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CinemaSerieTV.it
Home » Film » Recensioni film » Eileen, la recensione: Natale nel Massachusetts

Eileen, la recensione: Natale nel Massachusetts

La recensione di Eileen, film drammatico di William Oldroyd con protagoniste Anne Hathaway e Thomasin McKenzie.
Max BorgDi Max Borg30 Maggio 2024
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Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)
Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)
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Il film: Eileen, 2023. Regia: William Oldroyd. Cast: Anne Hathaway, Thomasin McKenzie, Shea Whigham, Owen Teague, Marin Ireland.

Genere: drammatico, thriller. Durata: 98 minuti. Dove l’abbiamo visto: allo Zurich Film Festival, in lingua originale.

Trama: Il rapporto inusuale tra due donne in un carcere minorile negli anni Sessanta.

A chi è consigliato? Ai fan di Anne Hathaway, in particolare delle sue performance più drammatiche.


Correva l’anno 2016, e il regista inglese William Oldroyd si faceva notare in ambito festivaliero con il film Lady Macbeth, dramma psicologicamente intenso che metteva in mostra sul piano internazionale il talento recitativo di Florence Pugh, oggi una delle attrici più quotate nel panorama angloamericano. A distanza di sette anni, il cineasta è tornato in azione con un altro ritratto di personaggi femminili molto interessanti, con l’adattamento di un acclamato romanzo di Otessa Moshfegh, dato alle stampe nel 2015 e rielaborato per lo schermo dalla stessa autrice insieme al marito Luke Goebel. Di questo adattamento parliamo nella nostra recensione di Eileen.

Riformare le relazioni

Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)
Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)

Massachusetts, anni Sessanta. Eileen Dunlop lavora in un carcere minorile. Ignorata dai colleghi, non se la passa molto meglio a casa, dove deve fare i conti con gli abusi psicologici del padre Jim, vedovo, alcolizzato e paranoico, nonché difficile da denunciare per i suoi comportamenti alle autorità in quanto ex-poliziotto. Un giorno, nel carcere arriva una nuova psicologa, Rebecca Saint John, ed Eileen si invaghisce subito di lei. Tra le due donne c’è un’intesa, e per Eileen potrebbe finalmente concretizzarsi il sogno di fuggire da quell’esistenza monotona che più volte l’ha spinta a fantasticare sull’uccidere il padre e poi togliersi la vita a sua volta. Ma l’idillio immaginario si scontra con la dura realtà, soprattutto quando Rebecca comincia ad analizzare il caso di Lee Polk, ragazzo arrestato per parricidio…

Sedute e seduzioni

Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)
Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)

Come nel precedente film di Oldroyd, al centro c’è una figura femminile intrigante. Anzi, in questo caso due: Eileen e Rebecca, rispettivamente Thomasin McKenzie, uno dei più interessanti talenti emergenti degli ultimi anni, e Anne Hathaway, alle prese con uno di quelli ruoli che le permettono di esplorare lati più complessi della sua personalità recitativa (e su cui verosimilmente i produttori puntavano in ottica premio, anche se poi il film, nonostante la buona accoglienza a festival come il Sundance, è rimasto fuori dai giochi salvo tre nomination agli Independent Spirit Awards, tutte andate a vuoto). La loro intesa sullo schermo è il principale punto di forza della pellicola, sorretta da una performance intensa, per quanto non esente da elementi stereotipati dettati dalla scrittura, di Shea Whigham nei panni di Jim Dunlop.

Strano ma non troppo

Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)
Una scena di Eileen (fonte: Lucky Red)

È un film che gioca sull’alternanza di toni, registri e generi, presentandosi inizialmente come un melodramma alla Douglas Sirk (con l’elemento saffico che inevitabilmente richiama il cinema di Todd Haynes, grande adepto della poetica sirkiana) per poi introdurre elementi più grotteschi, anche perversi, scompigliando le carte con una certa ambizione. Ma lo fa in modo troppo brusco, generando uno stacco netto tra due metà di racconto che non riescono più a riconciliarsi, andando verso una conclusione che riesce a essere contemporaneamente imprevedibile e banale, la soluzione più semplice per chiudere un film che in realtà di semplice, sulla carta, aveva ben poco. Rimane il gioco di sguardi tra le due protagoniste, grande forza propulsiva di un progetto che a un certo punto si perde per strada, abbandonando il pubblico dopo averlo abilmente sedotto.

La recensione in breve

6.0 Indeciso

L'ambizione c'è, sorretta dal talento recitativo del cast, ma la volontà di mescolare toni e generi si traduce, sullo schermo, in qualcosa di occasionalmente confuso e indeciso.

Pro
  1. Anne Hathaway e Thomasin McKenzie funzionano benissimo insieme
  2. La ricostruzione d'epoca è efficace
  3. Il rimando al cinema di Douglas Sirk è filologico e a tratti struggente
Contro
  1. La seconda metà del film cambia un po' troppo repentinamente registro
  • Voto CinemaSerieTV 6.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Max Borg
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Finlandese di nascita, italiano e svizzero d'adozione, si innamora del cinema e della televisione nel periodo adolescenziale, e durante gli studi universitari trasforma gradualmente questo amore in lavoro. Scrive per varie testate in Italia e all'estero, soprattutto quando si tratta di supereroi, cinema nordico e svizzero, streaming e festival.

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