Giovanni Allevi è tornato a parlare delle sue condizioni di salute nel salotto di Verissimo, ospite di Silvia Toffanin. Il celebre compositore, a cui nel 2022 è stato diagnosticato un mieloma multiplo, ha condiviso con il pubblico un aggiornamento, spiegando che la malattia gli ha lasciato dei segni e che dovrà proseguire il suo percorso di cura per tutta la vita, sperando che il tumore non si “risvegli” e non progredisca.
“La malattia mi ha lasciato dei segni indelebili ma sto bene”, ha detto il musicista, descrivendo poi nel dettaglio le conseguenze fisiche con cui convive quotidianamente. Il compositore ha spiegato di soffrire di un dolore cronico alla schiena a causa di due vertebre fratturate, motivo per cui è costretto a indossare un busto. “Ho spesso un formicolio alle dita delle mani, ho freddo all’improvviso e sono perennemente stanco”, ha aggiunto, dipingendo un quadro realistico delle sfide quotidiane che deve affrontare.
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Nonostante queste difficoltà, Allevi ha raccontato di aver trovato una forza inaspettata proprio nel momento più buio della sua battaglia contro il cancro. Durante la degenza oncologica, quando la chemioterapia aveva ridotto il suo peso a soli 63 chilogrammi e le terapie sembravano non dare risultati, il musicista si è ritrovato in bilico tra la vita e la morte. È stato proprio in quel momento di totale disperazione che avrebbe avuto un’intuizione fondamentale.
“Mi sono chiesto: ma chi sono io, cosa sono, sono questo dolore, questa malattia, questa sofferenza? Sono tutto questo oppure c’è, da qualche parte, dentro di me una dimensione che non si fa toccare da niente?”
Questa riflessione lo ha portato a scoprire quello che definisce un “io invisibile”, una parte interiore che rimane intatta anche di fronte alla sofferenza più estrema.
“Ho intuito che anche nella disperazione, dentro di me, c’è un io invisibile che non si fa toccare da niente e ancora oggi quando affronto un momento di difficoltà o di sconforto mi ripeto che la sofferenza è una nuvola, ma io sono il cielo“
La musica è stata un’alleata preziosa durante i mesi di isolamento in ospedale. L’artista ha rivelato che proprio sul letto di degenza ha composto un concerto per violoncello e orchestra, trasformando la sua esperienza traumatica in arte. “Il concerto comincia con 7 note e sono la trasformazione in musica della parola mieloma”, ha confidato a Silvia Toffanin, descrivendo questo processo creativo come un modo per “illudersi” di avere la meglio sulla malattia.
Il compositore non nasconde la realtà della sua condizione. Parlando del mieloma multiplo come di “un mostro”, Allevi ha utilizzato parole crude ma efficaci: “Io so bene che da un momento all’altro potrebbe svegliarsi e mangiarmi in un solo boccone, ma finché dorme io vivo pericolosamente”. Una dichiarazione che racchiude tutta la consapevolezza della precarietà della sua situazione, ma anche la determinazione a non lasciarsi paralizzare dalla paura.
“Il mio domani non può spingersi troppo in là nel futuro, dicono le statistiche, ma io non ci credo”, ha affermato con forza Allevi, rifiutando di arrendersi alle previsioni mediche. La malattia gli ha insegnato a trasformare il concetto stesso di futuro: “Il mio domani è diventato un presente allargato, io voglio vivere con intensità. Questo mi permette di vivere ogni attimo che mi viene regalato come se fosse un miracolo. Senza il buio della malattia non sarei arrivato a questa consapevolezza”.
Il compositore ha chiarito che si tratta di una malattia cronica che richiede cure continue per tutta la vita. “Devo continuare le cure per tutta la vita. Nella speranza che non si risvegli più”, ha concluso, mantenendo viva quella speranza che considera fondamentale: “Io non voglio smettere di credere che ci sarà un lieto fine, perché nessuno può sapere cosa ci sarà nel futuro”. A settembre Allevi aveva detto che gli i medici gli hanno dato due anni.
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