La Regione Campania ha formalizzato una querela per diffamazione nei confronti della trasmissione Report e del suo conduttore Sigfrido Ranucci. L’annuncio è arrivato lunedì 25 novembre attraverso un comunicato ufficiale pubblicato sul sito della Regione, a poche ore dalla chiusura dei seggi per le elezioni regionali. La decisione riguarda il servizio “Miracolo Italiano” andato in onda domenica 23 novembre su Rai 3, dedicato alle liste d’attesa nella sanità campana.
Nel comunicato stampa, la Regione Campania dichiara: “Come annunciato, è stato dato mandato all’Ufficio legale della Regione di procedere a una querela per diffamazione nei confronti della trasmissione televisiva di Rai 3 Report. Siamo di fronte a una serie di falsi e a una scorrettezza reiterata”. Il documento ricorda anche un precedente: “Già durante il Covid la stessa trasmissione, dopo una querela della Regione, fu costretta a pubblicare sul proprio sito una smentita rispetto ai dati falsi pubblicati”.
La querela è stata depositata a mezzogiorno di domenica, mentre le urne erano ancora aperte per scegliere il successore di Vincenzo De Luca alla guida della Regione. La prima versione del comunicato conteneva un errore sulla data di messa in onda del servizio, indicando il 23 gennaio 2025 invece del 23 novembre 2025, poi corretto nelle ore successive.

L’inchiesta di Report si è concentrata su un presunto meccanismo che permetterebbe alla Campania di apparire più virtuosa di quanto sia realmente nella gestione delle liste d’attesa sanitarie. Secondo i dati presentati dalla trasmissione, in Campania l’89,2% delle visite è catalogato come “Programmabile”, una categoria che consente di fissare appuntamenti fino a 120 giorni, quasi il doppio della media nazionale che si attesta al 45,7%.
Questa classificazione, secondo l’inchiesta condotta dalla squadra di Ranucci, consentirebbe di spostare prestazioni che dovrebbero essere considerate urgenti, brevi o differibili, normalmente da effettuare entro 30 giorni, nella categoria “Programmabile”. Il risultato sarebbe un allungamento dei tempi che farebbe apparire la regione più efficiente nel rispetto delle scadenze, quando in realtà molti pazienti attenderebbero ben oltre i tempi previsti dalle norme nazionali.
Vincenzo De Luca aveva preannunciato l’azione legale già venerdì 21 novembre, durante la sua consueta diretta settimanale su Facebook, dopo le prime anticipazioni del servizio. Il governatore uscente aveva parlato di “dati falsi” sulla sanità “diffusi dalla Meloni come dal Governo” e aveva criticato duramente la metodologia di lavoro di Report: “Non si sente il dovere di andare a parlare con i protagonisti, si compie un atto di cialtroneria. Vuol dire che si vogliono costruire notizie false quando si annuncia che si fa un servizio clamoroso sulle liste di attesa senza aver mai parlato con la Regione Campania e dirigenti che se ne occupano”.
Come riporta Fanpage, De Luca aveva inoltre affermato che in Campania “non è manipolabile nulla perché i dati vanno direttamente sul Cup. Da altre parti si fanno le truffe”, e aveva concluso con l’annuncio della querela: “Ci prepariamo serenamente da buoni samaritani ad una prossima querela per diffamazione. Se noi troveremo un servizio messo in onda durante le elezioni e con condizioni di falsificazione e scorrettezza, procederemo serenamente e rispettosamente a querelare per diffamazione”.
Non è la prima volta che il rapporto tra Vincenzo De Luca e Report si fa teso fino alle aule di tribunale. Nel 2020, un’altra inchiesta del programma aveva trattato lo scioglimento dell’Asl Napoli 1 Centro per presunte infiltrazioni di camorra. Nonostante Report avesse pubblicato una rettifica in seguito a quella vicenda, De Luca aveva comunque deciso di procedere con una doppia denuncia: “Andremo sul piano penale ma anche sul piano civile, cioè del risarcimento”, aveva dichiarato all’epoca il governatore campano.
La coincidenza temporale tra la messa in onda del servizio e il giorno delle votazioni regionali, così come la pubblicazione del comunicato sulla querela a urne ancora aperte, rappresentano elementi che hanno contribuito ad alimentare le polemiche. Il timing della vicenda ha fatto emergere interrogativi sul rapporto tra informazione giornalistica, campagna elettorale e tutela della reputazione delle istituzioni.
In un’intervista rilasciata in passato al Corriere della Sera, Sigfrido Ranucci aveva ironicamente dichiarato di essere parente alla lontana di Vincenzo De Luca. Lo stesso De Luca, dopo l’attentato con una bomba davanti alla villetta del giornalista, aveva espresso solidarietà a Ranucci definendo quell’episodio “il segnale di un clima pesante del nostro paese”.
