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Home » Film » Dalla sala alle piattaforme: la migrazione dei grandi registi

Dalla sala alle piattaforme: la migrazione dei grandi registi

Da Fincher a Scorsese, sono tanti i grandi registi nell'ultimo periodo a spostarsi verso piattaforme online, scopriamoli insieme!
Filippo DalmonegoDi Filippo Dalmonego22 Novembre 2023
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Napoleon
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Con l’avvento prepotente di internet negli ultimi decenni, l’esperienza cinematografica è cambiata in toto: se in parte il cinema come struttura ha perso potere, l’altra faccia della medaglia ci parla di un grande sviluppo dello streaming su piattaforme come Netflix o Prime Video, che specialmente durante e dopo la pandemia hanno visto le loro utenze più che moltiplicarsi. Ma questo non ha avuto un grande impatto solo sulla fruizione del pubblico, ma anche per quanto riguarda la distribuzione e la produzione. Così stiamo assistendo a sempre più registi, anche leggendari, passare al dark side delle piattaforme online. Vediamo quindi una breve panoramica su la grande migrazione dei grandi registi a cui stiamo assistendo.

David Fincher: Il maestro del thriller

Michael Fassbender in The Killer, il nuovo film di Fincher

David Fincher è senza ombra di dubbio uno dei più grandi registi del cinema moderno: nella sua filmografia conta capolavori come Seven, Fight Club e The Social Network. Il regista americano è noto per la sua eccezionale capacità di creare tensione anche con una semplice inquadratura e per aver essersi concentrato nel raccontare le storie di assassini spietati. Dopo una piccola pausa (almeno cinematografica) dai giallo/polizieschi, Fincher è tornato prepotentemente con The Killer (qui trovate la nostra recensione e la spiegazione del suo particolare finale). Con protagonista Michael Fassbender, la sua ultima opera ha debuttato all’80esima Mostra del Cinema di Venezia il 3 settembre ed è disponibile dal 10 novembre su Netflix.

The Killer ha ricevuto una risposta mista dalla critica, principalmente positiva, che ne ha lodato l’eccellente regia precisa, efficace e funzionale di Fincher. Se c’è una certezza, è Fincher dietro la macchina da presa. Ricordiamo in particolare la sequenza di lotta casalinga, che unita a un sound design capace di far sentire allo spettatore ogni singolo colpo, dimostra una maturazione nel girare grande cinema d’azione che raramente si vede al giorno d’oggi. Nonostante tutto, si potrebbero fare alcune critiche. Quella più frequente, e in parte condivisibile, riguarda il ritmo, lento, e la storia che può risultare un po’ banale e poco intrigante. Questo è di sicuro il punto più problematico del film, ossia che da Fincher si può, e si deve, aspettarsi di più di un thriller che, seppur ben fatto, è paragonabile ad altri thriller anonimi facilmente trovabili su Netflix.

Fotogramma da Mank, primo film di Fincher con Netflix

Ma The Killer è solo la seconda collaborazione tra la famosa piattaforma di streaming online e il regista. Fincher è approdato per la prima volta su Netflix con “Mank”, un film che narra le vicende intorno alla scrittura del grandissimo capolavoro di Orson Welles, Quarto Potere, in particolare dal punto di vista di Herman J. Mankiewicz, che ha co-sceneggiato il film. Basato sulla sceneggiatura del padre, Jack Fincher, Mank ha avuto una risposta del pubblico generalista tiepida ma è stato abbastanza apprezzato dalla critica, che ne ha lodato soprattutto il notevole lato tecnico: è stato candidato a vari Oscar, tra cui miglior regia, e ne ha vinti due, miglior fotografia e scenografia.

Mank è un film radicalmente diverso dai suoi lavori precedenti; per prima cosa si discosta totalmente dal thriller e soprattutto pecca di quell’elemento di suspence che nei film di Fincher solitamente non manca mai. Rimane un film molto valido, che racconta la storia dimenticata dietro a uno dei film che ha cambiato la storia del cinema, quindi non possiamo fare a meno di consigliarvi. Ha avuto una distribuzione limitata negli Stati Uniti (cosa che neanche The Killer ha avuto), per poi uscire su Netflix poche settimane dopo come previsto.

L’età è solo un numero: Martin Scorsese

Martin Scorsese con De Niro, Al Pacino e Joe Pesci

Pensiamo non ci sia bisogno di presentare il maestro Martin Scorsese, ma se non avete familiarità con il suo nome vi menzioneremo semplicemente tre suoi film e capirete subito il contributo che ha dato al cinema: Taxi Driver, Quei Bravi Ragazzi, Toro Scatenato.
Dopo il fallimento al botteghino di Silence, Scorsese faceva fatica a trovare finanziamenti per il suo nuovo progetto, The Irishman, soprattutto perché sarebbe stato necessario l’utilizzo di effetti speciali di de-aging, capace di ringiovanire digitalmente le facce degli attori. In questo caso, applicato a Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino, il ringiovanimento sarebbe stato pluri-decennale e per questo motivo il costo è balzato alle stelle. Inizialmente si parlava di 100 milioni, poi diventati 125 fino ad arrivare a 200 milioni (o addirittura oltre, come stimato da alcuni). Il film ha avuto un’accoglienza molto buona, è stato lodato soprattutto per le prove attoriali e per la regia. Uno dei problemi oggettivi del film è stato che, nonostante il de-aging funzioni egregiamente, esso riguarda solo il volto e non il corpo intero, cosa che ha contribuito ad alcune sequenze piuttosto discutibile, in cui risultava chiaro che dietro al personaggio di De Niro, non più di un 40enne, si celava una persona verso gli 80 anni.

L’avventura di Scorsese con il colosso dello streaming non è stata tutta rosa e fiori, anzi. Anche se, come affermato da lui stesso, senza Netflix il film probabilmente non sarebbe stato prodotto, ci sono stati dei motivi di divergenza riguardo alla distribuzione: al regista era stata promessa un’ampia distribuzione cinematografica, cosa fondamentale per Scorsese, cosa che poi non è successa. Questo è probabilmente il motivo per cui ha deciso di muoversi verso AppleTv+ per la sua seguente opera: Killers Of The Flower Moon (qui trovate la nostra recensione).

Immagine da Killer Of The Flower Moon, l'ultima fatica di Scorsese

Questa volta il servizio streaming del gigante di Cupertino si è confermato il soggetto giusto per Scorsese. Apple Tv+ è una piattaforma in crescita, ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma che sta puntando forte sugli originals e sul cinema d’autore. Per questo il primo scopo del film sarebbe stato di attrarre nuovi iscritti, non di sbancare al box office. Nonostante ciò, anche se non si può considerare un successo finanziario, Killers Of The Flower Moon ha comunque incassato più di 120 milioni di dollari (dati aggiornati al 16/11/2023), rispetto al suo budget intorno ai 200 ed ha ricevuto un plauso unanime dalla critica. La sua lunghezza, oltre i 200 minuti, ha scoraggiato molti ad andare al cinema ma potrebbe avvantaggiare la pellicola in streaming, dove è possibile godersela con più calma e in comodità.
Il nostro consiglio è chiaramente di godervelo al cinema: vedere un film di Scorsese in sala è un appuntamento da non perdere, ma soprattutto è un regalo ai vostri occhi e all’arte cinematografica, in un momento in cui davvero se ne sente bisogno.

Una nuova avventura: Joel Coen

Le arcate nel mondo di Macbeth, secondo Joel Coen

Rimanendo su Apple Tv+, passiamo ad un artista che non era mai stato considerato singolarmente: Joel Coen. Insieme a Ethan (suo fratello), formano una delle coppie di registi più famosi del cinema e, per la prima volta dopo aver girato film del calibro di Fargo e Non è Un Paese Per Vecchi, hanno deciso di separarsi. Mentre il primo film da solista di Ethan uscirà a febbraio 2024, suo fratello Joel ha già provato cosa si prova a lavorare a “sole” due mani con Macbeth. Basato sulla leggendaria tragedia di Shakespeare, Joel Coen ha dovuto confrontarsi con il passato: sono infatti decine gli adattamenti cinematografici di Macbeth, tra i quali autori possiamo trovare niente di meno che Orson Welles e Kurosawa.

Possiamo tranquillamente dire che ci è riuscito a pieno, regalandoci un’opera più simile a un quadro in movimento rispetto ad una pellicola, aggiungendo quel qualcosa in più che precedentemente non si era ancora visto. Il suo stile si rifà parecchio all’espressionismo tedesco, mostrandoci queste arcate monumentali attraversate da un gioco di luci e ombre davvero meraviglioso. Il suo bianco e nero è uno dei più belli visti negli ultimi decenni ed è un peccato che un film di questo calibro sia stato quasi subito dimenticato. Peccato ancora maggiore è stato non distribuire Macbeth al cinema: difatti solo gli americani hanno goduto di questo privilegio, mentre per noi europei è stato reso disponibile su AppleTv+ successivamente. Come per Killers Of The Flower Moon, vi consigliamo caldamente di recuperarlo.

E ora… anche Ridley Scott

Joaquin Phoenix in Napoleon, in uscita il 23 novembre

Dopo i registi di cui abbiamo precedentemente discusso, si aggiunge alla lista il leggendario Ridley Scott, regista di capolavori come Blade Runner, Alien e Il Gladiatore. Ed è proprio nel legame con quest’ultimo che si nasconde uno dei motivi per cui il suo nuovo lavoro, Napoleon, è uno dei film più attesi dell’anno: dopo oltre vent’anni, Joaquin Phoenix torna a lavorare con Scott, regista che ha contribuito a lanciarne la carriera proprio con Il Gladiatore, grazie anche alla sua fenomenale performance attoriale. Targato Apple Tv+, che sta sempre di più dimostrando di tenere al cinema d’autore, uscirà al cinema il 23 novembre e successivamente sull’omonima piattaforma streaming.

La sostanza non cambia

Una scena di The Killer

È sempre più frequente vedere registi, anche di particolare spessore come vi abbiamo raccontato in questo articolo, accogliere a braccia aperte i cambiamenti che le nuove tecnologie hanno portato al cinema, soprattutto nell’ultimo decennio. C’è chi le sta sfruttando a pieno, come David Fincher, che affidandosi totalmente a Netflix (con cui ha un accordo pluriennale) ha deciso di limitare la distribuzione dei suoi film quasi totalmente online. È ancora presto per dire se questo ha avuto un impatto sul suo cinema, sicuro è che è la sala ne sentirà la mancanza. Altri come Martin Scorsese sono ancora troppo affezionati, giustamente, al cinema come struttura e hanno deciso di stare nel mezzo: accettare di vedere distribuiti propri film in streaming, ma solo dopo una regolare distribuzione cinematografica.

Il cinema sta cambiando, e su questo non ci sono dubbi. Ad alcuni può piacere, mentre ad altri meno. Quello che è certo, è che finché ci saranno persone a sostenerlo, il cinema non morirà mai, che sia online o in qualsiasi altra forma.

Filippo Dalmonego

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