Mel Gibson è al lavoro su La passione di Cristo: Resurrezione, seguito de La passione di Cristo, ma il film – già molto atteso – sta facendo discutere soprattutto per una scelta “fuori campo”: il regista avrebbe infatti chiesto consulenza a monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti che nel 2024 è stato scomunicato dal Vaticano per scisma, dopo anni di attacchi durissimi a Papa Francesco e alle riforme del Concilio Vaticano II.
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) February 17, 2026
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Viganò non si sarebbe limitato a dare suggerimenti a distanza: sarebbe stato anche presente sul set durante le riprese in esterni che la produzione sta effettuando in Italia, in particolare in diverse location a sud di Roma e nell’area di Matera, già utilizzata in passato per il primo film. La collaborazione, se confermata in modo ufficiale, rafforza l’idea di un progetto che non vuole soltanto tornare alla dimensione spettacolare e mistica de La passione di Cristo, ma che rischia anche di portarsi dietro un carico di polemiche legate al profilo pubblico del prelato: negli ultimi anni Viganò si è distinto per posizioni ultraconservatrici, per il sostegno a Donald Trump e per dichiarazioni incendiarie sul pontificato.

Il dettaglio non è secondario perché The Resurrection of the Christ è un’operazione industriale di grande peso, non un film “di nicchia”. Il primo capitolo, uscito nel 2004, è diventato uno dei maggiori successi indipendenti di sempre a livello mondiale, anche grazie a una scelta stilistica radicale: l’uso di lingue antiche (aramaico, ebraico e latino) per aumentare l’effetto di immersione e di “realismo” storico. Oggi il sequel arriva dopo un’attesa lunghissima e con ambizioni ancora più ampie: il racconto dovrebbe concentrarsi sulla Resurrezione, ma i dettagli della trama restano blindati, e lo stesso Gibson in passato ha descritto l’idea narrativa come qualcosa di visionario e fuori dagli schemi.
Le riprese, intanto, stanno proseguendo tra Cinecittà e le location italiane. La produzione è imponente e coinvolge centinaia di professionisti. E anche il cast, rispetto a La Passione di Cristo, sarebbe stato rinnovato: un segnale chiaro di ripartenza, come se questo secondo capitolo volesse presentarsi come un nuovo evento cinematografico più che come una semplice prosecuzione. L’uscita, a quanto risulta, è prevista nel 2027 e il progetto dovrebbe essere diviso in due film.
È proprio qui che la consulenza di Viganò diventa una notizia “pesante”: perché inserisce nel perimetro creativo del film una figura che, pur mantenendo il titolo ecclesiastico, è oggi estromessa formalmente dalla Chiesa cattolica e identificata dall’opinione pubblica come uno dei suoi critici più estremi. Un elemento che potrebbe alimentare ulteriormente il dibattito attorno a un titolo già destinato a polarizzare, tra chi lo aspetta come un nuovo kolossal spirituale e chi teme che la produzione finisca per essere accompagnata, più che dal racconto evangelico, da una scia di controversie.
