Durante la serata di ieri, Paolo Sarullo è intervenuto in collegamento da casa con il Festival di Sanremo 2026 per raccontare la sua vicenda personale, diventata negli ultimi mesi simbolo delle conseguenze estreme della violenza giovanile. Il suo racconto, breve ma intenso, ha colpito pubblico e social. Tra le reazioni più significative c’è stata quella di Teresa Manes, da anni impegnata nella sensibilizzazione contro il bullismo. La madre di Andrea Spezzacatena – il ragazzo che nel 2012 si tolse la vita dopo episodi di bullismo e la cui storia ha ispirato il film Il ragazzo dai pantaloni rosa – ha condiviso su Facebook un lungo messaggio:
“Uno dei momenti più intensi dal palco di Sanremo si è raggiunto con Paolo. Non conoscevo la sua storia. Lui e la sua famiglia hanno avuto la vita rovinata da alcuni criminali, che a chiamarli bulli quasi si alleggerisce la violenza becera di cui sono stati autori. Ho pensato alla forza di questo ragazzo che invece ha perdonato chi lo ha reso un invalido e a tutte le volte che gli esperti di bullismo tratteggiano la vittima come tendenzialmente un essere fragile.
Chi è fragile non è capace di perdono. Perché per alzarsi ogni mattina dentro ad un corpo diverso da quello che avevi prima, per colpa di alcuni balordi, devi avere una forza sovrumana a non prendertela con loro e col mondo. Grazie, Paolo per il monito che hai lanciato e per il tuo esempio valoriale. E che la giustizia ora faccia il suo corso.”
La storia di Paolo Sarullo, stando a quanto ricostruisce Adnkronos, risale alla notte del 19 maggio 2024, quando il ragazzo stava tornando a casa dopo una serata in discoteca nel Savonese. All’esterno del locale venne accerchiato da un gruppo di ragazzi che cercarono di rubargli il monopattino. Durante l’aggressione, gli fu dato un pugno lo fece cadere violentemente all’indietro: l’impatto con l’asfalto provocò una gravissima emorragia cerebrale.
Trasportato d’urgenza in ospedale, il giovane è stato sottoposto a due lunghi interventi chirurgici che gli hanno salvato la vita, ma le conseguenze sono state devastanti: tre mesi di coma e una tetraplegia con gravi compromissioni motorie. Gli aggressori sono stati arrestati e condannati in primo grado per lesioni gravissime e rapina aggravata; la sentenza è stata confermata in appello insieme a un risarcimento economico per Paolo e per la madre, cifra che tuttavia rischia di restare solo teorica perché i responsabili risultano nullatenenti.

Dal 2012 Teresa Manes ha trasformato il dolore per la perdita del figlio in un impegno costante nelle scuole italiane. Andrea Spezzacatena si tolse la vita a 15 anni dopo episodi di bullismo e i suoi bulli la fecero franca. Da allora la madre incontra studenti e insegnanti per sensibilizzare sul tema e prevenire nuove tragedie.
La diffusione della storia attraverso il cinema e i progetti internazionali collegati al film continua a mantenere alta l’attenzione pubblica, e il messaggio condiviso dopo l’intervento di Paolo Sarullo si inserisce proprio in questo percorso: ricordare che dietro ogni episodio di violenza ci sono conseguenze profonde – una cosa che Teresa ha sempre ribadito nei suoi interventi, anche sui social – e che la prevenzione resta fondamentale.
