Il treno dei bambini finisce con Amerigo che fugge da Napoli in treno per tornare a Modena da Derna, la donna che lo ha accudito per mesi e che di fatto è diventata per lui una seconda mamma. In questo momento così emozionante ascoltiamo la voce di mamma Antonietta che spiega ad Amerigo che Derna si era messa in contatto con lei, dopo che lui era scappato da Napoli, e lei gli aveva detto che poteva restare a Modena o tornare subito. Antonietta lo aveva aspettato per tutta la vita, ma era consapevole che se si vuol bene a qualcuno, bisogna lasciarlo andare. E lei, nonostante tutti i conflitti, le gelosie, la vita difficile, lo aveva amato. A conferma di questo, nel finale del film, Amerigo adulto torna nel vascio di sua mamma, ormai deceduta, e trova il suo violino, che lei era andata a recuperare al banco dei pegni per poterglielo restituire. Su questa rivelazione, Amerigo si scioglie in lacrime.

Diretto da Cristina Comencini, Il treno dei bambini è tratto da una storia realmente accaduta e soprattutto rievoca una dolorosa ed emozionante pagina della storia italiana. Nell’immediato dopoguerra, su iniziativa delle donne del PCI, migliaia di bambini che vivevano in condizioni di indigenza, in città disastrate dalla guerra, furono mandati in località del Nord Italia o al Centro, dove trovarono persone disposte ad accoglierli. Per le famiglie non fu una scelta facile, anche perché l’iniziativa fu fortemente osteggiata dalla Chiesa che mise in giro bugie vergognose per dissuaderle – dicevano ad esempio che i piccoli sarebbero stati mandati in Unione Sovietica, dove sarebbero stati gettati nei calderoni e trasformati in sapone (un po’ alla maniera di Leonarda Cianciulli)

Amerigo Speranza (Christian Cervone) è l’unico figlio di Antonietta (Serena Rossi) una donna napoletana bellissima che è rimasta da sola a mandare avanti la baracca dopo la misteriosa partenza del marito per gli USA e dopo la morte di un altro figlio, a causa di una malattia. Antonietta decide di mandare Amerigo a Modena e lì, il bambino sarà accolto da Derna, una partigiana e sindacalista che non era neanche intenzionata a prendere parte all’iniziativa di accoglienza. Christian scoprirà un mondo completamente diverso da quello a cui è abituato, si scontrerà con una cultura diversa dalla sua e con la gelosia di altri bambini, ma riuscirà a coltivare il suo talento musicale (che lo porterà a diventare un affermato violinista, da adulto) e soprattutto tirerà fuori l’istinto materno di Derna, che era nascosto sotto una corazza di diffidenza e dispiaceri. Derna diventerà la sua confidente, ma soprattutto diventerà una seconda mamma dolcissima e attenta. Mentre Amerigo, che inizialmente non vedeva l’ora di tornare a Napoli, si affezionerà a Derna, ai suoi nuovi amici e alla comunità in cui vive.
Il rientro a Napoli, in una realtà ancora più difficile di come l’aveva lasciata, con una Antonietta indurita dalle difficoltà della vita e dalla gelosia per quel figlio che sembra averla “dimenticata”, sarà un brutto colpo per Amerigo. Quando il bambino scopre che sua madre non è mai andata a prelevare le lettere e i pacchi che Derna gli ha mandato da Modena e ha anche impegnato il violino che gli avevano regalato al Nord, decide di fuggire e di restare lì per sempre. Solo da adulto, Amerigo scoprirà che Antonietta gli ha voluto davvero bene, sbagliando forse, ma lo ha amato così tanto da lasciarlo andare e garantirgli un futuro.
