vogliamo avere il coraggio di ripeterlo e guardare a chi appartiene? A lei, perché il DNA univoco è la firma.”
Nel corso dell’intervista a Belve Crime, Bossetti ha parlato anche delle sue ricerche di contenuti hard su internet, spiegando che era un’attività che condivideva con sua moglie, Marita Comi. Ma anche qui ha smentito di aver effettuato ricerche specifiche su ragazze molto giovani.
