Durante la finale del Festival di Sanremo 2026, Carlo Conti ha ospitato sul palco dell’Ariston Gino Cecchettin, il padre di Giulia Cecchettin, giovane vittima di femminicidio. Poco prima dell’intervento di Cecchettin però, il conduttore ha rivolto una battuta alla moglie seduta in platea che ha generato molte critiche sui social, perché ritenuta in contrasto con il messaggio dello spazio dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.
Carlo Conti letteralmente 20 minuti dopo aver fatto la battuta alla moglie “i jeans della signorina non li comprare”
è con Gino Cecchettin a parlare di cambio di cultura maschile “se non cambiamo cambierà solo il nome delle vittime”…
infatti#CarloConti #Sanremo2026 #1marzo pic.twitter.com/3MyyqDMUqr— Sirio 🏀 (@siriomerenda) March 1, 2026
Prima dell’ingresso dell’ospite, Conti si è rivolto alla moglie Francesca Vaccaro, scherzando:
“Senti, mogliettina mia, siccome so che ti piacciono i jeans, quel modello che aveva la signorina… Non lo comprare, ecco, va bene? Grazie! È pura gelosia.”
La frase, pronunciata con tono ironico, è stata accolta negativamente da parte del pubblico online. L’attivista Jacopo Melio, ad esempio, ha scritto su Facebook: “Mio Dio, Carlo, davvero hai fatto una battuta del genere? Nella stessa serata con ospite Gino Cecchettin? Stava andando tutto bene per questa finale, e poi invece eccolo qui il punto più basso di questo Festival. Non ci posso credere. ‘Signorina’ detto di una ballerina professionista, il controllo sui vestiti, la legittimazione della ‘pura gelosia’… Quanti errori in una frase con la scusa dell’ironia. Mamma mia.”
Non sono mancate però le voci a difesa del conduttore, con diversi utenti che hanno sottolineato come si trattasse “solo di una battuta” e che non fosse il caso di attribuirle un significato più profondo.
Il messaggio di Gino Cecchettin sul palco dell’Ariston

Pochi minuti dopo, l’atmosfera si è fatta molto più intensa con l’intervento di Cecchettin, che ha portato sul palco un messaggio chiaro contro la cultura della violenza. “Scambiamo il controllo con l’amore, la responsabilità non è mai di chi subisce una violenza”, ha dichiarato. Come riporta Il Fatto Quotidiano, durante il dialogo con Laura Pausini, che gli ha chiesto come si riconosce la violenza, Cecchettin ha spiegato:
“Si riconosce perché avviene prima, inizia molto prima di quello che pensiamo. Quando scambiamo il controllo con l’amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria per la nostra relazione, quando non educhiamo al rispetto e quando nei silenzi lasciamo passare quelle battute sessiste, quando usiamo violenza nelle nostre parole. C’è una cultura che per tanto tempo ha giustificato, ha ignorato questo problema. Noi dobbiamo cambiarla, altrimenti cambieremo solo il nome delle vittime. Per cambiare quella cultura bisogna fare educazione, bisogna educare al rispetto, educare i bambini a riconoscere le emozioni, a gestirle, i ragazzi ad accettare un rifiuto. È necessario insegnare agli adulti che non bisogna avere paura della libertà di una donna e bisogna dire loro che un no è un no.”
Nonostante la sua ormai frequente presenza televisiva negli ultimi anni, Cecchettin ha faticato a trattenere l’emozione a Sanremo 2026 quando sul ledwall è apparso il nome della figlia insieme a quello di tante altre donne uccise. Ha inoltre spiegato perché ha deciso di trasformare il dolore in impegno civile:
“È un dolore che si vive nell’intimità, che impari a conoscere nel profondo, che ti accompagna tutti i giorni e che sai che fino all’ultimo dei tuoi giorni sarà con te. Allora è una scelta, o annichilirti o chiuderti oppure provare a trasformarlo. E io ho deciso questa seconda strada. Prendendo ispirazione proprio da Giulia, che aveva un animo altruista, un occhio di riguardo per le persone più fragili. Creando la fondazione, ho pensato che se anche una famiglia può risparmiare quel dolore che io ho vissuto, allora forse vale la pena di provarci.”
La coincidenza temporale tra la battuta di Conti e il forte messaggio portato sul palco ha alimentato il dibattito sui social, trasformando un momento di spettacolo in un caso mediatico.
