Il Marvel Cinematic Universe è in crisi da alcuni anni, in parte sul piano creativo e soprattutto a livello di box office, con i nuovi personaggi, post-Avengers: Endgame, che non hanno (ancora) fatto breccia nei cuori degli spettatori. Non sorprende, quindi, che tra le priorità, dopo aver deciso di ridurre il numero di uscite annuali per mantenere un certo controllo sulla qualità dei progetti, ci fosse un nuovo capitolo delle avventure di Spider-Man, il più noto degli eroi Marvel e uno dei più grandi successi del franchise (No Way Home, uscito in piena pandemia, è stato il più grande campione d’incassi di quel periodo). Un quarto capitolo che è anche un nuovo inizio, come suggerisce il titolo del lungometraggio di cui parliamo in questa recensione di Spider-Man: Brand New Day.
Chi è Peter Parker?

Alla fine di No Way Home, per scongiurare una probabile collisione tra universi paralleli, il nostro eroe chiedeva a Doctor Strange di far sì che il mondo intero dimenticasse l’esistenza di Peter Parker. E così è stato: Peter è ancora fra noi, ma nessuno lo sa (nei titoli di testa, durante il logo dei Marvel Studios, viene rimosso da sequenze dei film precedenti, mentre i suoi amici rimangono). Per questo motivo, quando non compra fiori da mettere sulla lapide di Zia May, passa tutto il suo tempo a lottare contro il crimine, aiutato da una nuova intelligenza artificiale chiamata E.V. La vita privata è inesistente, ma questo non vuol dire che Ned e MJ, freschi di successo accademico al MIT, non possano essere presi di mira dalla minaccia di turno, soprattutto quando la presenza malevola è in grado di prendere il controllo della mente delle persone…
Spidey e i suoi amici

L’accordo tra i Marvel Studios e la Sony Pictures per l’utilizzo di Spider-Man (che giuridicamente rimane di proprietà della Sony per quanto riguarda i diritti cinematografici) prevede che nei film in solitario ci sia sempre almeno un altro eroe del MCU, e a questo giro sono multipli, tra cui il Bruce Banner di Mark Ruffalo e, per la gioia dei fan del versante più cupo del franchise, il Punitore interpretato da Jon Bernthal. Presenze logiche, perfettamente integrate nella New York che nei fumetti è sempre stato il centro nevralgico del mondo Marvel (rendendo quindi normale che personaggi di testate diverse interagissero anche senza che ci fosse di mezzo un pericolo planetario). Bernthal, in particolare, riesce a mantenere intatta l’integrità recitativa pur dovendosi adattare alle restrizioni di un film per famiglie, in non piccola parte grazie alla sintonia con Tom Holland, di cui è grande amico nella vita (i due si sono aiutati a vicenda con i rispettivi provini Marvel dieci anni or sono).
Ma questo non incide sul fatto che Brand New Day sia innanzitutto un film sulla crescita di Peter Parker, non più il “Bimbo Ragno” introdotto in Captain America: Civil War, e Holland esibisce una grande maturità sul piano dell’interpretazione, supportato dai comprimari storici Zendaya e Jacob Batalon ma con sfumature inedite. E il suo percorso va di pari passo con quello di un altro personaggio, di cui dobbiamo tacere il nome ma che mette in evidenza l’evoluzione artistica di Sadie Sink, un nuovo ingresso molto potente nel franchise Marvel. Quanto ai villain, la loro funzione è abbastanza accessoria (per motivi legati alla trama), ma è divertente ritrovare, dopo quasi dieci anni, Michael Mando nel ruolo dello Scorpione.
Nel segno del Destin

Alla regia non c’è più Jon Watts, che dopo tre film consecutivi si è voluto prendere una pausa dai supereroi (rinunciando anche ai Fantastici Quattro). Gli è subentrato Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Wonder Man), e la differenza è evidente soprattutto in termini di sequenze d’azione, che hanno un dinamismo inedito (da notare le inquadrature che riproducono celebri copertine dei fumetti). Cretton è arrivato in casa Marvel dal cinema indipendente, e quella sensibilità emerge nel modo in cui approfondisce il lato emotivo e psicologico delle vicende, ben calato in un contesto che, a differenza di No Way Home, non si interessa alla trama orizzontale della saga di turno (a parte il solito post-credits che a questo giro sembra un po’ buttato lì per esigenze contrattuali). Perché da un grande potere derivano grandi responsabilità, e in questo caso la responsabilità principale era ritrovare Peter e raccontare il suo mondo, riconoscibile ma comunque nuovo.
La recensione in breve
Spider-Man torna, con una vena più matura e malinconica, ma anche con una nuova carica vitale apportata dalla regia di Destin Daniel Cretton.
PRO
- Tom Holland è maturato parecchio come attore
- Jon Bernthal funziona come Punitore anche in un contesto per famiglie
- Le sequenze d'azione sono dinamiche e spettacolari
CONTRO
- I villain sono un po' sottoutilizzati
- Il post-credits è insolitamente svogliato
- Voto CinemaSerieTV
