L’ex magistrato Antonio Di Pietro è intervenuto in collegamento a L’aria che tira sul caso della famiglia che vive nel bosco in provincia di Chieti e i cui bambini sono stati temporaneamente allontanati dai servizi sociali. Nel suo intervento Di Pietro ha difeso Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, ma ha anche espresso solidarietà nei confronti dei magistrati. Al tempo stesso però, ha condiviso i ricordi della sua infanzia rurale vissuta a piedi scalzi, tra pitali e mucche.
Di Pietro apre il suo ragionamento con una considerazione sui magistrati: “Non si deve andare addosso ai magistrati. Io la loro scelta non la condivido, ma non basta per andargli contro. È una decisione provvisoria”.
Subito dopo, però condivide con il pubblico alcuni ricordi della sua infanzia contadina, in provincia di Campobasso.
“Fino all’età di dieci anni ho vissuto senza bagno, senza acqua corrente. Una volta a settimana ero io a prendere l’acqua alla sorgente con l’asino e la cavalla”. È un racconto, quello dell’ex magistrato di Mani Pulite, che smonta l’idea che una casa priva di comfort equivalga automaticamente a una condizione di disagio.
Ripercorrendo altri ricordi, Di Pietro ha raccontato che “i genitori usavano la lisciva per lavare” e che lui stesso “beveva il latte direttamente dalla mucca dopo che mia madre le puliva il seno”. Nel suo argomentare, sostiene che per se per decenni intere generazioni sono cresciute in condizioni rurali, perché oggi quel modello sarebbe improvvisamente inaccettabile? E lancia il dibattito: “Il problema di fondo: bisogna avere tutte le comodità di oggi altrimenti non sei?”.

Da qui la difesa aperta della famiglia che vive nel bosco. Per Di Pietro, lo stile di vita semplice ed essenziale non basta per definire un nucleo familiare come problematico: “Una famiglia senza bagno non è una famiglia di disadattati. L’ho vissuta per dieci anni quella vita ed ero felicissimo”. Ha ricordato anche che sua madre lo faceva stare scalzo per tutta l’estate, fino a ottobre, in modo da non fargli consumare le scarpe e risparmiare.
Il momento più sorprendente arriva però quando Di Pietro introduce, quasi come un trofeo della memoria, l’oggetto simbolo di quell’infanzia: il pitale, cioè il classico vaso da notte che si usava nella prima metà del secolo scorso. Sorride, ma è serissimo quando domanda: “Ma davvero pensate che sia meglio fare la pipì dentro piuttosto che fuori?”. Parenzo prova a contestare, ricordando che d’inverno fa freddo. Di Pietro allora risponde indicando un pitale appeso in camera (non inquadrato)
“Si usava il pitale una volta! Ce l’ho ancora lì appeso, eccolo, lo usava mia madre”
Da un lato Di Pietro ribadisce la sua “totale solidarietà ai magistrati”, dall’altro difende la possibilità di una vita non standardizzata, ricordando che ciò che oggi appare anomalo era la normalità di ieri.
Antonio Di Pietro non è l’unico, nei giorni scorsi ad aver difeso la famiglia di Chieti. Anche Ornella Muti e sua figlia Naike hanno preso le loro difese, sostenendo che nessuno dice nulla, ad esempio sugli influencer che espongono i loro figli sul web per visibilità e vantaggio economico.
