Taylor Swift è stata ufficialmente coinvolta nella infuocata battaglia legale tra l’attrice Blake Lively e il regista Justin Baldoni. La popstar, nota per la sua riservatezza in ambito privato, è ora chiamata a testimoniare nella causa multimilionaria legata al film It Ends With Us. Il mandato di comparizione, emesso dall’avvocato Bryan Freedman per conto di Baldoni e dei dirigenti di Wayfarer Studios, punta a chiarire cosa Swift sapesse delle discussioni tra la sua amica di lunga data Lively e il regista, e cosa si siano dette.
Tutto ha origine da una presunta modifica a una scena dello script, inizialmente prevista nel film. Baldoni, secondo quanto dichiarato, fu invitato da Lively nella sua casa di New York nel 2023 per parlarne. Una volta lì, fu accolto non solo da Lively ma anche da suo marito Ryan Reynolds e da Taylor Swift.
Secondo i documenti depositati in tribunale e riportati, tra gli altri, da THR, , i due avrebbero espresso forte sostegno alla versione riscritta della scena proposta da Lively, esercitando — secondo Baldoni — una pressione non indifferente affinché lui accettasse il cambiamento.
In uno scambio di SMS, Lively, come noto, avrebbe definito Swift e il marito Reynolds “i miei draghi draghi”, con riferimento a Daenerys di GOT: “Se mai guarderai Game of Thrones, capirai. Io sono la Khaleesi, e come lei ho dei draghi. ”
Nonostante la successiva approvazione delle modifiche da parte di Baldoni — il quale scrisse in un messaggio “Mi piace davvero quello che hai fatto […] E l’avrei detto anche senza Ryan e Taylor di mezzo 😉” — le tensioni sono esplose nei mesi successivi, e culminate in un lungo messaggio vocale notturno in cui Baldoni in cui si scusa per eventuali malintesi.
Queste frizioni, hanno poi alimentato una serie di accuse reciproche, portando Lively a denunciare ufficialmente Baldoni per molestie sessuali e campagne diffamatorie il 20 dicembre 2024 presso il Dipartimento per i Diritti Civili della California. Baldoni ha di seguito risposto con una controquerela da 400 milioni di dollari per diffamazione ed estorsione, coinvolgendo anche altre figure come il New York Times e l’ufficio stampa di Lively.

La decisione di chiamare Swift a testimoniare ha alzato ulteriormente la posta. Un portavoce della cantante ha reagito duramente, sottolineando che Swift non ha mai messo piede sul set del film, non ha preso parte a decisioni creative o di casting, non ha visionato alcun montaggio e ha visto il film solo settimane dopo la sua uscita pubblica, nel pieno del suo Eras Tour mondiale.
Il legame tra la cantante e il progetto, specifica il portavoce, si limita alla concessione di un brano per la colonna sonora: “My Tears Ricochet”, uno tra i 20 utilizzati. “Questo mandato di comparizione è progettato per sfruttare il nome di Taylor Swift e attirare l’attenzione dei media, generando contenuti acchiappaclick piuttosto che concentrarsi sui fatti”, ha aggiunto.
Anche il team di Lively ha risposto con fermezza, come riporta Deadline, accusando Baldoni e il suo entourage di voler trasformare una grave questione legale in un circo mediatico. In particolare, il comunicato condanna l’idea ventilata da alcuni membri della difesa di trasmettere live la futura deposizione dell’attrice al Madison Square Garden alla stregua di uno spettacolo. “È una questione molto seria, non il circo Barnum”, ha dichiarato un rappresentante dell’attrice, denunciando tentativi sistematici di intimidire e screditare le donne coinvolte.
Il processo, fissato per il 9 marzo 2026, si prospetta dunque lungo e ricco di colpi di scena. In attesa dell’udienza, anche altre celebrità vicine alle parti — come Hugh Jackman — potrebbero essere coinvolte. Ma una cosa è chiara: l’ombra lunga di Taylor Swift, anche se chiamata solo per un cameo giudiziario, rischia di dominare il palcoscenico di una vicenda che intreccia cinema, musica e giustizia.
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