In una lunga intervista al Corriere, Sonia Bruganelli ha parlato di quando a 24 anni rimase incinta di Paolo Bonolis, ma decise di abortire. All’epoca Bruganelli stava con Bonolis da un anno, ma lui non si sentiva pronto perché aveva avuto problemi con i due figli avuti dalla prima moglie, Diane. L’aborto, ha spiegato Sonia, ha condizionato tutta la loro vita insieme, spiega la produttrice.

Al Corriere della Sera Bruganelli ha raccontato che all’epoca si stava laureando in Scienze della Comunicazione e lavorava come modella e nelle telepromozioni.
“Mi stavo laureando in Scienze della Comunicazione, ero fiera di mantenermi da sola grazie a lavori da modella e telepromozioni. È così che avevo conosciuto Paolo, che però aveva una sua ferita emotiva: era già papà, i due figli erano stati portati in America da piccoli e per lui era stato un lutto. Mi sono innamorata e mi sono gettata a capofitto in quella storia. La gravidanza non era cercata, ma avrei voluto che Paolo mi dicesse “Che bello, questo bimbo è frutto del nostro amore”. Invece, non era pronto. L’ho capito, non l’ho accusato e, fra diventare madre senza di lui o avere lui, ho scelto lui. Ho creduto che, fatto l’intervento, sarebbe finita lì. Mi sbagliavo”
Quel gesto, spiega oggi, ha lasciato una ferita profonda che l’ha accompagnata per anni e ha avuto conseguenze a catena. Sua madre l’aveva avvisata che se avesse deciso di abortire, avrebbe dovuto essere forte abbastanza da dimenticare. Ma Sonia non ci è riuscita:
“La rabbia per ciò che mi era stato tolto si è fatta sentire. Se Paolo mi parlava dei suoi figli, ero lacerata, pensavo che non mi considerasse abbastanza importante per giustificare un’altra sua paternità. Gli dicevo: “Zitto, mi ferisci”. Era una situazione tossica. Ci siamo sposati perché ci amavamo, ma anche per un intreccio di altre ragioni”
La nascita della primogenita Silvia, affetta un grave problema di salute, ha trasformato quel dolore per l’aborto in un senso di colpa senza fine.
“È stato uno shock. Ho passato i primi mesi a letto, mentre mia madre si occupava di lei. Ero annichilita, distrutta dal senso di colpa. Pensavo: sono stata punita per aver rinunciato al mio primo bambino. Mi sono chiusa in me stessa: avevo fallito, non ero stata perfetta e mi vergognavo. Da allora, per anni, ho inseguito un ideale di maternità irrealizzabile. Abbiamo cercato subito un altro figlio. È nato Davide, poi Adele, ma mi sono scontrata col fatto che questo non rendeva la mia famiglia “normale”
Oggi Bruganelli riconosce di aver cercato per anni di colmare quel vuoto con il successo, lo shopping compulsivo e la forza apparente, ma senza davvero elaborare il lutto. Solo con il tempo e la consapevolezza è riuscita a perdonarsi: “Ho capito che la vera forza è accogliere il dolore e accettare che fa parte di noi. Solo allora si può tornare a vivere davvero”
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