Cento Domeniche è il nuovo film diretto da Antonio Albanese e anche se non è ispirato a una storia vera specificamente accaduta a qualcuno ma è una storia comunque universale, avvenuta in passato a migliaia di persone e che potrebbe avvenire nuovamente in futuro. Il progetto, infatti, racconta le conseguenze su Antonio, il protagonista del film, di un crack finanziario che ha coinvolto la banca a cui l’uomo aveva affidato i risparmi di una vita.
Come riportato da Sky TG24, Antonio Albanese ha parlato del suo nuovo film. A proposito di Cento Domeniche, l’attore e regista ha dichiarato: “Antonio è una vittima di un crack bancario. Quello che mi interessava fare non era raccontare in se e per se un crack bancario ma le conseguenze sulle persone. Lui è vittima di un comportamento vigliacco, che non è dettato dal sistema banche (che funziona e noi siamo qui anche per quello) ma che è dettato magari da una sola persona, vorace e bulimica, che segue la sua voglia di potere e facendo così tradisce persone profondamente oneste come il personaggio che interpreto nel film. Era importante per me raccontare un mondo onesto, un mondo operaio fatto di persone meravigliose che non sono le ultime ma sono i primi perché hanno sostenuto questo Paese e continuano a farlo. Ho cercato così di immedesimarmi in loro, rispettandoli. Il cast poi, fatto di amici e professionisti, mi rende molto orgoglioso del risultato”.
Il film (di cui abbiamo parlato nella nostra recensione di Cento Domeniche) racconta la storia di Antonio, ex operaio di un cantiere nautico, che conduce una vita mite e tranquilla: gioca a bocce con gli amici, si prende cura della madre anziana, ha una ex moglie con cui è in ottimi rapporti ed Emilia, la sua unica e amatissima figlia. Quando Emilia gli annuncia che ha deciso di sposarsi, Antonio è colmo di gioia perché può finalmente coronare il suo sogno regalandole il ricevimento che insieme hanno sempre sognato potendo contare sui risparmi di una vita. La banca di cui è cliente sembra, però, nascondere qualcosa. I dipendenti sono all’improvviso sfuggenti e il direttore cambia inspiegabilmente di continuo. L’impresa di pagare il matrimonio di sua figlia si rivelerà sempre più ardua e Antonio scoprirà, suo malgrado, che chi custodisce i nostri tesori non sempre custodisce anche i nostri sogni.
La storia che Antonio Albanese racconta è universale. A questo proposito, l’attore ha dichiarato: “Assolutamente si, potevo girarla a Taormina come a Messina, Campobasso o Cagliari. Ho semplicemente scelto di girarlo dove sono nato perché volevo circondarmi di persone e di una comunità che conosco, per sentirmi protetto in un argomento così delicato”.
Infine, Antonio Albanese ha chiosato: “Io ho la grande fortuna di arrivare da questo mondo operaio e proletario e nel film ho cercato di entrarci con rispetto, documentandomi per anni. Ho voluto girarlo nella provincia in cui sono nato (Olginate, Lecco) anche per raccontare questa comunità meravigliosa fatta di grandi lavoratori e ho voluto circondarmi di quella onestà che poteva dare forza e credibilità al film. Antonio perde il sonno quando capisce di essere stato tradito, si sente umiliato e pieno di vergogna. La mia non è un’invenzione cinematografica, è la storia vera che è capitata a migliaia di persone, per questo l’abbiamo realizzata con estrema attenzione e lavorando quasi due anni”.
