I fiori sono da sempre uno dei simboli più riconoscibili del Festival di Sanremo, ma dietro i bouquet consegnati ogni sera agli artisti sul palco del Teatro Ariston c’è un lavoro enorme, fatto di numeri sorprendenti, costi complessivi fino a 100mila euro e di regole scaramantiche. A raccontare i dettagli floreali su Sanremo 2026 è stato Franco Barbagelata, direttore del mercato dei fiori della città di Sanremo e fiorista ufficiale della manifestazione, che ha condiviso i dati relativi alla produzione necessaria per le cinque serate della kermesse.
Quarantamila fiori per cinque serate

Nel corso dell’intervista concessa al settimanale DiPiù, rilanciata dal Messaggero, Barbagelata ha spiegato l’entità del lavoro richiesto ogni anno: “Dal mercato forniremo circa quarantamila fiori recisi, una cifra appena sufficiente a coprire le esigenze delle cinque serate”. Un numero enorme, che serve a garantire continuità scenica e ricambio quotidiano dei bouquet consegnati agli artisti sul palco.
Fino a settanta bouquet al giorno

Durante ogni serata vengono realizzati e consegnati fino a 70 bouquet. Considerando l’intera durata del Festival, si tratta di circa 350 composizioni floreali. Ogni bouquet deve essere perfetto sia dal punto di vista estetico sia televisivo, oltre a rispettare alcune richieste particolari degli artisti.
Il costo complessivo: fino a centomila euro

Riguardo il valore economico dell’operazione, Barbagelata ha chiarito: “Stiamo parlando di una cifra vicina ai trentamila euro. Però, se contiamo il lavoro delle fioriste, che sono sette, e quello degli operai, che sono tre, ci avviciniamo almeno a centomila euro” Oltre alla fornitura dei fiori, infatti, bisogna considerare progettazione, preparazione, trasporto e gestione quotidiana delle composizioni. Il team include le artiste floreali Jessica Tua e Sabina De Mattia, che lavorano dietro le quinte per garantire tempi perfetti durante la diretta.
Le regole scaramantiche (e televisive)
Non tutti i fiori possono finire nei bouquet del Festival. Esistono infatti regole precise, legate sia alla tradizione sia alle esigenze tecniche della televisione. “Gli artisti non vogliono assolutamente che nei bouquet ci siano fiori viola. In genere, quindi, evitiamo di inserire nei bouquet quel colore”. Questo perché il viola, nel mondo dello spettacolo, è considerato un colore poco propizio alla fortuna. Non a caso, anche Checco Zalone ha fatto ritoccare il poster del suo ultimo film per questo motivo.
Alla scaramanzia si aggiunge la resa visiva: “I fiori dai colori troppo scuri non possono trovare posto nei bouquet perché, se inquadrati, rendono le immagini televisive più cupe. La preferenza, quindi, va data ai fiori che abbiano delle tinte pastello: tonalità tenui e delicate che trasmettano sensazioni dolci e raffinate”
ELETTRA STAVA GIÀ PER CADERE 😭 #Sanremo2026 pic.twitter.com/QJcGfeJMHj
— Trash Italiano (@trash_italiano) February 23, 2026
Niente più rose: cambia la tradizione

“Son rose rosse e parlano d’amor”, cantava Nilla Pizzi qualche decennio fa, ma i tempi sono cambiati. Le composizioni sono state studiate con una combinazione equilibrata di ranuncoli clonati in vari colori, anemoni, mimose ed eucalyptus, ma niente rose.
Alla domanda sull’assenza delle rose, Barbagelata ha risposto: “Le rose non sono più un fiore tipico di Sanremo: sono diventate marginali e quest’anno le abbiamo definitivamente tolte”.
Eppure le rose, nonostante non siano più tipiche, di recente sono state protagoniste di uno dei momenti più discussi del Festival, quando Blanco durante una performance, distrusse delle composizioni che erano sul palco.
A proposito del Festival, qui vi sveliamo l’elenco degli ospiti serata per serata.
