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Home » Film » Recensioni film » Il libro delle soluzioni, recensione del film di Michel Gondry

Il libro delle soluzioni, recensione del film di Michel Gondry

La recensione de Il libro delle soluzioni, film di Michel Gondry sulle gesta di un giovane regista talentuoso ma nevrotico.
Max BorgDi Max Borg2 Novembre 2023
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Una scena de Il libro delle soluzioni
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Il film: Il libro delle soluzioni (Le livre des solutions, 2023. Regia: Michel Gondry. Cast: Pierre Niney, Blanche Gardin, Françoise Lebrun, Frankie Wallach, Camille Rutherford, Vincent Elbaz. Mourad Boudaoud.

Genere: commedia. Durata: 102 minuti. Dove l’abbiamo visto: al Festival du Film Français d’Helvétie, in lingua originale.

Trama: Un regista in crisi ritrova l’ispirazione quando decide di nascondersi dalla zia in campagna per completare clandestinamente il proprio film.


Dieci anni fa, nel 2013, il regista francese Michel Gondry, tornato in patria dopo un percorso per lo più positivo a Hollywood, firmava Mood Indigo – La schiuma dei giorni, adattamento del romanzo di Boris Vian dove non traspariva l’inventiva dello scrittore né tantomeno quella del cineasta, che ha poi realizzato un solo altro film nel 2015, il road movie ad altezza bambino Microbo e Gasolina, prima di accantonare il cinema per quasi un decennio. Finita questa pausa, durante la quale è tornato a girare videoclip per vari gruppi musicali e ha anche diretto diversi episodi della serie Kidding con protagonista il sodale e amico Jim Carrey, è tornato sul grande schermo con la sua opera più personale, presentata in anteprima a Cannes all’interno della Quinzaine des Cinéastes e poi oggetto di proiezione a varie altre rassegne (tra cui anche la Festa del Cinema di Roma, come parte di un omaggio al regista). Ed è di questa opera che si parla nella nostra recensione de Il libro delle soluzioni.

La trama: qualquadra non cosa

Una scena de Il libro delle soluzioni

Marc è in conflitto con i produttori del suo nuovo film, in particolare a causa del finale che, a insaputa del cineasta, loro avevano letto in un’altra versione rispetto a quella che lui vorrebbe girare. Frustrato, chiede di poter lasciare un attimo la riunione per fumare una sigaretta, ma è un pretesto per recarsi in un’altra stanza dove sono custoditi i materiali di cui ha bisogno per completare il lungometraggio da solo (o quasi, con troupe ridotta al minimo). Detto, fatto: rubano il girato e si recano nella regione di Cévennes, dove vive la zia di Marc (basata sulla vera zia di Gondry, a cui il film è dedicato). Nella sua casa di campagna il regista ritrova l’ispirazione, anche grazie a un improvvisato “libro delle soluzioni” che dovrebbe aiutarlo. Ma non tutti sono felici della situazione, soprattutto quando il bipolarismo di Marc comincia a influire sul lavoro…

Il cast: la famiglia romanzata

Una scena de Il libro delle soluzioni

L’alter ego di Gondry è il suo amico Pierre Niney, attore dalla fisicità ideale per la commedia e con una maschera facciale perfetta per catturare tutte le idiosincrasie di questo classico e al contempo originale ritratto di regista. La zia è invece Françoise Lebrun, icona del cinema francese anni Settanta e ancora oggi caratterista eccelsa (tra le sue recenti apparizioni quella al fianco di Dario Argento in Vortex di Gaspar Noé), mentre Charlotte, colei che cerca di assicurare un minimo di ordine nello studio improvvisato di Marc, è una grandissima Blanche Gardin, sempre più lanciata come uno dei volti fondamentali del cinema transalpino contemporaneo, soprattutto in ambito comico come testimoniano la sua performance in questa sede e la sua duplice collaborazione con il surrealista moderno Quentin Dupieux.

I dolori del giovane Michel

Una scena de Il libro delle soluzioni

Narcisista e autoassolutorio, ma anche un film profondamente, dolorosamente sincero su cosa significhi fare il regista e lottare quotidianamente per la propria visione, Il libro delle soluzioni è, per il suo autore, un’esperienza terapeutica e catartica, affidata alla performance di Niney affinché il personale non diventi mai troppo alienante. Scottato dalle esperienze di dieci anni fa, Gondry ritrova la serenità creativa attraverso il caos, meditando con criterio sulla premessa non particolarmente originale, ma non per questo meno onesta, dell’atto di fare cinema come un misto di amore e follia. Un racconto (stereo)tipicamente hollywoodiano che si traduce nella più riuscita delle opere del regista in lingua francese, forse perché la lingua di Molière è ancora più tagliente nella sua analisi del rapporto conflittuale tra ambizione artistica e ragionamenti commerciali. Conflitto per il quale, al netto dei film stessi sull’argomento, non c’è (ancora) libro delle soluzioni che tenga.

La recensione in breve

8.0 Caotico

Michel Gondry torna al cinema con una riflessione personale, amara e molto divertente sulle difficoltà creative dei registi in un sistema fatto di compromessi.

  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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