Il film: The Last Showgirl, 2024. Diretto da: Gia Coppola. Cast: Pamela Anderson, Jamie Lee Curtis, Dave Bautista, Billie Lourd, Brenda Song, Kiernan Shipka. Genere: Commedia drammatica. Durata: Circa 100 minuti. Dove l’abbiamo visto: al San Sebastián International Film Festival, in lingua originale.
Trama: Dopo essere stata licenziata dal suo storico spettacolo a Las Vegas, una showgirl di mezza età si ritrova a dover ricostruire la propria vita e a riscoprire il suo ruolo di madre, mentre affronta la sfida di reinventarsi in un mondo che sembra non avere più spazio per lei.
A chi è consigliato? Ai fan e ai detrattori di Pamela Anderson.
Tra le grandi tradizioni hollywoodiane c’è l’immagine dell’attrice famosa che dopo i quarant’anni viene messa in disparte perché considerata “vecchia” (Meryl Streep ha dichiarato in più di un’intervista di rifiutare per principio i ruoli da strega – ha fatto un’eccezione per Into the Woods poiché si trattava di un musical di Stephen Sondheim – dopo che gliene furono offerti tre proprio nell’anno in cui varcò la soglia degli “anta”). A volte quell’immagine è al centro di film che ruotano attorno a una figura che cerca di reinventarsi professionalmente, con il ruolo stesso a fungere da metafora per quello che sta passando l’attrice in questione. Ne è un esempio calzante il terzo lungometraggio di Gia Coppola, oggetto della nostra recensione di The Last Showgirl.
Viva Las Vegas? Insomma…

Shelley Gardner ha 57 anni e lavora da tre decenni come ballerina dello spettacolo Le Razzle Dazzle, uno degli eventi di punta di uno dei casinò di Las Vegas. Nonostante gli evidenti limiti dettati dall’età (ora ha un ruolo minore, lasciando alle colleghe più giovani la posizione centrale), lei continua a credere nella magia del mondo dell’entertainment, forse perché ha sostanzialmente conosciuto solo quello nella vita, anche a discapito della famiglia. Quando viene annunciato che lo show chiuderà i battenti nel giro di due settimane a causa di un calo degli introiti, Shelley è in crisi perché, per sopraggiunti motivi anagrafici, sarà difficile per lei trovare un altro ingaggio simile (inoltre, come le viene fatto presente a un certo punto, i suoi numeri di danza non sono particolarmente impressionanti a livello tecnico), e dovrà forse rassegnarsi a fare la cameriera come la sua migliore amica Annette, ex-ballerina che è stata a suo tempo estromessa dal gruppo per ragioni legate all’età. Mentre si prepara all’addio alle scene, cerca di ricostituire il rapporto con la figlia Hannah, sostanzialmente cresciuta da amici di famiglia perché la madre era troppo impegnata con lo spettacolo
La rinascita di Pamela

Quello di Shelley è il ruolo che segna la trasformazione professionale di Pamela Anderson, che si era quasi ritirata dalle scene quando ha ricevuto l’offerta di interpretare la protagonista. Una parte più matura per un’attrice che è sempre stata vista solo come un sex symbol e raramente ha potuto mostrare talenti interpretativi che andassero oltre la mera esibizione fisica. La rabbia della ballerina costretta al ritiro è quindi una variante delle vere frustrazioni recitative di Anderson, che nel corso di un’ora e mezza dimostra di avere gli strumenti necessari per una nuova fase della sua carriera, già riconosciuta durante la stagione dei premi con delle nomination di peso. Meno potente sul piano allegorico, poiché il suo percorso professionale non è mai stato segnato da particolari difficoltà, ma non per questo meno strepitosa è Jamie Lee Curtis nei panni di Annette, avatar di coloro che non demordono malgrado i preconcetti dell’industria legati all’età. Menzione doverosa anche per Dave Bautista, ormai sempre più a suo agio in parti drammatiche e meno in quelle puramente d’azione.
Cala il sipario

Nello stesso periodo in cui Francis Ford Coppola, nonno della regista, realizzava Megalopolis, debordante inno alla libertà creativa in un’era dove questa non è più ben vista (al punto che Francis se lo è dovuto finanziare da solo), Gia Coppola se n’è uscita con un film più tradizionale, ma a suo odo altrettanto amaro, il ritratto di un’era che sta finendo, ennesima vittima del misto di edonismo e capitalismo che è incarnato da Las Vegas, la città del peccato dove i sogni, attirati lì dall’illusione del glamour e del vincere facile, vanno a morire. Lentamente ma inesorabilmente, come la carriera di Shelley che sotto la scorza chic del finto nome francese cela una tristezza di fondo che è evidente sin dalla prima inquadratura. Fino ad arrivare a una conclusione che è a tutti gli effetti la fine del sogno, anche se per l’interprete dell’ultima showgirl questo è, sulla carta, solo l’inizio.
La recensione in breve
Pamela Anderson è una rivelazione in questo ritratto amaro della solitudine e dei sogni infranti nel bel mezzo dello sfarzo di Las Vegas.
PRO
- Pamela Anderson è semplicemente incredibile
- I personaggi sono generalmente caratterizzati in modo efficace
- Gia Coppola gestisce bene il contrasto fra il lusso apparente e l'amarezza di fondo
CONTRO
- Alcuni dei comprimari rischiano talvolta di scivolare nella macchietta
- Voto CinemaSerieTV
