Non è estate senza Temptation Island su Canale 5: il programma ha catturato quasi tutti, anche gli spettatori meno propensi al trash televisivo con la scusa che va bene “per staccare il cervello”. E intanto ogni puntata solleva confronti, intrattiene e unisce gli spettatori sui social e fuori. Addirittura alcuni locali organizzano proiezioni all’aperto delle puntate, per godersele con uno spritz. Ma perché piace così tanto? A questa domanda ha provato a rispondere una psicologa, la dottoressa Teresa Capparelli, che con un post su Instagram ha esposto le principali motivazioni di questa calamita televisiva, mettendo in guardia i fan sull’impatto negativo che può avere su di noi e sulle nostre relazioni.
“Pur nella sua veste leggera e pop, Temptation Island espone spesso dinamiche relazionali altamente disfunzionali“ – spiega Capparelli – “Dietro la curiosità e il coinvolgimento emotivo, è importante mantenere uno sguardo critico. Oggetti lanciati, gelosie patologiche, linguaggi aggressivi, tentativi di controllo sul corpo e le scelte dell’altro, sono comportamenti che sfiorano (e spesso superano) la soglia della violenza psicologica e che riflettono modelli relazionali dominati dal potere e dalla dipendenza”
Un pubblico di voyeur… e di giudici

L’amore e il romanticismo c’entrano poco, spiega Capparelli, perché Temptation Island ha molto a che vedere con l’osservare l’intimità altrui da una posizione sicura, che non ci coinvolge direttamente.
“Osserviamo l’intimità esposta, la crisi, il dolore, la trasgressione. Il piacere è nell’osservazione dell’intimità altrui, come fossimo dietro una tenda, con la distanza di chi non rischia nulla. Non risiede, quindi, nel vivere l’esperienza, ma nell’osservare il privato diventare pubblico”
Capparelli rafforza il concetto espresso spiegando che “da casa, diventiamo testimonial passivi ma anche giudici attivi. L’effetto spettatore ci consente di intervenire facilitando il giudizio morale. Il disimpegno ci rende emotivamente protetti, ma cognitivamente coinvolti”
“Le emozioni forti, anche se negative, costituiscono per molte persone intrattenimento puro” – spiega la psicologa – “Litigi, tradimenti, pianti disperati, ci fanno sentire qualcosa, senza pagarne il prezzo”. Capparelli invita a fare attenzione a lasciarsi coinvolgere e identificarsi in queste dinamiche.
“Benché questa modalità ci tenga agganciati, è importante riconoscere che talvolta, le dinamiche che vengono rappresentate, quelle che fanno presa sugli spettatori e le spettatrici, pur generando un vissuto di identificazione, costituiscono qualcosa di altamente disfunzionale.”
Il meccanismo di identificazione e i confronti

Riguardo il meccanismo di identificazione infatti, la dottoressa spiega che, come spettatori, “Non guardiamo solo loro, i protagonisti: vediamo parti di noi. La partner ansiosa, il partner evitante, la tentatrice, il fidanzato ambiguo: sono figure simboliche con cui possiamo identificarci – o dalle quali prendere le distanze”
“Un esercizio emotivo che dovremmo imparare a contestualizzare, rammentando che i contenuti sono squisitamente selezionati per far presa in chi li fruisce”
Per quanto gli autori del programma insistano nel dire che le coppie che vediamo in tv siano vere, è indubbio che vengano selezionate perché garantiscano intrattenimento
Le relazioni disfunzionali che vediamo sullo schermo, possono anche suscitare confronti malsani con le nostre situazioni di coppia: “Capita di porsi domande come “A noi va meglio di loro?” O ancora: “E se succedesse anche a me?” il tutto senza esposizione diretta”
Come le slot machine: un programma che crea dipendenza

Qualche giorno fa Gerry Scotti ha detto che Affari tuoi è un programma che sfiora la ludopatia. In realtà se c’è un programma che innesca nello spettatore meccanismi di dipendenza è proprio Temptation Island. Come spiega la dottoressa “il format innesca un circuito di curiosità morbosa”
“Ogni puntata finisce con un cliffhanger: “Che succederà al falò di confronto?” Il cervello rilascia dopamina in attesa della risposta. È lo stesso meccanismo delle slot machine e ci tiene agganciati”
A questo si aggiungono anche elementi che esercitano una forte seduzione sul pubblico: “Le prove d’amore estreme, l’esposizione alla tentazione e l’infedeltà pubblica, arrivano il meccanismo psicologico del divieto e della trasgressione: ci seduce ciò che è pericoloso, proibito, lontano dai codici della “relazione sana”.”
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Temptation Island può essere d’aiuto, ad una condizione

“Non tutti i conflitti nelle relazioni di coppia sono normali o fisiologici” – conclude Capparelli – “Alcuni nascondono radici ben più profonde e pericolose, rivelando dinamiche di possesso, controllo, svalutazione e umiliazione. Questi non sono semplici disaccordi: sono segnali di una cultura tossica che scambia l’amore con la dominazione, e la gelosia con la violenza.”
Le vicissitudini, i tradimenti e i falò di Temptation possono essere d’aiuto “solo se siamo in grado di decifrarli per ciò che realmente sono”
“Troppo spesso, infatti, la sofferenza relazionale viene spettacolarizzata, romanticizzata o persino normalizzata, alimentando equivoci dannosi su cosa significhi davvero amare ed essere amati.”
In questo contesto, il ruolo della psicologia è fondamentale: “Non si tratta solo di curare il disagio individuale, ma anche di promuovere una cultura della consapevolezza affettiva. Significa insegnare a distinguere tra attaccamento sano e dipendenza, tra cura e controllo, tra intimità e manipolazione. Significa, soprattutto, aiutare le persone a riconoscere e decostruire le dinamiche relazionali che feriscono, umiliano o soggiogano, spesso mascherate da sentimenti legittimi. Solo così possiamo davvero parlare di educazione emotiva: come uno strumento di libertà, autodeterminazione e rispetto reciproco.”
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