Ha fatto da poco il suo debutto su Netflix la nuova serie tv di Nicolas Winding Refn, Copenhagen Cowboy.
La serie, di cui già via abbiamo parlato nella nostra recensione, è articolata in sei episodi, e racconta l’odissea neo-noir della giovane Miu nell’underground criminale di Copenhagen.
Tra gang criminali e traffico di droga, violenza e kung fu, quello di Copenhagen Cowboy è anche, tuttavia, un viaggio intriso di mistero, spiritualità e soprannaturale, elementi che diventano particolarmente evidenti nella seconda parte dell’opera, che culmina in un enigmatico finale aperto (qui trovate un’analisi della serie).
Come se non bastasse, alcuni indizi lasciano anche intravedere una mitologia di fondo molto più vasta, che sconfina nella fantascienza e, soprattutto, sembra tracciare un filo rosso che unisce Copenhagen Cowboy all’altra serie tv ideata del talentuoso regista danese, Too Old to Die Young, distribuita su Amazon Prime nel 2019.
Pur trattandosi di una delle opere più audaci e geniali del nuovo millennio, la prima serie tv di Refn non è riuscita a raggiungere il successo di ascolti sperato, ed è purtroppo andata incontro a una cancellazione prematura.
Ma forse, la storia non è ancora finita: e se davvero Copenhagen Cowboy fosse il seguito di Too Old to Die Young?
Le origini di Miu
Delle origini di Miu, la minuta eroina con la tuta blu interpretata da Angela Bundalovic, inizialmente non sappiamo nulla, salvo il fatto che, a detta di tutti, la ragazza è un autentico portafortuna umano, capace di propiziare eventi quasi impossibili.
Nel corso della serie, riusciamo però a cogliere alcuni indizi, che si rivelano sempre più bizzarri.
Nella seconda puntata, è la stessa Miu a fornirci un primo tassello: “Quando avevo sette anni, sono stata rapita dagli alieni” rivela, prima di dare fuoco alla casa di Rosella.
Quel che fece seguito a quell’evento traumatico, tuttavia, è sconosciuto persino alla stessa protagonista, che sa soltanto di essere stata trasportata in Europa, anni dopo, dal boss criminale Miroslav, che si occupa di gestire il traffico in entrata e in uscita di ogni tipo di prodotto illegale.
In seguito, nel quinto episodio, Miu interroga Miroslav per scoprire una volta per tutte cosa sia accaduto tra il rapimento alieno e il suo arrivo in Danimarca.
“Sei apparsa – replica il boss – all’improvviso: eri una bambina. Gli uccelli volavano sopra di te aspettando che morissi per poterti mangiare, ma tu non sei morta. La tua pelle era bianca come la neve. Eri gelata, non eri calda come gli umani. Nessun neonato potrebbe sopravvivere da sola sotto una neve così. Non credevamo che tu fossi umana. Poi c’era una donna: aveva detto di essere tua madre, ma non era vero. La conoscevo bene. Ha iniziato ad allattarti al seno, e questo la uccise. Io non so che cosa sei o di che cosa sei capace, ma le persone accanto a te muoiono, o ricevono una nuova vita da te”.
Mentre Miroslav parla, vediamo Miu muoversi nell’oscurità, guidata come una marionetta da fili invisibili di luce neon, rossa e blu.
I poteri di Miu
A quanto pare, Miu ha ricevuto i suoi poteri proprio dagli alieni, che successivamente l’hanno riportata sulla terra per compiere una missione: purificare Copenhagen dal male e dalla corruzione.
Pur non essendo del tutto umana – come Miroslav constata con timore e deferenza – la giovane eroina non è neppure aliena a tutti gli effetti. La stessa Miu lo chiarisce poco dopo, ribadendo di avere pur sempre delle fattezze umane, e di essere una donna a tutti gli effetti.
Del resto, la protagonista ricorda bene di essere stata rapita all’età di sette anni, e di provenire dal nostro pianeta. A quanto pare Miu è un ibrido, una “mutazione”, un essere per metà umano e per metà alieno.
Durante i sei episodi, Refn non ci mostra mai i suoi misteriosi rapitori, ma li identifica piuttosto esplicitamente con il lampeggiare nell’oscurità di due bagliori di luce blu e rossa, elemento che conferisce loro tratti decisamente mistici e incorporei.
Evidentemente, è da questi alieni che provengono tutti i poteri soprannaturali di Miu: nel corso della serie, scopriamo che la protagonista è in grado di compiere autentici miracoli, come curare i malati e vedere gli spiriti dei morti.
Anche le sue capacità di combattimento hanno la medesima origine: non a caso, durante il suo duello contro mister Chiang tornano visibili i fasci di neon, che sembrano collegare le braccia e le gambe della protagonista direttamente con il cielo.
Aspetta… hai detto “alieni”?
L’irruzione dell’elemento fantascientifico in una storia come quella di Copenhagen Cowboy può senz’altro lasciare stupiti, ma a ben vedere non è affatto la prima volta che nelle opere di Refn fanno la loro comparsa gli alieni.
Una delle scene più enigmatiche di Too Old to Die Young è senz’altro quella che fa seguito alla brutale uccisione del protagonista, Martin (Miles Teller), per mano del criminale messicano Jesus.
Dopo il riecheggiare di un grido straziante, vediamo alcune misteriose entità osservare la scena. Curiosamente, anche in questo caso la loro apparizione è preceduta da due fasci di luce rossa e blu, che lampeggiano nell’oscurità.
Poco dopo, le medesime entità si manifestano in sogno a Diana (Jena Malone), l’assistente sociale e guaritrice new age che, segretamente, ha guidato Viggo e Martin nella loro crociata contro pedofili e malfattori.
A quanto pare, erano proprio queste creature a comunicare con lei e a individuare di volta in volta le vittime da eliminare, così da ripulire il mondo dalla depravazione.
Nell’universo narrativo a tinte noir del regista danese, insomma, gli alieni sono entità benigne che cercano di influenzare le vicende umane, e orientarle verso la giustizia.
Ma siamo davvero certi che pure in quel caso si trattasse di extraterrestri?
La conferma definitiva ci giunge dall’episodio finale della serie, in cui ci viene proposta un’insolita notizia.
A quanto pare, nei cieli della California è stata avvistata una bizzarra “astronave a forma di compressa”: l’incontro ha rappresentato un’autentica esperienza estatica per il comandante Scott, che continua a parlare senza sosta di quanto la contemplazione dell’UFO fosse gradevole e rilassante.
Dopo una breve comunicazione empatica, il comandante riferisce di essere certo che gli alieni siano qui perché vogliono propiziare la pace e l’armonia sulla Terra. Diana guarda la tv e sorride, rivelandosi già al corrente della cosa.
Miu è l’erede di Martin?
In Too Old to Die Young, il piano degli alieni viene momentaneamente sventato dalla brutale uccisione di Martin per mano di Jesus, a sua volta guidato dall’Alta Sacerdotessa della Morte, Yaritza.
Nel suo sogno, tuttavia, Diana riceve una misteriosa visione che la conforta: a quanto pare, le forze del bene hanno già pronto un piano B per continuare la loro crociata sulla Terra.
È possibile che la nostra Miu sia la nuova eroina inviata nel mondo dagli alieni subito dopo l’uccisione di Martin? Alla luce delle connessioni tra le due serie, l’ipotesi sembra più che plausibile.
Nell’ultimo episodio di Too Old to Die Young, Diana assiste all’avvistamento alieno in tv, e sogghigna istericamente quando un blasfemo “pupazzo opinionista”, Monkey Puppett, si fa beffe della notizia e invita i telespettatori a infischiarsene e lasciar bruciare il pianeta.
Poco dopo, prima di congedarsi definitivamente dagli spettatori, Diana, come in trance, lancia una sinistra profezia che intreccia spiritualità e politica: le cose degenereranno ancora, finché il razzismo, l’ignoranza e la violenza saranno ovunque, e ritorneranno persino i campi di concentramento.
Non tutto, però, andrà perduto: con il tempo, le forze del bene si riscatteranno, e “risveglieranno la vera furia del mondo” con l’avvento di una “nuova mutazione”, che susciterà “un’ondata di sangue e silenzio”. Quel giorno verrà proclamata “l’alba dell’innocenza”.
E se questa “nuova mutazione” fosse proprio Miu, il primo ibrido umano-alieno? A quanto pare, con Copenhagen Cowboy, Refn sembra davvero proseguire la “storia cosmica” iniziata nel telefilm precedente…
Verso i Giganti!
Un altro punto di congiunzione tra Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy sembra essere rappresentato dalla comparsa, in entrambi i telefilm, del celebre sviluppatore di videogiochi Hideo Kojima, padre della saga di Metal Gear Solid e del recente fenomeno multimediale Death Stranding.
Certo, non è affatto una novità che Refn e Kojima siano buoni amici e condividano un comune percorso artistico (di recente approfondito nel podcast “Brain Structure” su Spotify), ma il cameo finale dell’artista giapponese sembra rivelarci l’esistenza di una connessione tra le due serie anche sotto un punto di vista squisitamente narrativo.
Nella quarta puntata di Too Old to Die Young, Kojima compariva in una scena completamente muta, nei panni di un criminale di spicco della Yakuza di Los Angeles.
Con un elegante abito nero, e un paio di occhiali da sole sugli occhi, il suo personaggio eseguiva il sanguinario rituale giapponese dello Yubitsume, che consiste nell’amputazione del mignolo a un malfattore con una katana, per purificarlo dalle sue cattive azioni.
Al termine di Copenhagen Cowboy, Kojima si riferisce a Miroslav e alla Danimarca con l’espressione “su al Nord” (ben compatibile con una collocazione geografica a Los Angeles), e sfoggia il medesimo outfit visto in Too Old to Die Young, look altrimenti insolito per lo sviluppatore giapponese.
Con ogni probabilità, quindi, Hideo Kojima potrebbe interpretare lo stesso personaggio in entrambe le serie tv. Personaggio che, a quanto pare, sarebbe in contatto con i Giganti, un nuovo gruppo di entità ultraterrene, capaci di tenere testa agli alieni e a Miu.
Ora non resta che attendere notizie di una seconda stagione di Copenhagen Cowboy, o di un nuovo progetto artistico del talentuoso regista danese…
La conferma del regista
Nel ricostruire la mitologia comune tra Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy abbiamo finora utilizzato il condizionale, ma quella che vi abbiamo esposto in questo articolo è in realtà qualcosa in più di una semplice teoria.
Durante la proiezione in anteprima mondiale alla 79esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, è stato lo stesso Nicolas Winding Refn ad affrontare la questione a margine della proiezione, rispondendo alle domande di alcuni appassionati.
Con la consueta disponibilità che lo contraddistingue, il regista danese ha definito Copenhagen Cowboy un “sequel narrativo di Too Old to Die Young”, e ci ha confermato che gli alieni visti nelle due serie sono le medesime entità.
Quindi, nell’attesa di sapere come proseguirà questo bizzarro “NWR Cinematic Universe”, conviene davvero recuperare – o rivedere! – al più presto l’eccellente serie Amazon Prime che fa da antefatto a Copenhagen Cowboy.
