Il film: Conclave, 2024. Regia: Edward Berger. Cast: Ralph Fiennes, Stanley Tucci. John Lithgow, Sergio Castellitto, Isabella Rossellini. Genere: drammatico, thriller. Durata: 140 minuti. Dove l’abbiamo visto: al San Sebastián International Film Festival, in lingua originale.
Trama: Il conclave per eleggere il nuovo Papa diventa teatro di complotti e segreti che potrebbero alterare irreversibilmente le sorti della Chiesa.
A chi è consigliata: Agli appassionati di thriller con elementi spirituali.
Forte del successo di Niente di nuovo sul fronte occidentale, premiato con l’Oscar per il miglior film internazionale, il cineasta Edward Berger (nato in Germania ma con cittadinanza austriaca e svizzera) è tornato dietro la macchina da presa con il suo primo progetto in lingua inglese. Un progetto di una certa ambizione, basato su un romanzo di Robert Harris, celebre scrittore inglese le cui opere hanno precedentemente ispirato due pellicole di Roman Polanski (L’uomo nell’ombra e L’ufficiale e la spia). E questa volta, dopo un percorso simile a quello del film precedente (proiezioni festivaliere in contesti prestigiosi come Toronto, San Sebastián e Zurigo), la destinazione è la sala e non Netflix, segnalando una volontà di tornare a puntare sulla fruizione tradizionale per un lungometraggio come quello di cui parliamo nella nostra recensione di Conclave, ossia un thriller vecchio stampo che si rivolge a un pubblico diverso da chi frequenta le sale oscure principalmente per il puro spettacolo di matrice hollywoodiana.
Ve lo dico papale papale

La storia si svolge entro le mura del Vaticano, dove l’attuale Papa viene stroncato da un infarto. Spetta a Thomas Lawrence, decano del collegio cardinalizio, il compito di organizzare il conclave, dove la corsa alla carica pontificia è sostanzialmente fra quattro uomini: Aldo Bellini, americano e liberale; Joshua Adeyemi, nigeriano, progressista sul piano economico ma più conservatore su quello sociale; Joseph Tremblay, canadese e conservatore a tutto tondo; e Goffredo Tedesco, italiano ed estremamente tradizionalista, che ambisce al papato nella speranza di tornare a com’era la Chiesa prima del Concilio Vaticano II, il che comporterebbe le messe in latino e l’abbandono della politica della coesistenza pacifica con le altre religioni. Lawrence, dal canto suo, è turbato perché, all’insaputa dei colleghi, aveva presentato le dimissioni al Papa in seguito a una crisi spirituale, ma il Santo Padre le aveva rifiutate. Forse perché sentiva di essere vicino al capolinea e voleva che fosse proprio Lawrence a occuparsi del conclave, che potrebbe mettere a nudo dei segreti scomodi legati ad alcuni dei cardinali…
Padre Poirot

Lawrence, novello investigatore, ha il volto di Ralph Fiennes, la cui classica eleganza inglese conferisce al personaggio un’imperscrutabile vulnerabilità che è il principale motore emotivo ed intellettuale dell’intreccio. Lo affianca con un approccio più passionale, nel ruolo di Bellini, un ottimo Stanley Tucci, mentre gli antagonisti – ammesso che quello sia il termine giusto nel contesto di un racconto che vuole analizzare le sfumature di grigio di tutti gli animi umani – hanno le fattezze del sempre affidabile John Lithgow e di un abilmente viscido Sergio Castellitto, che si presta con gioia per dare vita a quello che è indubbiamente il personaggio più puramente antipatico dell’intera vicenda. Sul versante femminile, Isabella Rossellini fa il suo con la parte piuttosto esile di Suor Agnes, responsabile della cucina e delle pulizie durante il conclave.
Brividi di fede

Si riconosce la firma letteraria di Harris, da sempre interessato al marcio che si cela dietro le istituzioni, e lo sceneggiatore Peter Straughan traduce bene sullo schermo il clima di dubbi e paranoie che si crea intorno alle più basilari questioni spirituali, fino ad arrivare a una conclusione destinata a dividere che si ricollega con intelligenza ad argomenti d’attualità. Un’intelligenza che però a tratti si scontra con la regia molto scolastica di Berger, un cineasta che dopo lo spettacolo viscerale del film bellico sembra un po’ a disagio con un racconto più piccolo e misurato, faticando a mantenere costante la suspense una volta chiuse le porte che, come nei gialli classici, trasformano tutti in indiziati ma senza l’energia e, in alcuni casi, le caratterizzazioni necessarie per rimpolpare lo spirito (santo o meno) di un’operazione molto più affascinante sul piano meditativo che su quello strettamente ludico.
La recensione in breve
La questione spirituale è forte, ma non riceve sempre il giusto supporto da un impianto thriller piuttosto elementare e a tratti altalenante.
PRO
- Ralph Fiennes guida un cast solido con grande, sofferta dignità
- La riflessione sulla fede è molto intelligente
- Il finale coraggioso è molto intrigante...
CONTRO
- ... ma è anche destinato a dividere i pareri
- La componente thriller è abbastanza diseguale
- Voto CinemaSerieTV
