Il 2024 è stato un anno cinematografico particolarmente proficuo per il genere horror statunitense, che ha recentemente (ri)scoperto tutto il fascino oscuro, ombroso e perverso delle iconografie e dei rituali fondanti della dottrina millenaria della Chiesa Cattolica. Non è di certo un caso che nel corso di quest’anno hanno debuttato due lungometraggi che quasi si completano a vicenda, per location, ambientazioni, suggestioni visive, contenuti ed ambizione. Eppure, strano ma vero, nessuno dei due film di cui stiamo per parlare hanno “copiato” o preso a prestito idee dall’altro, perché entrati in produzione in tempi relativamente molto stretti e ravvicinati l’uno dall’altro.
Stiamo parlando rispettivamente di Immaculate – La prescelta, nelle nostre sale da giovedì 11 luglio con Leone Film Group e Adler Entertainment, e Omen – Il primo presagio, prequel attualmente disponibile a tutti gli abbonati di Disney+. Entrambi i film hanno molto in comune, non ultima la fascinazione per il mondo in penombra e ricco di segreti delle suore e del clero, ordini sacerdotali che per secoli hanno propagato il dogma della Chiesa Cattolica prima a Roma, poi in Italia e successivamente in buona parte del mondo occidentale. E proprio di Italia, di suore, di sistemi patriarcali e di seconde venute miracolose parlano i due film horror che hanno caratterizzato questo 2024 cinematografico ancora in corso.
Di cosa parla Immaculate?

La giovane novizia Cecilia (Sydney Sweeney) si converte al cristianesimo in giovane età. Dopo essere sopravvissuta all’annegamento in un lago ghiacciato ed essere stata dichiarata morta per sette minuti, Cecilia è convinta che Dio l’abbia salvata per uno scopo. Riceve un invito da Padre Sal Tedeschi (Alvaro Morte) a unirsi a un convento in Italia che si prende cura delle suore ormai in avanti con l’età; la protagonista decide così di prendere i voti perpetui per aderire ai consigli evangelici e diventa suora, venendo decorata con un rosario. Nel convento italiano, Cecilia fa amicizia con Sorella Gwen (Benedetta Porcaroli) e rimane colpita da certe stranezze all’interno dell’edificio, come ad esempio quella di una suora anziana con cicatrici a forma di croce sulle piante dei piedi. Inoltre, il personaggio interpretato da Sydney Sweeney viene a scoprire che la cappella del convento ospita una reliquia del Sacro Chiodo che ha crocifisso Gesù Cristo. Dopo aver avuto incubi di figure incappucciate, Cecilia è scioccata nello scoprire di essere incinta, anche se assolutamente vergine, tanto che gli inquilini del convento iniziano a trattarla come la nuova Vergine Maria, con molti che proclamano che il bambino è una “benedizione” ed un vero e proprio miracolo per la Chiesa Cattolica.
Per poi venire a scoprire che in realtà Cecilia è stata volontariamente scelta da Padre Tedeschi (in combutta connivente con il monsignore e la Madre Superiora del convento) come portatrice del nuovo “Messia”, il cui DNA è stato per anni ricerato e testato con scarsi risultati dal sacerdote interpretato da Alvaro Morte dalla punta della reliquia del Sacro Chiodo. La giovane suora si ritrova così a portare in grembo senza peccato il possibile miracolo della seconda venuta di Gesù Cristo in Terra, un miracolo abortito (letteralmente) più e più volte sulla pelle e sul corpo (femminile) di molteplici giovani devote e novizie prima della sventurata Cecilia. Che però, venderà cara la sua pelle pur di smascherare la congiura conventicola e di “liberarsi” dalla creatura che sta crescendo esponenzialmente nel suo grembo.
Immacolata concezione (?)

Pur all’interno di una trama ed uno script che non lesina nell’affondare le sue radici nel cinema horror più pop e beffardo degli ultimi anni senza pretenziose virate verso la non necessaria autorialità, il film diretto da Michael Mohan (qui potete leggere la nostra recensione particolarmente entusiasta) e scritto da Andrew Lobel è tuttavia un’interessantissima riflessione non solo sul fascino pluridecennale del cinema oltreoceano verso il clero romano, i suoi riti ed i suoi misteri insondabili, ma anche e soprattutto una disamina in salsa body horror (con chiarissimi sprazzi ed omaggi riverenti al climax del cult Rosemary’s Baby di Roman Polanski) sulla mercificazione e lo sfruttamento del corpo femminile all’interno della dogmaticità verticale e patriarcale della Chiesa Cattolica di ieri e di oggi.
Attorniata da un cast quasi prevalentemente italiano (in Immaculate ci sono anche Benedetta Porcaroli, Simona Tabasco, Giorgio Colangeli e Dora Romano), Sydney Sweeney si fa portavoce di un grido femminista disperato ed al contempo coraggioso che, grazie alle vicissitudini orrorifiche di una gravidanza tanto miracolosa quanto perversa, restituisce legittimazione alla figura della donna all’interno della gerarchia ecclesiastica. In definitiva, la Suor Cecilia di Immaculate – Il prescelto è il recipiente (letterale e metaforico) di una nuova venuta, il ritorno in Terra di un secondo Messia che avrebbe riportato prestigio e validità dogmatica ad un sistema millenario, quello della Chiesa Cattolica, in profonda crisi della fede. Un processo violento e senza Dio, quello della tentata nascita da laboratorio di un Gesù Cristo 2.0, che passa necessariamente e brutalmente attraverso la biologica fecondità del mondo femminile, qui mero strumento procreativo nella mani di menti e personalità gerarchice prettamente maschili (non solo il perfido ma determinato Padre Tedeschi, ma anche il connivente Monsignor Merola interpretato da Colangeli).
Le similitudini con Omen – Il primo presagio

Similitudini contenutistiche e tematiche che in un certo modo sono speculari a Omen – Il primo presagio, prequel del capolavoro dell’horror del 1976 qui diretto dalla debuttante Arkasha Stevenson ed attualmente disponibile su Disney+. Il film con protagonista una bravissima Nell Tiger Free (ne avevamo parlato benissimo quando uscì in sala con queste parole) racconta le vicissitudini della novizia Margaret Daino che arriva a Roma nel 1971 nel corso delle violente proteste della sinistra radicale del periodo. La giovane donna entra a far parte del gruppo di suore del Convento Vizzardelli, dove farà la scoperta di oscuri segreti, vivrà una’inaspettata notte in discoteca, verrà messa incinta dal Diavolo stesso e darà alla luce quello che i cospirazionisti all’interno della stessa Chiesa Cattolica millantano come l’Anticristo. Un piano malvagio affinché la secolarità dell’istituzione religiosa con sede a Roma, in fortissima crisi post-rivolte e rivoluzioni sessantottine, venga ripristinata con l’avvento in Terra del figlio del Demonio in persona, nemico giurato dell’umanità che soltanto la Santa Chiesa avrebbe potuto combattere.
Non ricorda anche a voi alcuni punti della sceneggiatura di Immaculate curata da Andrew Lobel? Nonostante i due progetti cinematografici siano stati sviluppati in fasi differenti e senza apparenti contaminazioni, entrambi i lungometraggi hanno dato adito e slancio a letture ed interpretazioni contenutistiche ed allegoriche dal sapore simile ed al contempo speculare. Certo, in Immaculate – La prescelta la protagonista porta in grembo il potenziale nuovo Messia, mentre Margaret nel prequel targato 20th Century Studios si trova a dar vita all‘iconico Damien, l’Anticristo e figlio dello stesso Satana, protagonista (in questo caso, letteralmente luciferino) del capolavoro Il presagio di Richard Donner e con Gregory Peck.
Lotta al patriarcato nella Chiesa Cattolica

In comune hanno di certo non solo l’Italia come sfondo delle vicende ed un nutrito cast secondario di attori nostrani, ma anche una gemellare riflessione sul millenario sistema patriarcale della Chiesa Cattolica e il ruolo del corpo femminile in essa. In buona sostanza, Immaculate ed Omen hanno portato prepotentemente a galla urgenze e bisogni narrativi di un genere cinematografico, quello dell’orrore, che sempre più sta conquistando spazi vitali negli anfratti non solo della produzione autoriale ma anche in quella più popolare e commerciale.
I lungometraggi imparentati diretti da Michael Mohan e Arkasha Stevenson parlano da entrambe le parti dell’Oceano Atlantico ad un’immaginario religioso che affonda le sue radici di celluloide sin dai tempi di Rosemary’s Baby e e L’esorcista, per poi passare ovviamente a Il presagio del 1976, e restituendo a queste pietre miliari dell’orrore statunitense uno sguardo femminile post-moderno e materno che interroga lo spettatore e le nuove generazioni sugli errori secolari del Cattolicesimo, sulla radicalità storica e sociale delle lotte femministe e sulle responsabiltà dell’istituzione ecclesiastica nei confronti della snaturazione e la mercificazione del corpo femminile come strumento di mera procreazione di vita. E vi pare poco?
