La serie: Essere Moana: Segreti e misteri, 2023. Creata da: Marco Gregoretti, Marina Loi e Flavia Triggiani. Cast: Moana Pozzi, Riccardo Schicchi, Antonio Di Ciesco. Durata: 50 minuti circa/2 episodi. Dove l’abbiamo visto: Su Discovery +.
Trama: L’ascesa e la carriera di Moana Pozzi, una vita fatta di successo, scandali e trasgressioni, ma anche di misteri.
Moana Pozzi, scomparsa all’improvviso nel 1994, è rimasta incastonata nell’immaginario collettivo come una figura mitica, senza precedenti ed eguali. Moana è tra le pornostar più di successo della storia del cinema hard italiano, ed è stata però anche capace di invadere il campo dei salotti televisivi, in cui si destreggiava con grazia e naturalezza. Un nome, il suo, conosciuto da tutti, anche da chi non aveva mai visto un suo film.
Come vedremo in questa recensione di Essere Moana: segreti e misteri, il documentario in due episodi disponibile su Discovery+ (e poi in arrivo su Nove da settembre), si prende la responsabilità di rendere onore a Moana, raccontandone la persona, la carriera e l’impatto che ebbe nel contesto socioculturale dell’epoca. Un’operazione riuscita però solo a metà: nei due episodi che compongono la docuserie, Moana viene raccontata a tutto tondo, permettendoci di riscoprire gli anni Ottanta e i primi anni Novanta in cui era all’apice del suo successo; quando però la narrazione si sposta sui “misteri” che ammantavano la figura della pornostar – dal figlio/fratello, al ruolo di spia internazionale e all’improvvisa scomparsa a Lione – il tutto si fa più inconcludente e frammentario, affastellando domande che non possono ricevere risposta e che non vengono nemmeno approfondite quanto dovrebbero.
La trama: la vita di Moana

Come vi anticipavamo Essere Moana: Segreti e misteri fa un ottimo lavoro nell’esplorare la vita e la carriera della star del porno, dagli inizi con piccole parti (sempre piccanti) al debutto nell’hard, che da volto sconosciuto la trasforma in una delle figure più popolari nel mondo dello spettacolo italiano. La straordinarietà di Moana, infatti, sta proprio nel suo essere riuscita a sconfinare dalla pornografia ai salotti televisivi, fino (anche se non con particolare successo) alla politica. Moana Pozzi era dotata infatti di grazia, carisma e spiccata intelligenza, caratteristiche che le hanno permesso di intraprendere un percorso lavorativo senza precedenti, differenziandosi nettamente dalla altre star del porno del periodo.
A rendere il documentario particolarmente interessante anche l’esplorazione del rapporto che ebbe con il regista e manager Riccardo Schicchi, la loro collaborazione ed amicizia fu infatti davvero fondamentale per rendere Moana quella che conosciamo oggi.
Nel momento in cui, però, il documentario cerca di raccontare i lati più misteriosi della vita della pornostar, la narrazione si fa più frammentaria e meno coinvolgente: prima si cerca di indagare le ragioni della morte, avvenuta improvvisamente a Lione nel 1994, poi ci si chiede se Simone Pozzi fosse figlio suo (o della sorella minore, Tamiko, che per un periodo seguì le orme di Moana col nome d’arte di Baby Pozzi), si esplora velocemente il rapporto con Craxi, che fu uno degli amanti vip di Moana, ed infine si toccano le voci secondo le quali Moana lavorasse anche come spia internazionale.
Il mistero di Moana

Un calderone insomma di spunti, che però non vengono mai esplorati ed approfonditi quanto meriterebbero, lasciando una serie di quesiti irrisolti che stuzzicano la curiosità dello spettatore ma che non sono capaci di soddisfare. Il coinvolgimento rispetto al primo episodio – più concreto e incentrato sull’impatto socio-culturale dell’ascesa di Moana – è quindi decisamente inferiore.
Ad arricchire i due episodi la partecipazione di un vasto parterre di voci, dal marito, alla segretaria di Schicchi (scomparso nel 2012), da colleghi del porno come Rocco Siffredi e Franco Trentalance, fino a giornalisti e opinionisti di quegli anni, che ne hanno vissuto in prima persona il successo. Un ritratto estremamente interessante quello che viene fatto di Moana, che se solo avesse dedicato un po’ più spazio ai lati più “oscuri” della sua persona sarebbe risultato ancor più convincente. Il documentario diretto da Alessandro Galluzzi, Flavia Triggiani e Marina Loi è comunque il perfetto omaggio ad una figura incredibilmente affascinante e carismatica, la cui ricchezza va ben al di là del mondo della pornografia.
La recensione in breve
Il documentario su Moana Pozzi convince nel raccontarne la vita e l'impatto che ebbe sulla cultura dell'epoca, ma fallisce nell'esplorare i misteri ed i segreti di una figura tanto carismatica ed intrigante.
- Voto CinemaSerieTV.it
