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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Ironheart, la recensione: tecnomagia in salsa Marvel

Ironheart, la recensione: tecnomagia in salsa Marvel

La recensione di Ironheart, la miniserie su Disney+ che chiude la Fase Cinque del marvel Cinematic Universe.
Max BorgDi Max Borg26 Giugno 2025
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Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)
Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)
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La serie: Ironheart – Stagione 1, 2025 Regia: Sam Bailey, Angela Barnes Sceneggiatura: Chinaka Hodge (head writer), con altri autori della writers’ room Marvel Genere: Supereroi, Sci-fi, Azione Cast: Dominique Thorne, Anthony Ramos, Alden Ehrenreich, Lyric Ross, Manny Montana, Harper Anthony, Shea Couleé, Sacha Baron Cohen
Durata: 6 episodi, circa 40 minuti ciascuno Dove l’abbiamo visto: Su Disney+ (versione originale con sottotitoli)

Trama: Riri Williams è una giovane prodigio dell’ingegneria che ha costruito un’armatura super tecnologica nel garage di casa, attirando l’attenzione dei grandi poteri — e dei loro nemici. In un mondo post-Iron Man, Ironheart esplora l’eredità degli eroi e il confine sottile tra scienza e magia, con l’arrivo di The Hood, un criminale dotato di poteri mistici che minaccia l’equilibrio tra i due mondi.

A chi è consigliata? Ironheart è pensata per chi ha amato il lato più giovane e innovativo del Marvel Cinematic Universe. Ai fan del primo Iron Man e di Black Panther: Wakanda Forever.


Annunciata e girata quando c’era ancora la direttiva disneyana circa una sovrabbondanza di titoli da realizzare per nutrire il catalogo di Disney+, la miniserie su Riri Williams (personaggio introdotto alla fine del 2022 in Black Panther: Wakanda Forever) è finalmente giunta sulla piattaforma, al fine di chiudere la Fase Cinque del Marvel Cinematic Universe. Fase che sul grande schermo si è conclusa con Thunderbolts*, che invece è tra i primi progetti della Casa delle Idee a uscire dopo un riassestamento strategico voluto sia da Kevin Feige (responsabile creativo del franchise e presidente dei Marvel Studios) che da Bob Iger (amministratore delegato della Disney). E a loro modo entrambi i titoli, quello cinematografico e quello seriale di cui parliamo nella recensione di Ironheart, sono il modo giusto per concludere questo ciclo narrativo del MCU con delle riflessioni sull’eredità lasciata dagli eroi storici.

Tony, non ci sono paragoni

Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)
Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)

Riri viene espulsa dal MIT per aver violato le regole accademiche e, con l’armatura in tasca (si fa per dire), torna nella natia Chicago, dove continua a lavorare ai propri progetti pur cercando di elaborare un lutto recente, lutto che si riversa nel lavoro poiché l’intelligenza artificiale creata dalla giovane assume le sembianze della sua da poco scomparsa migliore amica. Come se non bastasse, Riri viene coinvolta nelle attività di Parker Robbins, il quale è dotato di un cappuccio che gli consente di accedere alle arti mistiche. Inizia così un’avventura complessa a base di tecnologia e magia, radicata nel passato (oltre a Riri ci sono altri personaggi che in un modo o un altro sono stati influenzati dalle gesta di Tony Stark) ma con un occhio rivolto verso il futuro, con una nuova minaccia che potrebbe nascondersi dietro l’angolo…

Le giovani leve

Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)
Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)

Dopo essersi fatta valere in Wakanda Forever (il cui regista Ryan Coogler è coinvolto nella miniserie come produttore esecutivo), Dominique Thorne esibisce di nuovo la sua grinta giovanile nei panni di Riri, affiancata per l’occasione da due coprotagonisti di talento come Anthony Ramos (Parker) e Alden Ehrenreich (Joe McGillicuddy), quest’ultimo ancora una volta a ricordarci quanto è ingiusto che le sue doti recitative e il suo carisma siano stati oscurati dal flop commerciale di Solo: A Star Wars Story. Per chi ama la continuità all’interno di franchise come questi, si fa apprezzare il ritorno, breve ma divertente, di Jim Rash a nove anni di distanza da Captain America: Civil War.

La fine della vecchia gestione?

Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)
Una scena di Ironheart (fonte: Disney+)

La miniserie è palesemente frutto del vecchio regime, quello in vigore prima che la Marvel ripensasse il suo modo di approcciarsi alle storie seriali per la piattaforma (ripensamento che ha influito sulla struttura di Daredevil – Rinascita): qui abbiamo ancora a che fare con un copione cinematografico visibilmente allungato per portare su Disney+ un personaggio il cui potenziale per la sala, in un’epoca in cui anche i fedelissimi della Casa delle Idee sono scettici sul post-Endgame, era a dir poco incerto. È anche un prodotto palesemente bipartito (e distribuito come tale): i primi tre episodi, più umani e studiati a livello di psicologia, risentono anche della necessità di espandere – a tratti inutilmente – quello che in fin dei conti è un preambolo; gli altri tre sono più scorrevoli ma anche affetti da un misto di idee un po’ bislacco, anche se fa molto ridere, in ottica di macrostoria del MCU, il momento meta con frecciatina nei confronti delle aspettative/pretese dei fan. Difatti Ironheart diventa così la conclusione ideale della Fase Cinque, la più sbilenca del franchise, con una premessa molto valida in parte compromessa da squilibri editoriali/aziendali. E fa un po’ ridere che la Fase finisca con un titolo che medita in parte sul lascito di Tony Stark, proprio mentre è in preparazione il ritorno in scena, con un ruolo nuovo, di Robert Downey Jr.

La recensione in breve

7.0 Tecnologico

La Fase Cinque del Marvel Cinematic Universe si chiude con l'ennesima miniserie che in realtà sarebbe stata un ottimo film, allungando a dismisura concetti interessanti per nutrire il catalogo di Disney+.

PRO
  1. Dominique Thorne è una protagonista molto carismatica
  2. Azione e humour sono gestiti molto bene
  3. Gli episodi finali contengono indizi intriganti per il futuro della Marvel
CONTRO
  1. La scrittura è ancora una volta quella di un film allungato per le esigenze dello streaming
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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