Rapito finisce con Edgardo Mortara che, ormai adulto, sceglie di restare sacerdote e rifiuta di tornare alla sua famiglia ebrea, nonostante gli sforzi dei suoi genitori per riaverlo. Dopo anni di battaglie legali e pressioni internazionali, il ragazzo rimane fedele alla Chiesa cattolica, vivendo il resto della sua vita come prete e missionario. Il film si chiude sottolineando il dramma della sua separazione dalla famiglia e il peso delle scelte imposte su di lui fin dall’infanzia.
La storia – che abbiamo ampliamente analizzato nella nostra recensione – inizia nel 1858 a Bologna, quando Edgardo, un bambino ebreo di sei anni, viene segretamente battezzato da una domestica cattolica e poi sottratto alla sua famiglia dalle autorità papali per essere cresciuto come cristiano. L’ordine arriva direttamente dal Papa Pio IX, che considera il bambino un figlio spirituale e ne impedisce il ritorno ai Mortara.

I genitori di Edgardo, disperati, si battono per riaverlo, ma si scontrano con il potere dello Stato Pontificio, che si oppone fermamente. La vicenda diventa un caso internazionale, con diversi governi europei che cercano di intervenire. Tuttavia, l’influenza della Chiesa è troppo forte e, nonostante le pressioni, Edgardo cresce sotto la tutela ecclesiastica, venendo educato secondo i principi cattolici.
Con il passare degli anni, il ragazzo interiorizza la fede cattolica e, alla fine, decide di rimanere nella Chiesa, respingendo le richieste della sua famiglia di tornare alle radici ebraiche. Questo epilogo segna il dramma umano della vicenda, mostrando come un atto forzato abbia cambiato per sempre la vita di un bambino e della sua famiglia.
Rapito è un film del 2023 diretto da Marco Bellocchio, ispirato alla vera storia di Edgardo Mortara, un caso che scosse l’Europa dell’Ottocento e contribuì a mettere in discussione il potere temporale della Chiesa. Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film ha ricevuto elogi per la regia, la recitazione e la capacità di raccontare un episodio storico complesso con grande sensibilità.
