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Home » Film » Joker 2 non è il disastro di cui vi stanno tutti parlando

Joker 2 non è il disastro di cui vi stanno tutti parlando

Il sequel di Joker attualmente nelle sale italiane non è così disastroso come vi stanno tutti raccontando: vi spieghiamo perché.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani2 Ottobre 2024
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Joker 2
Joaquin Phoenix e Lady Gaga nel poster del film - fonte: Warner Bros.
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Dopo essere stato presentato in anteprima mondiale alla 81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ed aver raccolto pareri e recensioni del tutto contrastanti, l’attesissimo Joker: Folie à Deux debutta finalmente nelle sale italiane con Warner Bros. Pictures a partire da mercoledì 2 ottobre. Il sequel del campione d’incassi (ma anche vincitore del Leone d’Oro a Venezia 76 e di ben due premi Oscar) aveva fatto già discutere al momento del suo annuncio: un seguito non richiesto? Ma perché? Sarà addirittura un musical? Con Lady Gaga nei panni di Harley Quinn? Sacrilegio!

Un progetto di certo molto rischioso e dalle ambizioni particolarmente smodate, visto che il primo capitolo cinematografico del 2019 con Joaquin Phoenix e diretto da Todd Phillips era un progetto per grande schermo del tutto autonomo, sia dal punto di vista produttivo che narrativo. Come creare il seguito perfetto di una pellicola che aveva creato attorno a sé in pochissimo tempo un’aura di cult di dimensioni storiche? Decostruendo aspettative ed iconografia del clown del crimine di Gotham City in un secondo appuntamento sicuramente imperfetto ed incostante, ma così fieramente controcorrente rispetto alla formula del cinecomic contemporaneo che merita invece un’analisi più approfondita e meno superficiale.

Di cosa parla Joker 2?

Joker
Joaquin Phoenix in una scena del sequel – fonte: Warner Bros.

Il film lo avevamo visto in anteprima mondiale alla 81° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, e ve lo raccontavamo così: in Joker: Folie à Deux ci troviamo nel manicomio criminale di Arkham, dove Artur Fleck/Joker é rinchiuso in attesa di essere processato per omicidio. La vita non é per niente semplice, vessato dalle guardie e ormai lontano da quello slancio rivoluzionario che lo aveva reso un eroe oscuro per le masse di Gotham. A rimescolare le carte in tavola l’ingresso in scena di “Lee” Quinzel, paziente ricoverata nell’ala non criminale dell’istituto psichiatrico. Lee é affascinata da Arthur, dal quello che ha fatto e soprattutto sa quello che Joker rappresenta. Il sentimento e la passione tra i due scoppiano velocemente e, mentre la data del processo si avvicina, Lee infonde sempre più fiducia in se stesso al protagonista, ora consapevole del potere che il Joker può esercitare sulle persone.

Il rapporto tra Lee ed Arthur è scandito dagli intermezzi musicali, che prendono vita in un mondo altro in cui i due protagonisti hanno il completo controllo della realtà che li circonda. Il musical, come dicevamo, diventa un mezzo per raccontare il disturbo mentale e per “curare” le menti fratturate di Arthur e Lee, che trovano una via di fuga l’uno nell’altro e nei momenti che vivono insieme. Cinecomic, musical schizofrenico ed oscuro, prison movie ed infine anche dramma processuale: il sequel diretto da Todd Phillips e co-scritto dal regista assieme a Scott Silver è un portentoso omaggio alla potenza dei generi cinematografici che lo contraddistinguono, senza però dimenticare di riprendere i passi narrativi sui quali avevamo lasciato il personaggio di Arthur Fleck alla fine del grande lungometraggio del 2019.

Un cinecomic controcorrente

Joker
I due protagonisti del film – fonte: Warner Bros.

Furbamente venduto come un passo a due musicale tra il Joker interpretato da un sempre gigantesco Joaquin Phoenix (che anche qui, dà sfoggio di una performance sontuosa e dolente) e la Lee Quinzel di un’inedita Lady Gaga, il film in uscita nelle sale nostrane a partire da mercoledì 2 ottobre è molto altro, un cinecomic del tutto controcorrente che gioca sapientemente e crudelmente con le aspettative (legittime) del pubblico e della stampa di settore, che già immaginava un musical a tutto campo, un sogno (lucido?) ad occhi aperti che unificava menti distorte e fragili di due potenziali super-criminali attraverso il potere del canto e del ballo. Un’occasione perfetta per vendere un sequel apparentemente irrilevante grazie all’entrata nel cast di una performer imprevedibile e che ben si sposa con le esigenze narrative di un’opera cinematografica tutta costruita sui temi del disagio e della malattia mentali.

Così Lady Gaga (qui alla sua terza prova recitativa di peso per un lungometraggio destinato alle sale cinematografiche dopo A Star Is Born e House of Gucci) diventa molto velocemente cover girl ed immagine iconografica di una Harley Quinn che giustifica la trasmutazione del sequel in un musical gotico ed introspettivo, a testa alta di fronte alla presenza ingombrante e totalitaria davanti la macchina da presa del protagonista interpretato da un Joaquin Phoenix al massimo delle sue capacità recitative. Il risultato è quello sì di un film musicale, ma molto meno ancorato ai prodromi e agli elementi fondanti del genere americano, e strutturato invece come indagine intelligentissima e sorprendente sugli effetti della figura del Joker nella mente fratturata di Arthur e nell’iconoclastia dei cittadini di Gotham City, pronti ad una vera e propria rivolta sociale in nome di quel pagliaccio criminale che aveva minacciato lo status quo amministrativo della città fittizia con una risata (isterica) e colpi di pallottole in diretta televisiva.

A tutto musical!

Joker
Gaga e Phoenix nel film – fonte: Warner Bros.

Ma prima di essere riflessione decostruttiva sulla figura del Joker all’interno dell’universo narrativo ideato da Todd Phillips, Joker: Folie à Deux è prima di tutto (anche) un musical. Prendendo in prestito una kermesse di canzoni preesistenti, Arthur e Lee evadono dalla disillusione della propria quotidianità attraverso l’uso della voce e dei passi di danza. Prima compagni di lezione in un corso di canto all’interno del programma rieducativo della prigione di massima sicurezza di Arkham, poi fulminei amanti da prima pagina e da scandalo giornalistico; la loro incredibile storia d’amore è un jukebox schizofrenico a cavallo stentoreo tra lucidità mentale e follia (a due), incorniciata da sontuose e deliranti performance di celebri canzoni, quali ad esempio Get Happy e That’s Entertainment.

Prima canticchiate, a volte sussurrate, spesso eseguite a squarciagola o a passo di danza, le composizioni musicali che costellano Joker: Folie à Deux sono la carta da regalo che custodisce e cela il prodotto cinematografico di Phillips, la cui vera natura si palesa solamente nel buio di una sala, quando gli spettatori (convinti di trovarsi di fronte un musicarello dark eseguito dalla verve di Lady Gaga) si ritrovano di fronte un mélange di generi cinematografici e linguaggi narrativi dove il fulcro del racconto torna nuovamente ad essere, ancor più preponderante, la mente frastagliata dell’Arthur Fleck di Phoenix, con la Lee Quinzel di Stefani Germanotta “relegata” a mero strumento propulsivo per il nostro protagonista e le sue fragili e violente vicende processuali ed amorose.

La decostruzione del Joker come lo conosciamo

Joker
Phoenix in una scena di Joker 2 – fonte: Warner Bros.

Perché alla fine, siamo venuti a scoprire che Joker 2 non è di certo il lungometraggio musicale che ci avevano promesso e venduto, tutt’altro. Remando coscientemente contro le aspettative del mondo intero, Phillips e Silver confezionano un sequel di certo meno incisivo rispetto al cult di cinque anni prima, maggiormente imperfetto e difettoso, ma che si prende rischi narrativi e contenutistici estremamente rari se messi in comparazione con i cinecomic (anche quelli più seriosi) di recente fattura. Se il primo appuntamento del 2019 era un racconto doloroso e violento della nascita di un villain contemporaneo pressoché quadrato e privo di scorciatoie, Folie à Deux sceglie la strada dell’imprevedibilità, quella della decostruzione dell’iconografia del Joker di Joaquin Phoenix.

Dapprima simbolo di una rivoluzione incel che ben si sposava con il tumulto sociale in quel degli Stati Uniti trumpiani e poi fenomeno di massa pop, il Joker di Phillips aveva necessariamente bisogno di un sequel che ne riflettesse conseguenze e riflessioni di tale fenomeno. Anziché raddoppiare su elementi e cliché che ne avrebbero potuto bissare il successo globale, Joker: Folie à Deux sceglie la strada dell’ineffabilità, dell’astrusità e dell’inganno nei confronti del suo stesso pubblico cinematografico. Orgogliosamente impuro ed ondivago, a conti fatti Joker 2 non è affatto il disastro di cui tutti vi stanno parlando, altroché; anzi, forse tra qualche anno lo rivaluteremo cautamente come una delle scommesse ad alto budget più peculiari e coraggiose degli ultimi decenni, che piaccia o meno.

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