Il film: Ballerina, 2023. Creato da: Lee Chung-hyun. Genere: Azione, Vendetta, Thriller. Cast: Jun Jong-seo, Kim Ji-hoon, Park Yu-rim. Durata: 93 minuti.
Dove l’abbiamo visto: Su Netflix, versione originale con sottotitoli italiani.
Trama: Dopo la tragica morte dell’amica ballerina Min-hee, la bodyguard Ok-ju scopre la rete di abusi che l’ha spinta al suicidio. Spinta da un dolore incandescente e da un senso di giustizia personale, Ok-ju intraprende una missione di vendetta senza tregua contro chi ha distrutto la vita dell’amica. Con uno stile visivo ipnotico e una protagonista letale quanto vulnerabile, Ballerina è una danza furiosa fra neon, lacrime e sangue.
A chi è consigliato? Ballerina è consigliato a chi ama i revenge movie ad alta tensione emotiva e visiva. Perfetto per chi ha apprezzato Kill Bill, The Villainess o Nikita, e cerca un action moderno con una protagonista intensa, un’estetica potente e una narrazione che affonda nel dolore e nella determinazione femminile.
È vivo? È morto? Domande legittime sull’argomento John Wick, inteso sia come personaggio che come franchise, di cui i fan temono il decesso creativo con l’annuncio di un quinto capitolo nonostante l’ottimo finale del quarto. E mentre ci si interroga su come possa continuare il filone principale, va avanti anche il tentativo di espandere l’universo ideato da Derek Kolstad con degli spin-off: prima c’è stato The Continental, prequel seriale ambientato nell’omonimo hotel che è territorio neutrale per i killer a pagamento; e ora c’è un nuovo film, quello di cui parliamo nella nostra recensione di Ballerina, un titolo accattivante ma anche talmente generico che a scanso di equivoci il marketing ha aggiunto, come se fosse un sottotitolo, la frase “Dal mondo di John Wick”.
Alla ricerca della setta perduta

Dodici anni fa, Eve Macarro ha perso il padre, ferito mortalmente dagli emissari di una misteriosa setta, la stessa di cui faceva parte la di lui moglie. Accolta dalla Ruska Roma a New York, Eve cresce diventando una ballerina e killer, e nel momento in cui è pronta per gli incarichi a pagamento uno di questi la fa tornare in contatto con la setta. Nonostante il veto imposto dalla Direttrice, Eve chiede aiuto a Winston Scott, un vecchio amico di famiglia, per rintracciare gli assassini del padre. Impresa tutt’altro che facile, dato che la sede della setta – un gruppo che a differenza di altre organizzazioni criminali uccide per divertimento e non solo per soldi – non è mai stata ufficialmente identificata. E mentre Eve continua le sue ricerche hanno luogo gli eventi del terzo film del franchise, con le strade della fanciulla che rischiano di incrociare in modo spiacevole quelle di John Wick, ricercato da tutti e per questo ancora più letale del solito…
I volti della brutalità

A questo giro Keanu Reeves si limita a quello che è un cameo esteso (difatti il suo nome appare per ultimo nell’elenco degli attori principali), insieme ai sodali Ian McShane e Lance Reddick (quest’ultimo in quella che è la sua apparizione finale nel franchise e sullo schermo, dato che è venuto a mancare poco dopo aver girato le proprie scene). Il grosso dell’azione è in mano ad Ana de Armas, che riconferma quanto sia a proprio agio in un contesto simile dopo aver rubato la scena a Daniel Craig in No Time to Die e si butta con piacere in tutte le coreografie inventate dalla squadra di Chad Stahelski, che in questa sede è solo produttore (almeno sulla carta). Parziale delusione sul piano recitativo il villain di turno, forse perché Gabriel Byrne, molto misurato, non è del tutto in sintonia con l’atmosfera generale del mondo messo in piedi nel corso dei quattro film precedenti.
Simile ma diverso

Ufficialmente questo è il primo film del franchise senza la regia di Stahelski, con Len Wiseman in sua vece presumibilmente sulla base di altri suoi lavori con protagoniste femminili come la saga di Underworld. Diciamo “ufficialmente” perché tra le riprese e l’effettiva uscita in sala sono passati circa due anni e mezzo, con voci di corridoio su presunti reshoot che hanno radicalmente alterato la natura del progetto (già di suo un copione originale poi rimaneggiato per diventare uno spin-off), almeno per quanto riguarda le scene d’azione (con tanto di aggiunta di nuovi attori), e questa volta con la partecipazione attiva di Stahelski al posto del collega. Difatti si percepisce un certo distacco tra le parti dialogate, alcune delle quali molto più “terra terra” del solito (e questo nonostante ci sia un approfondimento non proprio privo di interesse della componente mitologica legata al Continental e compagnia bella), e le macrosequenze che invece sono in linea con gli standard ipertrofici di questo universo, soprattutto nella seconda metà che è quasi un’unica lunga sequenza action di un’ora. Ritorniamo quindi alla domanda: è vivo? Il franchise indubbiamente sì, anche se rimane il legittimo dubbio su come e quanto possa evolversi senza inserire per forza i personaggi che già conosciamo. Il protagonista? Può anche non tornare, se queste sono le premesse per portare avanti l’universo con nuovi volti.
La recensione in breve
Ana de Armas è una degna erede di Keanu Reeves in questa espansione del franchise di John Wick, anche se il film costruito attorno a lei non è sempre all'altezza della sua performance.
PRO
- Ana de Armas è fenomenale
- La seconda parte del film, quasi tutta action, è spettacolare
CONTRO
- La scrittura è altalenante
- Il cattivo non è all'altezza di quelli dei film principali del franchise
- Voto CinemaSerieTV
